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Sanasàna, il libro della maturità poetica di Elisa Longo – VIDEO

La poesia di Longo appare come una “clessidra”: oscilla tra perdita e ritorno, tra vuoto e respiro, dentro un’“iconografia dell’abbandono”.

Pubblicato il: 05/03/2026 – 15:04
di Antonio Chieffallo
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Sanasàna, il libro della maturità poetica di Elisa Longo – VIDEO

LAMEZIA TERME “Sanasàna” (Tralerighe Libri, 2023) può essere considerato il libro della maturità poetica di Elisa Longo, direttrice del Mabos – Museo d’arte del bosco della Sila, tra i fondatori del collettivo Ade e inserita nel ristretto gruppo dei trentatré italiani scelti per il Salterio dei poeti. La sua esperienza curatoriale e il rapporto profondo con il paesaggio silano si riflettono in una scrittura che è insieme visione plastica e ricerca interiore, architettura e ferita.
Fin dalla prefazione di Donata Marrazzo, la poesia di Longo appare come una “clessidra”: oscilla tra perdita e ritorno, tra vuoto e respiro, dentro un’“iconografia dell’abbandono”.
L’intera raccolta è un attraversamento: dell’amore, della terra, della memoria, della femminilità. La ricerca lirica si accompagna ad un’asciuttezza che rende il dolore netto, quasi mineralizzato.
L’amore, elemento essenziale per ogni individuo, si manifesta in una dichiarazione radicale, desiderio di totalità e insieme consapevolezza del rischio.
«Di te voglio tutto: la bellezza inesauribile le incongruenze la vita logora. Tutti i resti sputati dagli altri. Di te voglio tutto anche il male che puoi farmi».
I versi rappresentano una resa e insieme una scelta: “una tappa della mia vita, un’esperienza vissuta che è servita a maturare una nuova consapevolezza su me stessa e sul rapporto con l’amore”. Ed è proprio questa coscienza a sorreggere la raccolta: l’amore non è idealizzato, ma accolto nella sua ambivalenza, fino alla possibilità della ferita. La ferita diventa tema esplicito nella sezione Ricognizione del dolore, dove la voce poetica attraversa il corpo e la sua vulnerabilità.
«Oltre il limite dell’apparenza sorrido ancora anche se cieca è l’allegria dei grilli e ad ogni salto una pietosa spinta ad andare avanti».
In questo brano si condensa una poetica della resistenza: il sorriso non cancella il naufragio, lo accompagna. Il dolore non è spettacolarizzato, ma riconosciuto come condizione esistenziale che impone persistenza. La Calabria non è semplice sfondo, ma radice e destino: “Poche parole in croce / non dicono il calvario”.
Nei calanchi, nei catoji, nei pini e nelle ginestre, la natura diventa interlocutrice della storia personale e collettiva. Il paesaggio è carne, appartenenza, talvolta condanna e si manifesta anche attraverso il ricorso alla parola dialettale. La silloge dell’autrice è il viaggio di una donna che attraversa amore, perdita, maternità mancata o desiderata, memoria e solitudine, fino alla dichiarazione finale: “Io mi metto nelle mani degli altri sanasàna”.
Un gesto di esposizione estrema, quasi una consegna di sé senza difese. Come nel suo lavoro al Mabos, l’arte di Elisa Longo diventa esperienza incarnata: un cammino a piedi nudi tra rovine e germogli, dove la parola non consola ma illumina, con precisione e coraggio, ciò che resta.

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