Precari della Cultura, Musei calabresi in difficoltà. L’opposizione attacca il governo
Pd e M5S presentano emendamenti al Decreto Pnrr per rinnovare il contratto dei lavoratori. «Disservizi a Vibo, Locri, Stilo e Reggio»

VIBO VALENTIA Continua a far discutere il mancato rinnovo dei precari della Cultura, il cui contratto è scaduto lo scorso 28 febbraio. Diversi presidi culturali calabresi, tra cui alcuni musei, sono stati costretti a limitare le proprie attività dal 1° marzo per la conseguente carenza di personale. Anche il direttore regionale dei Musei Fabrizio Sudano in una lettera si era appellato al Ministero della Cultura, guidato dal ministro Alessandro Giuli, per chiedere interventi tempestivi in seguito alla scadenza dei contratti. A farne le spese, tra gli altri, il Museo archeologico nazionale di Vibo Valentia, come riportato dal Corriere della Calabria pochi giorni fa, “costretto” a chiudere durante la settimana per la «drastica riduzione di personale» e per i lavori che interesseranno il Castello Normanno Svevo. Ma anche altre realtà calabresi stanno vivendo le stesse difficoltà, come il Museo di Locri che ha annunciato la chiusura di lunedì e martedì e una riduzione delle attività. Ieri la protesta dei lavoratori a Catanzaro per richiede il rinnovo dei contratti.
Il Pd: «Lavori che garantiscono servizi essenziali»
Nelle ultime ore sono stati diversi gli appelli delle opposizioni di Governo per il rinnovo dei contratti e la stabilizzazione. «Questi lavoratori – sottolinea il Pd Calabria – garantiscono servizi essenziali per l’apertura e la gestione dei siti culturali calabresi». Il partito con una nota ha ricordato che «nel decreto Milleproroghe il senatore Nicola Irto, segretario del Pd calabrese, e il deputato Nico Stumpo avevano presentato emendamenti per prorogare i contratti, ma il governo ha poi posto la fiducia sul provvedimento e le proposte non sono state più esaminate». «La battaglia – evidenziano i dem calabresi – però continua. Nel decreto Pnrr il deputato Stumpo ha presentato un nuovo emendamento che consente al ministero della Cultura di prorogare per il 2026 e il 2027 i contratti del personale in servizio al 31 dicembre 2025 presso gli istituti culturali calabresi, così da garantire la continuità delle attività. Il Pd Calabria continuerà a spingere per il futuro di questi lavoratori e per la tutela del patrimonio culturale della regione. Il governo, invece, è finora rimasto assente – conclude la nota del partito – rispetto a una questione che riguarda il diritto al lavoro e una serie di servizi culturali fondamentali».
Il M5S: «Disservizi anche a Locri, Stilo e Reggio»
Anche il Movimento 5 Stelle ha criticato il silenzio del Governo sulla questione precari, presentando a sua volta un emendamento al Decreto Pnrr «con cui chiediamo il rinnovo dei contratti e la stabilizzazione definitiva dei lavoratori precari del Ministero della Cultura. Si tratta di circa 300 professionisti — tra vigilanti, archeologi, architetti ed esperti di beni culturali — rimasti colpevolmente esclusi, dal primo marzo scorso, dai provvedimenti adottati dal Governo nelle ultime settimane». A dichiararlo in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle Riccardo Tucci, Anna Laura Orrico e Vittoria Baldino, insieme alle consigliere regionali calabresi Elisa Scutellà ed Elisabetta Barbuto. «Gli effetti della mancata proroga contrattuale — aggiungono — sono già evidenti: numerosi musei e soprintendenze sono stati costretti a ridurre o sospendere le attività quotidiane a causa della carenza di personale. Tra questi il Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, che ha dovuto concentrare le tradizionali aperture settimanali a soli due giorni, nel fine settimana, passando da un organico di 15 a 6 dipendenti. Una grave battuta d’arresto per la città, che puntava proprio sul suo straordinario patrimonio culturale per rilanciarsi dal punto di vista turistico. Non solo, anche i musei di Locri, Stilo e Reggio stanno patendo gli stessi disservizi di Vibo». «Questi lavoratori — continuano i rappresentanti del M5S — sono stati esclusi prima dalla Legge di Bilancio e poi dal decreto Milleproroghe. Un segnale chiaro di come questo Governo continui a considerare la cultura un settore marginale, quasi uno spreco. Un atteggiamento che contrasta con altre scelte di spesa pubblica, come il settore delle armi, per il quale invece le risorse sembrano non mancare mai», concludono.
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