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Il confronto all’Unical

Referendum, scintille Mulè-Conte: «La riforma tutela il popolo». «La giustizia ha altre urgenze»

Le Pera punzecchia Gratteri: «Se chi vota Sì sarà etichettato come massone o mafioso ci saremo noi avvocati a difenderlo»

Pubblicato il: 23/02/2026 – 13:59
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Referendum, scintille Mulè-Conte: «La riforma tutela il popolo». «La giustizia ha altre urgenze»

RENDE Un confronto animato sulla riforma della giustizia e sulle opposte ragioni in vista del referendum di fine marzo: all’aula Caldora dell’Unical una mattinata di dibattito serrato che registra momenti concitati quando un attivista dei 5 Stelle interrompe il forzista Giorgio Mulè – al tavolo accanto all’ex premier Giuseppe Conte – urlando “proprio voi parlate di giustizia!” in riferimento alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. La tensione si stempera anche grazie all’organizzazione meticolosa e all’intervento delle forze dell’ordine impegnate massicciamente per assicurare che tutto proceda senza esacerbare i toni.
Porgendo i saluti agli ospiti, il rettore Gianluigi Greco si sofferma sulla «importanza del confronto su un tema così sensibile», sottolineando la «funzione nobile della politica come momento di spirito critico e capacità di analisi, esercizio di consapevolezza e non tema tecnico o puramente giuridico. L’universitas non è un guscio isolato ma luogo di comprensione dei perché, oltre il sì/no», conclude Greco.
Francesca Molinari, presidente dell’ Unione studentesca studenti europei, porta la voce dei giovani e testimonia la voglia di capire per potersi esprimere con coscienza. In sala anche i rappresentanti del consiglio comunale dei giovani di Cosenza presieduto da Salvatore Giordano, promotori dell’iniziativa.

Le Pera: «Il sorteggio non è un attacco alla autonomia dei magistrati»

Roberto Le Pera, presidente della camera penale di Cosenza, espone le ragioni del Sì: «Tutelando l’autonomia di giudici e pubblici ministeri – esordisce – si tutelano i cittadini. Oggi le correnti dell’Anm nominano procuratori e presidenti di tribunali. Nel Csm si eleggono magistrati che devono rispondere ai propri ‘elettori’ con buona pace della separazione delle carriere. Il sorteggio – sottolinea il penalista cosentino – non è un attacco alla autonomia dei magistrati e il voto al referendum non è un no o un sì alla Meloni o al campo largo. Se chi vota Sì sarà etichettato come massone o mafioso ci sarà l’avvocatura a difenderlo» conclude riferendosi alle dichiarazioni di Nicola Gratteri.

Loprieno: «Il Csm verrebbe smembrato»

Donatella Loprieno (schierata per il No) lamenta che per la prima volta nella storia repubblicana «un testo – concepito dal ministro della giustizia e dal presidente del Consiglio – viene approvato senza modificare neanche una virgola e senza prendere in considerazione gli emendamenti dei consiglieri laici del Csm. Se si vuole modificare la Costituzione e ci sono tutti questi dubbi – attacca la docente Unical – significa che si doveva arrivare a quel testo con un confronto e una riflessione ben più lunghi e approfonditi. Con la riforma – conclude – il Csm verrebbe smembrato».

Mulè: «La riforma è una attualizzazione in chiave antifascista della Costituzione»

Per Giorgio Mulè, parlamentare di Forza Italia e vicepresidente della Camera, «la riforma non attenta ai diritti dei cittadini ma difende quel popolo nel cui nome viene emessa la sentenza, è una attualizzazione in chiave antifascista della Costituzione, laddove peraltro ci sono state già 20 modifiche e 77 referendum. Tutti abbiamo diritto a un giudice imparziale e anche nel Csm il sorteggio terrebbe lontano la politica. Il magistrato – argomenta l’ex direttore di Panorama – è una figura sacra che non deve sporcarsi con la politica: è un rapporto malato che va avanti da trent’anni. Il Csm è schiavo della politica. Sono arrivate solo 9 censure su oltre 6.400 casi di ingiusta detenzione. Palamara? È stato la punta di un iceberg».

Conte: «La separazione esiste già nei fatti»

Giuseppe Conte si chiede: «Ma se non cambia nulla, perché si sente la necessità di intervenire con urgenza scardinando la Costituzione e disarticolando il Csm? Bisogna decostruire la riforma, d’altra parte l’indipendenza e l’autonomia sono contemplate anche da regimi autocratici. Perché si porta avanti una battaglia che risale (…) ai tempi di Berlusconi? La separazione esiste già nei fatti, come mai il governo ha blindato una riforma senza che il parlamento potesse discuterne? Le derive correntizie e le deviazioni nella magistratura le riconosciamo anche noi e Palamara per questo ne è stato espulso. La politica – aggiunge l’ex presidente del Consiglio – indicherà eccome i magistrati ‘sorteggiabili’ sulla base di conoscenze. Meloni parla di intollerabili invadenze della magistratura, io da premier non ho mai commentato lamentandomi quando sono stato sentito da un pm. Si dovrebbe intervenire sulla giustizia ma su altre urgenze, come le carenze di organico e l’efficientamento del sistema». (euf)

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