Le videochiamate dei detenuti, i cellulari e la droga «nei panini e nei barattoli». L’indagine nel carcere di Cosenza
Nell’inchiesta della procura bruzia finisce anche un agente della penitenziaria accusato di «comportamento disfunzionale»

COSENZA Corruzione e cessione di sostanze stupefacenti, introduzione e uso non autorizzato di telefoni cellulari e sim card all’interno del carcere di Cosenza. Nell’istituto penitenziario Sergio Cosmai, la procura di Cosenza guidata da Vincenzo Capomolla ritiene di aver raccolto elementi utili e necessari a dimostrare – questa l’ipotesi accusatoria – il ruolo avuto da un agente in servizio che avrebbe ricevuto dosi di droga, orologi e dai familiari dei detenuti per compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio. L’uomo in divisa avrebbe chiuso un occhio sull’introduzione di droga nell’istituto penitenziario, omettendo di segnalare la presenza di stupefacenti, telefoni cellulari e sim. L’inchiesta ha portato all’esecuzione di otto misure cautelari nei confronti di un agente della penitenziaria e di familiari di detenuti.
Il presunto ruolo dell’agente
Quanto accaduto nel carcere di Cosenza è cristallizzato da puntuali ricostruzioni pervenute alla casella elettronica della casa circondariale cosentina. Chi scrive, segnala la presenza di telefoni cellulari all’interno dell’istituto penitenziario. Immediatamente contattato, il mittente riferisce di presunti traffici illeciti e suggerisce i dettagli sull’introduzione di droga e telefoni. Lo stesso mittente fornisce ragguagli anche sulle presunte modalità di ingresso di sostanze stupefacenti: introdotte – questa l’ipotesi – utilizzando ad esempio un barattolo di crema o cera per capelli. Ma c’è un ulteriore elemento chiave per chi indaga. Il mittente, infatti, traccia l’identikit di mister X e riferisce del presunto ruolo assunto da un assistente dei colloqui, con la barba, alto e robust. Alle dichiarazioni rese, seguono gli accertamenti compiuti dal Reparto di Polizia Penitenziaria di Cosenza e gli indizi portano all’agente Massimiliano Follo.
Comportamento «disfunzionale»
Non basta una confessione per completare il mosaico accusatorio a carico del sospettato e così, vengono attivate anche le tecniche di intercettazione. Saranno le captazioni a disvelare – questa l’ipotesi – il ruolo di Follo che avrebbe intrattenuto contatti – sia telefonici che in presenza – «con la convivente di un detenuto nella Casa Circondariale» bruzia. E ancora, dalle indagini sarebbero emersi «eventi di corruzione anche in relazione ai rapporti intrattenuti con altri familiari di detenuti». Durante una conversazione, l’agente avrebbe aperto alla possibilità di veicolare informazioni provenienti dalla compagna di un detenuto al soggetto recluso, circostanze che avrebbe potuto apprendere unicamente in occasione di un regolare colloquio. «Si prestava ad elargire indebiti favori» (compreso un episodio di introduzione di droga in istituto), sostiene l’accusa.
Le indagini della Penitenziaria
Le indagini avviate dalla Polizia Penitenziaria di Cosenza consentiranno di segnalare diversi episodi di introduzione di sostanze stupefacenti da parte di alcuni detenuti. In una occasione, vengono rinvenuti due involucri di sostanza stupefacente, droga ceduta dalla compagna del galeotto in occasione del colloquio visivo avvenuto all’interno dell’istituto. Ed ancora, un altro soggetto sottoposto a regime carcerario – nonostante la presenza di personale di Polizia penitenziaria, addetto al suo piantonamento – sarebbe riuscito a mettersi in comunicazione telefonica con una donna. Nel corso della chiamata, il soggetto recluso chiede un «ovetto» (termine usato per far riferimento alla droga), da occultare all’interno di un panino, che la stessa donna «avrebbe dovuto consegnare presso la struttura ospedaliera». (f.benincasa@corrierecal.it)
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