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la tragedia del 2023

«La strage di Cutro è una ferita ancora aperta per la Calabria e per l’intero Paese»

Il presidente Occhiuto: «Cordoglio per le vittime e una riflessione sulla governance dei flussi migratori»

Pubblicato il: 26/02/2026 – 10:23
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«La strage di Cutro è una ferita ancora aperta per la Calabria e per l’intero Paese»

«A tre anni dal naufragio di Steccato di Cutro, è doveroso onorare la memoria delle 94 vittime di una tragedia che resta una ferita ancora aperta per la Calabria e per l’intero Paese. In quei momenti drammatici, la nostra regione seppe rispondere con la dignità e l’umanità che le sono proprie, offrendo solidarietà concreta e immediata grazie all’impegno dei sindaci e delle comunità locali». Così il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.
«Anche negli anni successivi, segnati da nuovi e complessi sbarchi sulle nostre coste, il contributo dei primi cittadini è stato determinante per garantire accoglienza e assistenza, senza mai far mancare il necessario supporto. L’anniversario di quell’immane tragedia, tuttavia, impone oggi alle istituzioni, a ogni livello, una riflessione che vada oltre il cordoglio», afferma ancora il presidente della Regione.
«È indispensabile – scrive ancora – un’analisi lucida e responsabile affinché simili eventi non si ripetano. Servono soluzioni strutturali e una cooperazione internazionale solida, capace di governare i flussi migratori in condizioni di sicurezza e di promuovere sviluppo e stabilità nei Paesi di origine. Il Mediterraneo non può essere il cimitero dei migranti. In mare ogni vita va salvata, con la stessa determinazione con la quale bisogna combattere contro gli scafisti, che sono veri e propri mercanti di morte». Per il governatore regionale «onorare davvero la memoria delle vittime significa trasformare il dolore in un impegno costante per la legalità e per la tutela della vita umana. La Calabria rivendica il proprio ruolo strategico nel Mediterraneo, ma chiede con forza che il tema delle migrazioni torni stabilmente al centro dell’agenda europea, con pragmatismo e risorse adeguate, affinché la gestione di un fenomeno così complesso non ricada esclusivamente sulle regioni costiere».

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