Teatro, Cosenza piange Elio Giacobini: la “maschera” buona dalla voce profonda e la battuta pronta
Nella sua lunga attività anche la radio e il giornalismo. Nato nel 1951, da ultimo aveva vestito i panni di personaggi della storia locale

COSENZA Ci sono volti che diventano vere e proprie maschere di una città, amatissime per la simpatia e la genuinità che riescono a esprimere con un piccolo gesto, dando gioia con un semplice sorriso, una battuta. Era questo e molto altro Elio Giacobini, dopo la cui scomparsa improvvisa i social si stanno popolando in queste ore di ricordi commossi: ognuno racconta un episodio condiviso di una vita dedicata al teatro amatoriale e al pionierismo delle radio private (Radio Bruzia) ma anche alla tv. Giacobini ha militato per anni nel Teatro Giovane Città di Cosenza, frequentando altre compagnie cittadine e cimentandosi con buone soddisfazioni anche nel giornalismo e nel cinema.
Nato nel 1951 ha attraversato gli anni della contestazione in una città come Cosenza, di provincia eppure culturalmente fervida: e oggi anche gli ex “avversari” politici lo piangono ricordando i tempi della comune passione della militanza.
Tra le sue interpretazioni della maturità, quando forse era ormai riduttivo parlare di teatro amatoriale vista l’esperienza accumulata e le qualità dimostrate, quella dell’arcivescovo Luca Campano nel corteo storico rievocativo della consacrazione del Duomo di Cosenza nel 1222 e di Tommaso Campanella in “Sei personaggi in cerca di onore” scritto da William Lo Celso per la regia di Marco Silani.
Dizione impeccabile, voce baritonale e battuta pronta, eleganza innata mista alla tipica ironia bruzia per un dipendente delle Ferrovie dello Stato che sulle tavole di un palcoscenico trovava una fuga dalla quotidianità e restituiva questo talento innato a un pubblico variegato che lo ha apprezzato e amato, come confermano i tanti messaggi di cordoglio per la famiglia. E un commento ricorrente, quasi unanime: «Eliù, ma che scherzo ci hai fatto stavolta?!?» (redazione@corrierecal.it)
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