Lo sviluppo industriale della Calabria. Tra minacce e opportunità, la “fotografia” della Regione
I punti di forza e di debolezza nell’ultimo Piano dell’Arsai per il rilancio delle aree industriali e l’attrazione di investimenti produttivi

CATANZARO «Per realizzare una vera valorizzazione del potenziale produttivo della regione, non basta più gestire le aree industriali da un punto di vista urbanistico e amministrativo. Occorre invece adottare una visione strategica, che preveda interventi infrastrutturali prioritari, la promozione attiva delle aree presso investitori esterni e un’assistenza continuativa agli investitori durante tutto il ciclo produttivo in grado di affrontare le nuove sfide legate alla transizione ecologica, alla digitalizzazione e alla reindustrializzazione sostenibile». E’ quanto si legge nel “Piano di rilancio delle Aree Industriali e l’attrazione di Investimenti Produttivi” elaborato da Arsai, la nuova Agenzia della Regione Calabria. Il piano, adottato con un decreto del Dipartimento Sviluppo economico della Regione, illustra gli interventi per il rilancio del sistema produttivo regionale. Si parte anzitutto da un “censimento” delle aree industriali della Calabria, con 5 aree industriali e 16 agglomerati industriali dislocati sul territorio regionale (8 in provincia d Cosenza e 4 in provincia di Reggio) e descrive i principali punti di forza e di debolezza, e le minacce e le opportunità del sistema produttivo regionale emerse da una analisi di contesto.
Punti di forza e di debolezza
Tra i punti di forza il Piano di Arsai anzitutto evidenzia «la posizione strategica sul Mediterraneo con prossimità a porti (Gioia Tauro, Crotone e Corigliano), aeroporti e corridoi Ten-T, la disponibilità di ampi spazi nelle aree industriali, la presenza di microsistemi e filiere produttive (metalmeccanica, agroindustria) con propensione all’export e buone potenzialità di sviluppo, una discreta vivacità imprenditoriale, testimoniata da un tasso di natalità delle imprese mediamente più alto di quello meridionale e nazionale». E ancora «una rete estesa e capillare di aree industriali distribuite sull’intero territorio regionale, comprese zone interne a bassa densità, con ampia disponibilità di suolo già urbanizzato; presenza di capitale umano scolarizzato: governance unificata grazie al superamento della frammentazione consortile un solo ente pubblico regionale consente visione strategica e programmazione integrata; Inclusione nelle zone Zes Calabria con possibilità di accesso a importanti benefici fiscali e semplificazioni amministrative». Quanto ai punti di debolezza, per il Piano dell’Arsai le criticità sono «la carenza infrastrutturale, illuminazione, viabilità, segnaletica, sistemi di sicurezza», e poi «i limiti dimensionali delle imprese; difficile accesso al credito da parte delle imprese e difficoltà finanziarie e organizzative tipiche delle imprese di dimensioni ridotte; scarsa attrattività per investitori esterni dovuta all’immagine di marginalità economica, inefficienze pregresse e bassa specializzazione; carente dotazione di servizi comuni (logistica, videosorveglianza, trasporti collettivi e digitalizzazioni); basso livello di aperture internazionali; bassa propensione alla cooperazione tra imprese; scarso peso dell’industria manifatturiera rispetto alla media nazionale; debole integrazione con il sistema dell’innovazione (Università, Its, incubatori) che limita lo sviluppo di filiere ad alto valore aggiunto».
Minacce e opportunità
Il Piano dell’Arsai mette poi in guardia da “minacce” come la «emigrazione qualificata, il rischio di desertificazione produttiva in assenza di interventi tempestivi, con abbandono di insediamenti e perdita di capacità attrattiva, la pressione normativa e burocratica per le imprese, che può scoraggiare nuovi insediamenti se non accompagnata da vere semplificazioni operative, la crescente concorrenza dei Paesi in via di sviluppo (Cina, India); ma anche dei paesi dell’Unione europea allargata». Ma – prosegue il Piano – non mancano le opportunità, per il sistema produttivo calabrese: «Transizione ecologica e digitalizzazione: occasione per attrarre imprese sostenibili, tendenza crescente all’integrazione economica con i Paesi del Sud del Mediterraneo, Zes unica (il territorio della Calabria rientra nella perimetrazione della Zes Unica, ciò significa che anche le aree Industriali beneficiano degli incentivi previsti dallo Stato), crescente vivacità di alcune imprese e aggregazioni locali, territorio attrattivo (la Calabria è una regione “straordinaria” in quanto è una delle poche aree del Paese in grado di poter offrire paesaggio, storia, bellezze naturalistiche, arte, cultura, enogastronomia), disponibilità di incentivi pubblici» (e quindi un vantaggio competitivo rispetto ad altre aree del Paese), «crescita di Pmi green e tecnologiche, crescita delle filiere produttive in particolare nei settori agroalimentare, energie rinnovabili, logistica manifattura leggera e artigianato tecnologico, sviluppo di politiche brownfield e greenfield». (a. c.) (Continua)
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