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la confessione

Cirò, l’erba persa in mare dagli scafisti e «tutti i pescatori chiamati a raccogliere i pacchi»

Secondo il pentito Gaetano Aloe si spacciano «due chili di cocaina al mese e circa quindici chili di erba»

Pubblicato il: 05/03/2026 – 18:56
di Fabio Benincasa
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Cirò, l’erba persa in mare dagli scafisti e «tutti i pescatori chiamati a raccogliere i pacchi»

CROTONE L’attività di smercio di droga a Cirò Marina, nel Crotonese, è pensata e organizzata come un’attività societaria nel senso che «la cosca organizza chi deve acquistarla, chi deve venderla e chi deve tenere la contabilità». Le parole del pentito Gaetano Aloe riempiono le pagine dei verbali che i magistrati antimafia utilizzano per completare e approfondire la robusta attività di indagine – nome in codice “Desert Storm” – che ha portato, nei giorni scorsi, al blitz nei confronti di soggetti ritenuti dall’accusa appartenenti a un gruppo criminale che, per conto della cosca Farao-Marincola, gestiva le piazze di spaccio nel Crotonese. I capi di imputazione vanno, a vario titolo, dalla organizzazione dedita allo spaccio di droga, alla contestazione di numerosi episodi di spaccio di sostanza stupefacente e detenzione di armi.

La partita di erba in mare

Secondo quanto riferito dal pentito, a Cirò si spacciano «due chili di cocaina al mese e circa quindici chili di erba». I canali di smercio sono gestiti dai vertici del presunto sodalizio, l’attività si avvale del lavoro di fedeli pusher pronti ad invadere le piazze di spaccio di sostanze stupefacenti. Un modus operandi che si ripete, al netto di possibili interruzioni dovute a cause di forza maggiore. Quando a Cirò Marina, ad esempio, viene rintracciata una grossa partita di erba «persa da alcuni scafisti», «hanno preteso – racconta ancora Aloe – che tutti i pescatori di Cirò uscissero in mare e raccogliessero i pacchi, che ricordo essere da circa 30 chili l’uno, per poi riconsegnarli a loro».

La droga in riva

La rotta della droga via mare è sicuramente quella più battuta dalle mafie. Non solo la ‘ndrangheta, ma anche Cosa Nostra sta tentando di occupare uno spazio non definito e non definibile nell’immenso specchio d’acqua che collega il mondo e consente l’attraversamento di navi e imbarcazioni cariche di stupefacenti. Le recenti indagini hanno permesso di scoprire un “nuovo” sistema utilizzato per far giungere la cocaina in Italia via mare. Il sistema è denominato “drop off”, si tratta dell’abbandono in mare dei carichi. Nel marzo 2023, al largo di Catania, la Guardia di Finanza ha sequestrato quasi 2 tonnellate di cocaina, scaricate in acqua per consentirne il successivo recupero da parte di imbarcazioni nazionali.
Mentre il dibattito sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto pare spegnersi giorno dopo giorno, anche in virtù dei recenti effetti dei venti di guerra, il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia in realtà pare funzionare e anche bene soprattutto in relazione allo spaccio di droga. Il business del narcotraffico “unisce” le due regioni, il mare diventa spazio nel quale muovere la polvere bianca, ma anche in questo caso come accaduto a Cirò Marina, nell’episodio narrato dal collaboratore di giustizia Gaetano Aloe, i pacchi rischiano di perdersi trasportati via dalla corrente e dalle onde. E’ accaduto, in due diversi episodi recenti. Nelle ultime 48 ore, involucri contenenti droga sono stati intercettati in riva al mare. Il 3 marzo 2026, a Gizzeria – in provincia di Catanzaro – la polizia ha rinvenuto oltre 38 kg. di hashish, contenuti in un pacco al cui interno sono stati rinvenuti 360 panetti di droga. Un giorno dopo, il personale militare della Capitaneria di porto di Vibo Valentia e dell’Ufficio Locale Marittimo di Pizzo ha rinvenuto a Curinga: un pacco sigillato, all’interno del quale sono stati rinvenuti 62 kg. di hashish suddivisi in panetti. (f.benincasa@corrierecal.it)

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