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“intrigo” internazionale

I medici cubani in Calabria diventano un “caso” diplomatico. Gli Stati Uniti: «Vanno rimpatriati»

Amministrazione Trump in pressing. La Farnesina e il presidente della Regione Occhiuto “resistono”

Pubblicato il: 21/02/2026 – 12:35
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I medici cubani in Calabria diventano un “caso” diplomatico. Gli Stati Uniti: «Vanno rimpatriati»

ROMA ll ricorso della Regione Calabria a medici cubani per ovviare alla carenza d personale negli ospedali diventa un “affaire” internazionale. Secondo quanto scrive l’agenza LaPresse l’amministrazione guidata dal presidente Donald Trump, notoriamente anti-Cuba, starebbe facendo pressioni per ottenere il rimpatrio dei medici caraibici. A riprendere la vicenda anche “Repubblica” nell’edizione online in un articolo dal titolo «“I dottori cubani restano in Calabria: il governo dice no a Washington». Ecco cosa scrive “Repubblica”.

L’articolo di “Repubblica”

Tengono in piedi il sistema sanitario calabrese ormai da tre anni. Mandano avanti l’attività degli ospedali e vengono considerati parte integrante del sistema pubblico dai colleghi e dai pazienti, ma i medici cubani stanno finendo al centro di un caso di politica internazionale. È infatti in corso una campagna degli Usa per colpire il loro Paese in tutto il mondo, prima di tutto rendendolo ancora più isolato. Così l’amministrazione Trump vuole che i camici bianchi cubani lascino l’Italia.
Addirittura, per fare pressione, il diplomatico Mike Hammer, l’ha raccontato ieri Bloomberg, è atteso in Italia a giorni. Incontrerà rappresentanti del ministero degli Esteri e Roberto Occhiuto, il presidente della Regione, per convincerli a chiudere il programma di collaborazione, che oggi coinvolge 400 camici bianchi. Ma proprio Occhiuto è da sempre convinto della bontà del progetto e anzi vuole coinvolgere più medici cubani, altri 600. «Non si torna indietro, se gli Usa ci vogliono aiutare mandandoci loro dei medici va benissimo», polemizza.
È un periodo molto difficile per il personale nella sanità pubblica italiana. Ci sono carenze di professionisti, in particolare di infermieri, tanto che il ministro alla Salute Orazio Schillaci aveva ipotizzato di fare un accordo per portare in Italia dei professionisti indiani. Per i medici il discorso è diverso, perché le carenze riguardano in particolare certe specialità e cioè quelle che svolgono prevalentemente attività nel servizio pubblico. Come i medici di pronto soccorso e dell’emergenza, gli internisti, i radioterapisti, i chirurghi generali. Al Sud la crisi è complicata dalla tendenza di molti giovani camici bianchi di spostarsi a lavorare in regioni del Centro-Nord.
Ad incontrare Hammer a Roma sarà un funzionario della Farnesina, e non il ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’intenzione è quella di mantenere la discussione sul piano tecnico e restare così il più possibile lontani da questioni politiche, che potrebbero far esplodere un incidente diplomatico con l’amministrazione Trump.
A ricevere Hammer, spiegano fonti governative, dovrebbe essere Nicoletta Bombardiere, direttore generale per l’America latina. L’esecutivo insomma, da quanto trapela, accetterà la lamentela americana, ma ribadirà che governo e Calabria hanno rispettato ogni possibile aspetto della legislazione internazionale. E la retribuzioni dei medici non va allo Stato cubano, ma nelle tasche dei dottori. Si cercherà, insomma, di tranquillizzare gli Usa. Forse già lunedì Hammer incontrerà Occhiuto. Il governatore di Forza Italia, come ha già spiegato che i 400 medici cubani «sono indispensabili per tenere aperti i nostri ospedali. L’amministrazione americana, anche durante la presidenza Biden, non ha mai manifestato particolare entusiasmo rispetto alla nostra iniziativa. Ma in questi anni con gli ambasciatori e con i rappresentanti del governo degli Usa in Italia abbiamo sempre avuto un dialogo sereno». Il presidente non molla: «I medici cubani attualmente in servizio in Calabria resteranno anche nei prossimi anni». L’accordo era di arrivare a mille professionisti in totale. Così Occhiuto “sfida” gli Usa. «Se il governo degli Stati Uniti intenderà aiutarci mettendo a disposizione nuovi medici stranieri per la Calabria, fino appunto ai 1.000 che ci servono, non abbiamo alcuna preclusione».

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