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A sinistra è mancata la politica

Franz è il suo nome e ha provato a vincere alla Provincia di Cosenza. Ha perso per fuoco amico di un ospizio di svaniti chiamato centrosinistra

Una vittoria che segna l’ennesima primazia della periferia contro il decadente capoluogo. Nel voto ponderato di sindaci e consiglieri comunali ha prevalso l’outsider

Pubblicato il: 10/03/2026 – 10:38
di Paride Leporace
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Franz è il suo nome e ha provato a vincere alla Provincia di Cosenza. Ha perso per fuoco amico di un ospizio di svaniti chiamato centrosinistra

“Franz è il mio nome e vendo la libertà”. La celebre canzone di Edoardo Bennato ben si presta a Franz Caruso, sindaco socialista di Cosenza, sconfitto alla Provincia per un soffio dall’antagonista di destra, il sindaco di Montalto Biagio Faragalli. Una vittoria che segna l’ennesima primazia della periferia contro il decadente capoluogo. Nel voto ponderato di sindaci e consiglieri comunali ha prevalso l’outsider. Franz Caruso ha giocato d’azzardo con libertà per vincere e diventare il driver del centrosinistra calabrese; e invece ha perso per un evidente fuoco amico, festeggiato apertamente da alcuni suoi compagni di coalizione. Ha perso con stile, Franz Caruso. Domenica notte, quando la sconfitta si è materializzata, ha abbracciato sportivamente Faragalli. Subito dopo ha postato il video dell’abbraccio sulla sua pagina Facebook, senza alcun commento. E qui torna utile ancora Bennato: “E quando alla fine avrai giocato tutte le tue carte, non ci pensare, non aver paura, che nella vetrina farai la tua figura”. Almeno ha fatto bella figura. Franz Caruso voleva rilanciare il centrosinistra nella più grande provincia della Calabria per iniziare, nel suo nome, la “remuntada”, lanciando anche un’Opa sulla propria ricandidatura a sindaco di Cosenza. Il gioco valeva la candela. Dicono che i voti consistenti di Cosenza ci siano stati quasi tutti, forse rafforzati da cecchini amici dell’altra trincea. Due consiglieri di centrosinistra erano dati per persi da tempo dopo il rimpasto a Palazzo dei Bruzi: ci fossero stati, Franz il “libero” avrebbe prevalso. Ne sono mancati altri. Dove? Cabala complicata. Tace la Rende principiana, mentre si scruta nel voto di Corigliano-Rossano per capire cosa sia sparito nelle urne. Gli esperti dicono che il voto dei 5 Stelle non sia stato compatto e che anche da AVS ci fosse poco da fidarsi, visti i recenti “schiaffoni” a Palazzo dei Bruzi. Ancor più complessa è la carta dei tarocchi nel voto dei comuni di seconda e terza fascia. Sindaci che dividono il voto da una parte e dall’altra; poi la giornata di sole ha favorito qualche gita fuori porta dove, forse, “il filone” non era neanche cattivo. Eppure c’era una provincia enorme da presidiare.
Faragalli, con Occhiuto e Gallo, l’ha presidiata bene, percorrendo 800 chilometri al giorno per un “porta a porta” che ha pagato. È la politica della confidenza, oggi molto più utile che in passato.
Franz aveva puntato sul programma: video e articoli sul merito e sull’efficienza amministrativa, con richiami alle stagioni di Tonino Acri e Mario Oliverio. Ma chi, nel suo vasto schieramento, ha bocciato Franz Caruso per il programma? Io penso nessuno, perché la politica oggi è incapace di confrontarsi sui contenuti. Quello che conta è sedersi dalla parte del potere. E la Provincia di Cosenza è rimasta a destra, galleggiando su quel potere che riguarda chi ha uno scranno da consigliere comunale senza doversi scervellare sulla “casa nel bosco” o su un decreto sicurezza.
A sinistra è mancata la politica: quella politicante e quella della confidenza. Nicola Irto, potente segretario regionale del PD tra Palazzo Madama e le prossime comunali a Reggio Calabria, è rimasto lontano da un partito sfasciato come la Jugoslavia del dopo Tito. Mentre Gallo telefonava ai sindaci, Occhiuto mandava SMS e Faragalli girava la provincia come un messo della Regione, Irto non ha convocato riunioni, né ha blandito o richiamato all’ordine nessuno. Una linea condivisa con Baruffi e Taruffi, i dioscuri del Nazareno che probabilmente non sanno neanche dove si trovino Acri e Cariati. Non pervenuto neanche il segretario della federazione provinciale del PD, Matteo Lettieri, sfiduciato dalle faide interne. Dicono si sia dimesso da tempo con una lettera tenuta “in frigorifero” solo per far svolgere queste elezioni e il referendum. Più che cronache di un partito, mi sembra di scrivere di un ospizio di svaniti. Forse, per questioni anagrafiche, inseguiamo una politica novecentesca ormai morta da tempo. Si dice che, una volta toccato il fondo, non si possa che risalire. Si stia attenti, però, a non cadere ancora più giù. A Franz quel che è di Franz; alla sinistra le tempeste create dal vento nemico riservato al suo candidato. A Faragalli il segno del comando in una delle province più grandi d’Italia.

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