Polemiche elettorali tra propaganda e bugie, e intanto il mare restituisce cadaveri
Tra polemiche politiche e accuse alla magistratura, il governo alimenta lo scontro mentre il Mediterraneo continua a restituire i corpi dei migranti

Stiamo vivendo tempi assai complessi, dove l’ignoranza e l’arroganza dettano le regole del vivere incivile. Così, mentre il Mediterraneo restituisce corpi senza vita di migranti naufragati, la Premier Meloni, non ha niente di meglio da fare o da dire, che prendersela ancora una volta con i giudici. Gli fanno da cassa di risonanza, manco a dirlo, il Ministro Salvini e il Presidente del Senato Ignazio La Russa, nonostante l’invito del Presidente della Repubblica Mattarella a moderare i toni e ad avere rispetto delle Istituzioni. Alla faccia del rispetto! Mi sembra di essere tornato alle Elementari, quando il Maestro rimproverava uno scolaro discolo dicendogli di fare una cosa e lui, puntualmente, ne faceva un’altra. Ciò che fa davvero specie è la sfacciataggine con cui vengono pronunciate delle enormi falsità, per giunta davanti al tricolore e alla bandiera europea. La prima falsità pronunciata dalla Premier è quella che riguarda un cittadino algerino irregolare al quale è stato riconosciuto un risarcimento di 700 euro dal giudice del Tribunale di Roma, Corrado Bile, “perché il Ministro dell’Interno aveva tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione”. Cosa assolutamente non vera: il giudice ha riconosciuto al migrante il risarcimento “per la violazione di diritti convenzionalmente e costituzionalmente garantiti”, a iniziare da quello della vita privata e familiare. L’uomo, con ben 23 condanne alle spalle, stava seguendo un percorso di recupero della genitorialità con il diritto-dovere di far visita ai propri figli che vivono nel Nord Italia. Visite che, nel Cpr di Gradisca di Isonzo, poteva tranquillamente far rispettare. Il giudice, poi, ha condannato “la mancanza di regole di buona amministrazione da cui è derivata l’incisione dannosa della sfera privata dei diritti della persona”. Il migrante è stato trasferito in Albania senza alcun preavviso e senza motivazione da poter eventualmente appellare. I centri in Albania non sono costati 700 euro né 76.000 – cifra che lo Stato dovrà risarcire alla ONG Sea-Watch per il caso della nave sequestrata illegalmente e capitanata da Carola Rackete – ma quasi un miliardo di euro. Ulteriore bufala pronunciata dalla Meloni è quella in cui si chiede “come si possa contrastare l’immigrazione illegale se chi viola ripetutamente la legge resta sul nostro territorio e lo Stato viene sanzionato per aver provato a far rispettare le regole”. Anche se soprattutto ora alla Premier questo non conviene ammettere, bisognerà ricordarle che lo Stato è stato condannato proprio per non aver rispettato le norme previste dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali che l’Italia ha firmato. Nel caso della Reckete, poi, come se ciò non bastasse, ha descritto la decisione a risarcire “come un attacco politico dei giudici”. La sentenza, invece, stabilisce che il blocco della nave nel 2019 “violò il diritto internazionale e nazionale, in quanto la nave aveva agito in stato di necessità per portare in salvo i migranti”, come già confermato dalla Cassazione nel 2020. Questa decisione, come si evince chiaramente, di politico non ha proprio niente, a differenza delle sue affermazioni pronunciate solo, e unicamente, per fornire ulteriori motivazioni a sostenere il referendum sulla riforma della magistratura. Un governo degno di questo nome, invece di alimentare le polemiche, si dovrebbe occupare del fatto che nonostante un calo degli sbarchi irregolari del 60% all’inizio del 2026 rispetto all’anno precedente, il numero delle vittime è paradossalmente triplicato. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha registrato 452 morti o dispersi, contro i 93 dello stesso mese nel 2025. Nelle ultime settimane, una scia di cadaveri ha colpito le spiagge della Calabria e della Sicilia, tra Trapani e Pantelleria, dove sono stati ritrovati almeno 13 corpi in pochi giorni. I corpi restituiti dal mare sono solo la punta dell’iceberg di una tragedia spesso invisibile. Molti naufragi avvengono senza testimoni, inghiottiti dal silenzio delle correnti. Ogni corpo che tocca terra non è solo un numero statistico, ma il richiamo a una responsabilità collettiva che la politica non vuole gestire e tenta di distrarre l’opinione pubblica, tra blocchi alle navi delle ONG e risposte emergenziali a una crisi che ormai è diventata strutturale. Le bugie, si sa, spesso vengono pronunciate per nascondere penosi fallimenti, quello sull’immigrazione è un enorme fallimento.
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