Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 14:29
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 2 minuti
Cambia colore:
 

il focus

Ecco come difendere il cuore dagli effetti avversi dell’immunoterapia

Al “Pascale” di Napoli screening strutturati prima, durante e dopo le cure oncologiche

Pubblicato il: 21/02/2026 – 13:09
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Ecco come difendere il cuore dagli effetti avversi dell’immunoterapia

ROMA Ha cambiato la storia naturale di molti tumori, regalando a migliaia di pazienti anni di vita che fino a poco tempo fa sembravano impossibili. Ma oggi l’immunoterapia, una delle conquiste più straordinarie della medicina moderna, si trova davanti a una nuova sfida: proteggere non solo dal cancro, ma anche dal rischio cardiovascolare. Negli ultimi quindici anni farmaci come nivolumab, pembrolizumab, ipilimumab, atezolizumab e, più recentemente, relatlimab hanno inaugurato una stagione terapeutica completamente nuova. Non colpiscono direttamente la cellula tumorale, ma sbloccano il sistema immunitario del paziente, permettendogli di riconoscere e distruggere il nemico. Il risultato? Risposte durature e miglioramenti significativi della sopravvivenza in tumori avanzati come melanoma, polmone, rene e mammella. Ma togliere i freni al sistema immunitario può avere un prezzo. In una minoranza di casi, la risposta diventa eccessiva e colpisce anche organi sani: sono i cosiddetti eventi avversi immuno-correlati. Tra questi, quelli cardiaci stanno emergendo come una nuova frontiera di attenzione clinica. A lanciare l’allarme sono state le principali società scientifiche internazionali, dalla European Society of Cardiology all’American Heart Association, che raccomandano oggi un monitoraggio cardiovascolare strutturato nei pazienti in trattamento con immunoterapia, soprattutto quando si usano combinazioni di farmaci sempre più potenti. “La miocardite immuno-mediata è rara, interessa circa l’1-2% dei pazienti, ma può essere fatale fino nel 50% dei casi – spiega il professor Nicola Maurea, primario della Cardiologia dell’Istituto dei tumori di Napoli – Inoltre stiamo osservando un aumento di eventi cardiovascolari su base aterosclerotica, vale a dire infarti, aritmie, sindromi coronariche acute, ictus, che possono colpire fino al 10% dei pazienti ogni anno. Per questo al Pascale abbiamo introdotto uno screening sistematico e un follow-up anche dopo la fine delle terapie: il rischio, infatti, può persistere nel tempo”. (Ansa Salute)
   

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato

Argomenti
Categorie collegate

x

x