«Siamo a casa». Il rientro degli studenti dagli Emirati
L’arrivo dei 200 ragazzi a Malpensa: ci sono anche calabresi. «Grazie a chi ci ha fatti rimpatriare»

MILANO Urla, abbracci, applausi, risa e selfie sono il modo in cui sono stati accolti da famiglie e amici i duecento studenti italiani rientrati dagli Emirati Arabi questa sera con un volo da Abu Dhabi. “Adesso che sono qua e ho baciato mia mamma sto bene. Prima no, però adesso bene” ha detto uno di loro, Valerio Schiavoi. E’ stato duro “il fatto di non sapere niente, non sapere quando tornavamo. Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile il nostro ritorno: lo Stato, gli Emirati, la WSC Italia. Siamo a casa” ha aggiunto. Paura c’è stata “sì la prima sera, sì perché era tutto nuovo: vedevamo i missili passare e non sapevamo cosa fare. Dopo abbiamo cominciato un po’ a capire quando andare nel bunker, gli allarmi quando funzionavano” ha aggiunto. “È stata un po’ dura ma è andata bene” ha concluso, pronto a un altro viaggio di studio “non magari in questo momento negli Emirati Arabi o in Medio Oriente, però sì”. A parlare di “due notti d’inferno” è stata una delle insegnanti che era con gli studenti, Marina Riva del Garda “non riesco neanche a descriverlo. Giorno e notte, una cosa terribile”. Qualcuno dei 200 studenti era talmente felice di tornare a casa che ha anche intonato l’inno di Mameli sull’aereo che li ha riportati dagli Emirati Arabi. Lo hanno raccontato, una volta arrivati a Malpensa, Roberto e Maurizio, studenti milanesi di 17 anni. Hanno spiegato di aver avuto “paura la prima notte. Siamo stati assistiti e ci siamo fatti forza gli uni con gli altri. Mentre rientravamo sull’aereo qualcuno ha intonato l’Inno italiano perché eravamo felici finalmente di tornare a casa. Pensiamo comunque alle persone che sono rimaste là e a chi in Iran è sotto le bombe”. (Ansa)
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