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INCHIESTA SVEVIA

L’asse Roma-Lamezia per la droga, condanna pesante per Giorgio Galiano «a capo dello spaccio a Capizzaglie»

Condannati anche i fratelli Angelo e Maurizio Lupparelli «fornitori di cocaina e hashish» dal quartiere di Tor Bella Monica

Pubblicato il: 04/03/2026 – 13:24
di Giorgio Curcio
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L’asse Roma-Lamezia per la droga, condanna pesante per Giorgio Galiano «a capo dello spaccio a Capizzaglie»

LAMEZIA TERME Condanna pesante emessa nei confronti di Giorgio Galiano, (cl. ’54) considerato a capo della famiglia storicamente militante all’interno della cosca Giampà di Lamezia Terme, attiva nello spaccio di stupefacente. Il giudice del Tribunale di Lamezia gli ha inflitto 26 anni e 9 mesi di reclusione al termine del processo ordinario nato dell’inchiesta “Svevia” che avrebbe svelato l’esistenza di un presunto gruppo criminale dedito al narcotraffico nei territori di Lamezia Terme, Reggio Calabria, Catanzaro e Roma. I giudici hanno anche condannato Angelo (cl. ’78) e Maurizio Lupparelli (cl. ’83) rispettivamente a 4 e 5 anni di reclusione.

Via Svevia e i Lupparelli

In particolare i fratelli Angelo e Maurizio Lupparelli, attivi nello spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere Tor Bella Monaca della capitale, con il ruolo di fornitori di cocaina e hashish, avrebbero «garantito all’organizzazione dei Galiano lo stabile approvvigionamento di narcotico».
Gli inquirenti, infatti, avevano individuato l’abitazione della famiglia Galiano – proprio in via Svevia – quale principale luogo di deposito del narcotico del sodalizio, nonché base logistica dello stoccaggio, del confezionamento dello stupefacente e, in molti casi, anche della suddivisione tra i vari acquirenti e spacciatori. La famiglia inoltre poteva contare su stabili e continuative fonti di approvvigionamento, sia lametine che fuori dal territorio calabrese. E, in questo caso, sfruttando in particolare i legami di parentela acquisita con la famiglia Lupparelli di Roma finalizzata alla commercializzazione di grossi quantitativi di cocaina, eroina, hashish e marijuana, da destinare allo spaccio al dettaglio.

Gli altri imputati

Sono stati condannati inoltre: Marco Cosentini (4 anni e 2 mesi); Antonio Mauro (4 anni); Raffaele Scalise (13 anni e 5 mesi); Salvatore Iannelli (un anno e 6 mesi) e Pasquale Gigliotti (4 anni e 3 mesi). Assolti, invece, Saverio Torcasio; Carmela Alfieri e Francesco Muraca.

Lupparelli & Galiano

A fornire spunti investigativi importanti agli inquirenti è stato anche il collaboratore di giustizia Angelo Torcasio che, in alcuni verbali, aveva descritto i Galiano come «attivi nello spaccio di stupefacente già nel periodo di sua militanza all’interno della cosca Giampà» di Lamezia Terme. «Antonio Galiano nel 2005 mi diceva che era in possesso di cocaina a buon prezzo e io mi recai da Giuseppe Giampà per riferire se era interessato all’acquisto (…) Giuseppe mandò con me Maurizio Molinaro per andare a prendere la prova della cocaina, così ci recammo a Roma dove allo svincolo trovammo Angelo Lupparelli, il quale ci attendeva a bordo di una Smart colore celeste…». Le indagini hanno consentito di cristallizzare la figura di Giorgio Galiano – sfuggito ad un agguato nel ’97 – quale capo assoluto del sodalizio, colui che avrebbe dettato le direttive ai propri figli Antonio e Angelo «sulle modalità di conduzione dello spaccio di sostanze stupefacenti, impartendo disposizioni su come avrebbero dovuto comportarsi spacciatori e acquirenti, sul linguaggio criptico da utilizzare, sulle modalità di custodia della droga e del denaro». (g.curcio@corrierecal.it)

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