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«Dove va il voto della ‘ndrangheta?»

Referendum, inchiesta di Klaus Davi a Rosarno: a trainare il no è Gratteri

Gli intervistati sono stati oltre 200, un campione significativo dato che il centro conta 14 mila abitanti

Pubblicato il: 07/03/2026 – 10:10
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Referendum, inchiesta di Klaus Davi a Rosarno: a trainare il no è Gratteri

ROSARNO Davvero sarà così prevedibile il voto nelle cosiddette “terre difficili”? Davvero ci sarà uno scontato plebiscito per il sì? Se lo è chiesto Klaus Davi che sta percorrendo alcuni comuni della Calabria (San Luca, Platì, Rosarno, Limbadi) e della Lombardia, assurti alle cronache per vicende di ‘Ndrangheta dopo avere ascoltato accesi dibattiti televisivi sull’orientamento del voto “inquinato”. La prima puntata è dedicata a Rosarno, centro della Piana di Gioia Tauro. Gli intervistati sono stati oltre 200, un campione significativo dato che il centro conta 14 mila abitanti.  Il sì – è innegabile – può contare su uno zoccolo duro indubbiamente consistente ma il 35% degli intervistati non ha ancora deciso cosa votare o non ci andrà e il 20% degli intervistati nell’inchiesta di Davi ha preferito non dire quale preferenza voterà. Un dato incerto, una incognita per qualsiasi pretesa di rilevazione.  Ecco alcune motivazioni del fan del sì visibili nel video: “Voterò sì perché chi sbaglia deve pagare e non è vero che chi vota sì è un delinquente”, “Votando sì il sistema migliorerà”, “La legalità non va gestita come è ora: sono una fan della Meloni”, “Cambiando le cose si può migliorare la situazione visto che i giudici attualmente si vendono”, “Si sta andando alla ricerca della diatriba per andare contro il governo attuale e basta. La sinistra ha preso una posizione di sfida”, “Voto sì, così non si va avanti” hanno commentato alcuni fra i sostenitori del sì. ‘La truppa del no’ è comunque compatta e si identifica graniticamente nelle battaglie di Nicola Gratteri. Fra coloro che difendono il ‘no’ nessuno nomina la segretaria del Pd Elly Schlein (oltre 200 intervistati), mentre gli attacchi alla Meloni – che resta il politico da battere – si fanno sentire. “Voto no, il sì cambia la Costituzione, l’ha spiegato chiaramente Gratteri, non serviva tutto questo pandemonio”, “Non capisco perché la giustizia debba cambiare”, “Con questo governo non abbiamo più la sanità non solo in Calabria, ma in tutta Italia e pensano a ingabbiare i giudici”, “Ho rispetto per la giustizia e penso che vadano cambiate le persone, non le leggi”, “Per una cosa così importante la Meloni doveva accordarsi con la sinistra, trovare un compromesso tra i diversi partiti prima di fare un referendum. Anche se dovesse vincere il sì ci sarebbe una battaglia tra la politica e la magistratura”, “Voto no perché anche negli anni 80′ il partito comunista stava prendendo una decisione simile ma era fatta diversamente. Questo referendum a me cosa dà oggi? È fatto solo per Giorgia, per il suo gruppo e non per il popolo comune”. 

“Se la Meloni è per il sì voto 2 volte no”. Non mancano le schede bianche “fanno tutti schifo” e nel luogo conosciuto universalmente per le cosche Bellocco, Pesce e Cacciola gli appelli al voto di Gratteri (Elly non viene mai nominata da nessuno in quasi 200 interviste) sembrano aver fatto breccia in un elettorato politicamente impegnato, informato, sfiduciato dalla politica, ma anche in parte dalla magistratura. Le interviste sono state realizzate da Klaus Davi e condensate in 2 puntate di 40 minuti l’una, realizzate nella simbolica piazza Valarioti che prende il nome da Giuseppe Valarioti, consigliere comunale del Pci ucciso dalla ‘Ndrangheta nel 1980. Ed è così che la sfiducia nelle istituzioni del popolo meridionale appare in tutta la sua plastica drammaticità. Nelle motivazioni della folta truppa di coloro che non andranno a votare traspare tutto il senso di abbandono che pervade la popolazione del sud: “Non so nemmeno io cosa votare. Nessuna delle due posizioni mi convince. Il ceto medio soffre e ci sono troppe cose che non funzionano”, “Non voterò perché non è più nelle nostre facoltà risolvere i problemi dell’Italia. È inutile”, “Non so cosa votare, sono sfiduciato perché tutti i politici si uniformano quando vanno al governo. È come una malattia di cui si ammalano tutti i politici”, “Ho sempre votato centro-destra ma ora non ho più motivazioni per farlo e non andrò a votare”, “Nessuno mi ha mai contattata, i politici parlano soltanto tra di loro in televisione, io sto aspettando e non so ancora cosa votare”, “Sinceramente manco sapevo che si andava a votare”, “Per cosa si vota?”, hanno risposto molti cittadini rosarnesi a Klaus Davi. Il giornalista è categorico: “Nel territorio l’inconsistenza del messaggio del Pd è palese, è se dovesse passare il no, il campo largo lo dovrà a Gratteri non certo agli slogan salottieri della Schlein’ chiosa Davi.

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