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Referendum giustizia, a Vibo Valentia incontro per il No: «Riforma inutile e dannosa»

L’iniziativa, organizzata dall’Anpi, ha visto la partecipazione dei giudici Ilario Nasso ed Emilio Sirianni e dell’avvocato Giuseppe Altieri

Pubblicato il: 21/02/2026 – 18:20
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Referendum giustizia, a Vibo Valentia incontro per il No: «Riforma inutile e dannosa»

VIBO VALENTIA Una riforma «inutile e dannosa». È il messaggio lanciato stamattina nel corso dell’incontro dal titolo “Difendere le fondamenta della nostra democrazia” a sostegno del No al Referendum sulla giustizia del prossimo 22 e 23 marzo. L’iniziativa, organizzata dall’Anpi con il sostegno dell’Arci, dei Comitati Giusto Dire No e Avvocati per il No e l’associazione Libera, si è svolta nell’auditorium della Biblioteca comunale di Vibo Valentia, dove si è svolta tre settimane fa una medesima iniziativa a favore del Sì. A dialogare l’avvocato Giuseppe Altieri e i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro Ilario Nasso ed Emilio Sirianni. Ad aprire il convegno è stato Carmine Armellino, presidente dell’Anpi.

Le critiche alla riforma

«Ci sono innumerevoli criticità in questa riforma» ha detto a margine dell’incontro il giudice Ilario Nasso. «Non c’è un solo aspetto che si può salvare. La separazione delle carriere, oltre ad essere già esistente a livello normativo, provocherà semplicemente l’ipertrofia del pubblico ministero che presto o tardi finirà senz’altro sotto il controllo del potere esecutivo. Questo avverrà fisiologicamente e purtroppo sarà solo questione di tempo». Bocciato anche il sorteggio, che «introduce per la selezione dei componenti di un organo costituzionale un criterio assolutamente irrazionale, oltretutto discriminatorio, perché la componente dei politici sarà presa da un elenco compilato precedentemente. L’Alta Corte è nient’altro che un incostituzionale giudice speciale il cui scopo sarà quello di mettere le mani sull’autonomia, l’indipendenza, la libertà di giudizio della giurisdizione». Bocciata completamente, dal giudice Nasso, la riforma della giustizia, che non avrà alcun effetto positivo sui processi e non influirà sulla terzietà del giudice. «Se il giudice non fosse già terzo i numeri lo dimostrerebbero. Invece la metà delle pronunce è di tipo assolutorio. Semplicemente questa riforma non ha niente a che vedere con l’indipendenza del potere giudiziario, ma è soltanto un modo per disarticolarlo e renderlo più vulnerabile rispetto all’influenza degli altri poteri».

Il ruolo del Csm

Fortemente critico anche Emilio Sirianni, che nel suo intervento ha ricordato il valore della Costituzione, un “patrimonio” italiano da difendere. «Questa riforma ha solo l’effetto di ridurre fino a farlo scomparire il ruolo del Consiglio superiore della magistratura come pietra angolare dell’ordinamento giudiziario disegnato dalla Costituzione. Senza questo organo creato dai nostri costituenti e copiato dal resto del mondo non ci sarà più una magistratura indipendente e non ci sarà più una vera garanzia per i diritti fondamentali della persona». Sulle correnti, alla base delle contestazioni dei favorevoli alla riforma, Sirianni aggiunge: «Sono delle associazioni. Fra magistrati il diritto di associazione è uno dei diritti basilari di qualsiasi ordinamento costituzionale liberale ed è garantito ad ogni cittadino. Nelle associazioni dei magistrati ci sono state delle degradazioni, ma se confrontate a quelle dei partiti politici sono veramente un nulla se si ragionasse in questi termini. Come si vogliono eliminare le associazioni dei magistrati, si dovrebbero eliminare i partiti politici, ma evidentemente non sono gli errori e le cadute dei singoli che possono decidere le sorti di un sistema».

Anche alcuni avvocati per il No

Non tutti gli avvocati, ha spiegato a margine Giuseppe Altieri del Comitato Avvocati per il No, sono favorevoli alla riforma. In primis, per «l’inutilità della separazione delle carriere, visto che già il sistema processuale garantisce la differenza di posizione tra pubblico ministero e il giudicante. Ma il vero obiettivo di questa riforma è quello dello scardinamento del potere giudiziario attraverso la sua frammentazione, attraverso l’introduzione del sorteggio che fa perdere autorevolezza, attraverso l’istituzione dell’Alta Corte e una riorganizzazione del potere disciplinare. Sono certamente elementi gravi per far perdere l’autonomia alla magistratura». (ma.ru.)

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