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salute, nascita, donne

Sanità, il GOM punta a diventare hub per la fertilità oncologica

Nuovi percorsi per parto in acqua e chirurgia conservativa. Presa in carico entro 72 ore dalla diagnosi per evitare la migrazione sanitaria fuori regione

Pubblicato il: 25/02/2026 – 16:05
di Paola Suraci
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Sanità, il GOM punta a diventare hub per la fertilità oncologica

REGGIO CALABRIA Innovazione, sicurezza e tutela della qualità della vita sono le parole chiave della giornata che ha visto protagonista la U.O.C. di Ostetricia e Ginecologia del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi Melacrino Morelli”, diretta dal prof. Stefano Palomba. Nell’Aula Spinelli sono stati presentati due nuovi Percorsi Diagnostico-Terapeutico Assistenziali destinati a segnare un cambio di passo nell’assistenza alle donne: il percorso per il travaglio e il parto in acqua e quello dedicato alla “Fertility Sparing Surgery”, la chirurgia conservativa per le pazienti oncologiche in età fertile.
Ad aprire i lavori è stata la commissaria straordinaria Tiziana Frittelli, alla presenza del direttore sanitario aziendale facente funzioni Salvatore M. Costarella, del direttore amministrativo aziendale facente funzioni Francesco Araniti, del direttore medico di presidio, Matteo Galletta, del direttore della Uoc di Radioterapia Said Al Sayyad, e del responsabile regionale della Società italiana di riproduzione umana Emanuele Ruvio.

«Siamo molto contenti – ha dichiarato Frittelli – perché stiamo avviando un percorso degno di un Dipartimento di Emergenza di secondo livello quale noi siamo in ambito ostetrico. Nonostante la denatalità, il nostro ospedale accoglie circa 2.000 donne l’anno per il parto, garantendo una presa in carico completa, compresa l’assistenza al neonato grazie a una Neonatologia di terzo livello».
La commissaria Frittelli ha sottolineato come mancassero due tasselli fondamentali nell’offerta assistenziale: «Con il percorso sul parto in acqua garantiamo alle donne che lo scelgano di partorire con la massima naturalezza e sicurezza. Pochi mesi fa abbiamo inaugurato nuove sale ostetriche e sale chirurgiche collocate sullo stesso piano. Questo significa poter intervenire tempestivamente in caso di emergenza, che in ostetricia può verificarsi improvvisamente».
Accanto al tema della nascita, l’altro grande capitolo riguarda la tutela della fertilità nelle donne colpite da tumore in età fertile. In Italia si registrano circa 30 nuovi casi al giorno di neoplasie in donne sotto i 40 anni e l’aumento della sopravvivenza oncologica impone una nuova visione della cura, che non può limitarsi alla guarigione ma deve includere la qualità della vita futura.
«Un tumore può insorgere anche in età fertile – ha affermato Frittelli – e negare a una donna la possibilità di progettare il proprio futuro è qualcosa di estremamente doloroso. Il mio sogno è creare qui un centro per la fertilità, soprattutto per la tutela della fertilità oncologica. Intanto partiamo con questo percorso, che è il secondo in Italia strutturato per la tutela chirurgica della paziente che desidera mantenere la propria fertilità. È un diritto non dover rinunciare al proprio ruolo di donna e di madre anche di fronte a una situazione così difficile».

Il prof. Stefano Palomba ha evidenziato come la Fertility Sparing Surgery rappresenti non solo un’innovazione tecnica, ma un vero cambio di paradigma culturale. «L’Associazione Italiana di Oncologia Medica riconosce che l’ascolto e il counseling rientrano pienamente in un percorso multidisciplinare oncologico. Oggi non è più pensabile parlare di trattamento oncologico senza affrontare anche il tema della preservazione della fertilità. È stato dimostrato che già il solo parlare migliora la qualità della cura: il counseling fa parte della terapia e deve essere garantito».
Ancora ha sottolineato Palomba: «La cura oncologica, infatti, non può più essere intesa esclusivamente come sopravvivenza, ma deve necessariamente includere la qualità della vita futura della paziente, compresa la possibilità di preservare la fertilità.
In Italia sono ancora pochi i centri realmente strutturati per offrire percorsi dedicati alla tutela della fertilità nelle donne colpite da tumore, e in Calabria non esiste finora un centro specificamente dedicato a questo ambito. A ciò si aggiunge una marcata eterogeneità di criteri e approcci clinici, che rende necessario un processo di uniformità e standardizzazione secondo le raccomandazioni dell’AIOM.
In questo contesto assume un ruolo centrale il counseling riproduttivo, che deve diventare parte integrante dello standard of care nel management oncologico, quale elemento essenziale di una presa in carico completa, multidisciplinare e orientata al futuro della donna».

Il supporto del GOM

Per questo motivo il Grande ospedale Metropolitano di Reggio Calabria ha attivato un servizio di counseling riproduttivo entro 72 ore dalla diagnosi oncologica, con reperibilità dedicata. «Garantiremo sempre la presenza di un professionista in grado di offrire supporto immediato a queste donne in un momento così delicato», ha spiegato Palomba.
Il percorso prevede una presa in carico multidisciplinare che coinvolge ginecologi, oncologi, radioterapisti, radiologi, genetisti, psicologi e altri specialisti, con l’obiettivo di selezionare in modo appropriato le pazienti e offrire trattamenti chirurgici conservativi nei casi di neoplasie iniziali a basso rischio, con diverse tecniche, a seconda del tipo di tumore. Si tratta di un insieme di procedure conservative che, nei casi selezionati, consentono di trattare la patologia oncologica salvaguardando l’utero e la funzione ovarica.
«Dobbiamo operare come centro hub ma anche come reale punto di riferimento per il territorio – ha aggiunto Palomba – recuperando il rapporto con il territorio e intercettando quella quota di patologia oncologica che oggi migra fuori regione».
L’aumento della sopravvivenza oncologica ha determinato una crescita significativa delle giovani “cancer survivors”, rendendo la tutela della fertilità una nuova priorità clinica. Oggi, infatti, la cura non può limitarsi alla sola sopravvivenza, ma deve considerare anche la qualità della vita futura, l’impatto biologico, psicologico e sociale della malattia e il desiderio riproduttivo, sempre più spesso posticipato oltre i 30 anni.
In questo contesto, la Fertility Sparing Surgery rappresenta un cambiamento culturale oltre che clinico. Le candidate ideali sono donne in età riproduttiva con neoplasie iniziali selezionate, stadiazione completa, basso rischio di mortalità a cinque anni e desiderio riproduttivo espresso, mentre restano escluse le pazienti con malattia avanzata, alto rischio di recidiva o controindicazioni alla gravidanza.
I dati sugli esiti riproduttivi presentati nel corso della mattinata confermano percentuali incoraggianti di gravidanza e nati vivi nelle pazienti adeguatamente selezionate. (redazione@corrierecal.it)

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