Il silenzio degli innocenti: chi lucra sulle guerre
Ogni giorno, non solo sterminano i popoli, ma uccidono anche la nostra libertà

Un senso di scoraggiamento e di impotenza è scritto a lettere di fuoco sui volti di tutte le persone sensibili. Sia quelle direttamente coinvolte nelle guerre contemporanee sia quelle che vi assistono come se fossero dei reality show, dei giochi virtuali. Ci sentiamo sospesi su una lama di rasoio. Abbiamo paura: per i nostri figli, per noi, per l’Umanità. Mi domando se valga ancora la pena di discettare, sui giornali, sui social e nei talk televisivi, sulla geopolitica, sulle giustificazioni dei conflitti, sulle strategie militari, sul diritto internazionale. Ciò che davvero vale, alla fine, sono la sofferenza e il terrore dei senza casa, dei profughi, dei bambini tremanti, delle tante madonne piangenti sui corpi dei familiari uccisi. Solo di questo dovremmo parlare, solo delle conseguenze materiali e morali dei gesti di personalità malate che dal sicuro dei loro palazzi di governo, ordinano uccisioni e massacri.
Da troppi anni, ormai, l’Umanità è travolta, soprattutto in Occidente, dalla violenza gratuita, dalla forza bruta. Ovunque: dai fronti di guerra alla quotidiana vita familiare e sociale. Sembra che un’epidemia di cattiveria e di prepotenza dilaghi e che non vi siano medicine che possano curarla. Neppure le grandi religioni riescono a fermare questa sorta di mutazione antropologica, che ci porta ad accettare passivamente tanta violenza, come fosse nell’ordine delle cose, come si trattasse di una fisiologia delle nostre società ricche ed opulente. La cosa più grave, infatti, è che tutto nasce e si sviluppa nel seno di quell’Occidente che abbiamo sempre idolatrato come culla di democrazia, di umanità, di giustizia.
Dinanzi all’assordante silenzio degli innocenti (o dei colpevoli?) che si avverte sotto gli strepiti dei media, fanno riflettere anche due altre cose: i pozzi senza fondo degli arsenali di missili, bombe, droni, e le conseguenze sociali ed economiche delle guerre. Viene da chiedersi: chi lucra su tutto questo? Perché non può non esserci qualcuno che fa affari con le guerre e magari immagina anche di raggiungere quei cambiamenti epocali che i tanti consessi dei potenti del mondo, palesi (come il Forum di Davos) o semi-segreti (come i vari gruppi Bilderberg) si auspicano, chiamandoli con gli strani nomi di “nuovo ordine mondiale”, di “grande reset”. È come se poche persone stessero ridisegnando il destino dell’Umanità e del mondo, investendo immensi capitali nelle guerre. Perché qualcuno dovrà pur fornire, credendo di poterci lucrare, ai folli che governano gli stati guerrafondai, il danaro necessario per compiere le loro efferatezze. E vi sono solo tre entità che possono fare questo: sono i “Big Three”, i tre grandi fondi di investimento americani, BlackRock, The Vanguard Group e State Street Global Advisors, che possiedono gran parte della ricchezza finanziaria del mondo e sono comproprietari delle azioni di quasi tutti gli assets economici della Terra. Solo loro possono finanziare l’enorme sforzo bellico di U.S.A. e Israele. E se lo fanno, comprando l’enorme debito che questi stati devono fare per combattere, non possono non aver previsto un grande lucro. Più si bombarda, più si massacra, più loro guadagnano. Anche quando le borse crollano. Solo i risparmi della gente, in questi casi, si dissipano dinanzi alla loro perdita di valore. I bilanci dei finanziatori delle guerre, invece, sono sempre più gonfi. E non è da escludere che proprio all’acquisizione dei risparmi della gente – che è l’unico danaro vero che esiste – questi maghi della finanza creativa tendono. Come fecero ben capire, autorevoli economisti europei, come Mario Monti, quando ci spiegarono che dovremmo rinunciare ad avere case di proprietà e risparmi in banca perché tutto questo è solo ricchezza immobilizzata!
Ma c’è dell’altro che i finanziatori e i manovratori dei signori della guerra intendono ottenere. Ed è trasformare le democrazie in dittature, il sistema economico in un capitalismo della sorveglianza, per citare il titolo del mai troppo letto libro di Shoshana Zuboff, rendere gli esseri umani schiavi degli apparati tecnologici che li illudono di avere relazioni, di restare sempre connessi, di potersi semplificare la vita, mentre sono, invece, essi stessi, i terminali del controllo sociale disseminati dai grattaceli di New York e Dubai sino alle capanne delle foreste amazzoniche e delle steppe asiatiche. Ed è con questi metodi che, ogni giorno, non solo sterminano i popoli, ma uccidono anche la nostra libertà ed ogni residuo di umanità e ragionevolezza.
*Avvocato e scrittore
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