L’”esperimento sociologico” del Cosenza calcio, commenti social riaperti e buon compleanno a Guarascio
I post “Dammi tre parole…” ad “Auguri, Pres” hanno scatenato le risposte piccate dei tifosi

COSENZA Centododici anni sono una storia, una fede, una processione laica che attraversa generazioni. E allora il regalo scelto ieri dal Cosenza calcio è stato, con raffinato tempismo, un post social dal sapore enigmistico: “Dammi tre parole…”.
Apriti cielo.
Per mesi i commenti erano rimasti chiusi, blindati come le finestre prima di un temporale. Poi, proprio nel giorno della torta (senza candeline, per prudenza), la riapertura. Un atto di fiducia? Un esperimento sociologico? Un reality non dichiarato? Fatto sta che la piazza – virtuale e non – non aspettava altro. E tra le tre parole richieste, la più gettonata è stata un coro digitale: “Liberate il Cosenza”. Sintesi perfetta, quasi poetica nella sua ostinazione.
Come se non bastasse, oggi è arrivato il bis. Commenti ancora aperti (qui il coraggio diventa quasi temerarietà) e una foto solenne del presidente onorario Eugenio Guarascio, occhiali da sole e sguardo proiettato verso un orizzonte che probabilmente non tutti i comuni mortali riuscirebbero a distinguere. Didascalia: “Auguri, Pres”, stavolta per il suo compleanno, con tanto di cuori rossoblù e hashtag #PerEssereFeliciCiVuoleCoraggio.
E anche qui, la fantasia popolare non si è fatta attendere. Senza entrare nello specifico, si può dire che gli auguri dei tifosi sono stati declinati in varie forme, alcune creative, altre più dirette. La riapertura dei commenti, dopo mesi di serrata digitale, è stata salutata come si saluta un esperimento audace: con partecipazione massiccia e spirito critico.

La reazione dei tifosi ha reso evidente come la distanza tra società e tifoseria abbia raggiunto livelli senza precedenti. Da più parti – forse tutte – si invoca un cambio di proprietà. E quando un presidente diventa il bersaglio preferito di ironie, slogan e striscioni (reali o virtuali) il segnale è chiaro: la frattura non è più crepa, è faglia.
Resta una domanda, tra il serio e il faceto: se “dammi tre parole” era un invito al dialogo, siamo sicuri che la società fosse pronta ad ascoltarle? Perché a Cosenza, da 112 anni, le parole contano. Ma ancora di più contano i fatti. E quelli, a quanto pare, sono l’unica cosa che la piazza aspetta davvero. (f.v.)
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