Estradato “Dollarino”, il broker della “Santa Alleanza” che univa la ‘ndrangheta e i clan in Sud America
Torna in Italia il referente del gruppo Senese che tesseva le trame del narcotraffico globale all’ombra della «mafia a tre teste»

LAMEZIA TERME A poco più di un anno dalla sua cattura, Emanuele Gregorini alias “Dollarino” (cl. ’89) è stato estradato in Italia dalla Colombia. Il suo arrivo è previsto nelle prossime ore. Arrestato nella metà di marzo del 2025 dagli agenti della Policia Nacional colombiana a Cartagena de Indias, grazie alla collaborazione e il coordinamento degli uomini del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip) e dell’Esperto per la sicurezza nella capitale Bogotà nell’ambito del Progetto 1-CAN, Gregorini è stato consegnato alle autorità italiane per rispondere davanti al Tribunale di Milano nel processo “Hydra” il cui rito ordinario inizierà il prossimo 19 marzo mentre a gennaio il gup milanese ha emesso già 62 condanne (QUI LA NOTIZIA).

La “Santa alleanza” e l’inchiesta Hydra
Secondo gli inquirenti, l’uomo era una figura centrale della cosiddetta “Santa Alleanza”: una sofisticata struttura criminale capace di unire gli interessi di Camorra, Cosa Nostra e ‘ndrangheta per espandere il sistema mafioso lombardo verso il Sud America. Per le autorità italiane, inoltre, Gregorini farebbe parte del “gruppo Senese”, la componente romana legata alla camorra, diretta da Michele Senese, del presunto consorzio di mafie a Milano. Ma dagli atti dell’inchiesta “Hydra” il nome di Gregorini è spesso associato a quello di alcuni dei presunti esponenti della ‘ndrangheta in terra lombarda, partecipando ad una serie di incontri – formali e non – in cui erano presenti proprio soggetti calabresi. Ancora in Colombia, come affermato dal Colonnello Elver Vicente Alfonso Sanabria “Dollarino” «aveva il compito di riorganizzare le rotte della cocaina, stringendo patti con gruppi armati colombiani come l’”Esercito Gaitanista” e “Los Costeños”». E non è tutto. Secondo le autorità colombiane, infatti, per eludere i controlli, l’organizzazione utilizzava tecnologie all’avanguardia: tra queste, l’impiego della stampa 3D per clonare i sigilli di sicurezza dei container, permettendo di contaminare i carichi di droga e richiuderli senza lasciare tracce visibili.
Il vincolo associativo legato al profitto
Il nome di Gregorini “Dollarino” però emerge anche da una intercettazione che è quasi l’emblema di tutta la massiccia indagine della Dda di Milano, richiamando quel vincolo associativo «legato al profitto» che sarebbe poi il “motore” del consorzio criminale tra ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra in Lombardia. A ritrovarsi sono i rappresentanti delle varie componenti negli uffici di Dairago di una delle società di Gioacchino Amico, all’interno del quale si è svolta una riunione tra l’emissario dei Senese, Gregorini “Dollarino”, Domenico Pace, Giacchino Amico detto “Iachino” e Giuseppe Fidanzati detto “Ninni”, durante la quale, secondo gli inquirenti, «emerge chiaramente il ruolo di Paolo Errante Parrino detto “zio Paolo” (Provincia di Trapani, con particolare riferimento al Mandamento di Castelvetrano) a sostegno dei Pace». Proprio in questa circostanza, sempre secondo l’accusa, sono le testuali parole di Gregorini a rappresentare plasticamente non solo l’esistenza di un “contesto associativo unitario”, ma anche la “ragione sociale” che vincolerebbe le “anime mafiose” di fatto differenti fra loro. «Troviamo oggi una quadra» è l’esortazione di “Dollarino”, «tocca trovare una quadra, per guadagnare tutti, non creare altri pensieri…».

«Calabresi o napoletani o siciliani, i carcerati vanno mantenuti»
L’intercettazione “chiave” prosegue. Dal dialogo, sono convinti gli inquirenti, emergerebbe «con altrettanta chiarezza, come l’organizzazione non sia un’idea astratta, priva di manifestazioni materiali», ma che si palesi dotandosi di una struttura autonoma, anche attraverso la costituzione di una società. In buona sostanza, Amico si dice pronto a mettere il capannone e l’azienda mentre «voi mettete una persona dentro la società», trovando sponda ancora in Gregorini: «(…) questa per me, ad oggi, è l’unica quadra» dice l’uomo dei Senese, perché «ci sono carcerati, ci sono parole di mezzo, non si sta al proprio posto». Da Gregorini, poi, anche l’interesse per cercare di recuperare denaro per i carcerati e il loro mantenimento. «Stoppiamo tutti i pagamenti! Per tutti! Mandiamo un pensiero per i carcerati!» che siano «calabresi o napoletani o siciliani, i carcerati vanno mantenuti prima di ogni altra cosa a questo mondo!». (g.curcio@corrierecal.it)