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verso il referendum

Riforma giustizia, Sisto (FI): «Il 47% di assoluzioni è un dato che mi preoccupa»

La replica del pm Guarascio: «Segno che il sistema funziona». A Cosenza un confronto serrato tra avvocati, magistrati ed esponenti politici

Pubblicato il: 10/03/2026 – 7:38
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Riforma giustizia, Sisto (FI): «Il 47% di assoluzioni è un dato che mi preoccupa»

COSENZA Un dibattito a più voci che per qualche minuto raggiunge toni un po’ eccessivi, ma era quasi fisiologico nelle quasi tre ore di confronto tra operatori della giustizia impegnati a esporre le ragioni del Sì e del No al referendum del 22-23 marzo. La sala degli stemmi della Provincia era gremita ieri sera per l’appuntamento organizzato dall’avvocato Luigi Gullo, presidente della biblioteca “Gullo”: «Qualche passaggio parlamentare – afferma il penalista nella sua introduzione – avrebbe fatto bene al livello di dibattito, ma è chiaro che il vero terreno di scontro è la composizione del Csm – l’obiettivo è scardinarne il sistema fatto di correnti – e l’istituzione dell’Alta Corte di disciplina, dove le quote di rappresentanza sono le stesse individuate nella Costituzione, di certo non si può dire che il Quirinale vuole politicizzare la questione. Con la riforma si concluderà un percorso. Certo non si possono non ricordare gli errori giudiziari di Mario Oliverio e Gianluca Callipo e altri casi ancora sub iudice come quello che riguarda l’avvocato Marcello Manna, o casi come le 121 assoluzioni del processo Tamburo e il caso Pagliuso con l’azzeramento di una squadra di calcio. Anche un solo errore giudiziario è una sconfitta, gli insegnamenti della mia famiglia mi hanno lasciato questo».

Sisto (Sì): «Non è una riforma politica»

Interviene subito il viceministro Francesco Paolo Sisto in video collegamento: «È una riforma pienamente costituzionale – esordisce l’esponente azzurro – e assolutamente non politica: non è un fatto di appartenenza ma di logica giuridica. È lo sbocco naturale di un processo  riformatore iniziato nel 1989. È una riforma storica ma semplice. Ed è dalla parte del cittadino, perché i magistrati saranno liberi di decidere senza condizionamenti: si eviteranno tanti errori giudiziari. Il 47% di assoluzioni è un dato che mi preoccupa. Solo in Italia una associazione privata come l’Anm – conclude Sisto – controlla un organismo come il Csm. L’Alta corte è un controllo sui magistrati come quello che già esiste per altre categorie… ».

Santese (No): «Bastava una legge ordinaria»

A Piero Santese – presidente di sezione della Corte d’appello di Catanzaro – tocca esporre le ragioni del No: «Di dati ministeriali sulle intercettazioni non ne esistono eppure i fautori del Sì citano continuamente cifre, mentre sulle assoluzioni non c’ è bisogno di meravigliarsi perché il nostro è un processo accusatorio in cui la prova si forma in dibattimento, io trovo scandaloso che Sisto si scandalizzi! Sugli errori giudiziari si fa confusione con le ingiuste detenzioni, per cui non serve riformare la costituzione ma agire sulle misure cautelari e sul processo. Così come per la separazione delle carriere – argomenta il coordinatore del Comitato per il No nel distretto di Catanzaro – bastava una legge ordinaria, senza cambiare la Costituzione creando due Csm e una Alta corte dove le due magistrature tornano ad esprimersi insieme sui procedimenti disciplinari con buona pace della separazione tanto sbandierata».

Bonofiglio (Sì): «Il tema non va politicizzato»

Pierluca Bonofiglio replica che «il magistrato sarà libero solo se vincerà il Sì. Noi, quando si parla dell’impatto del sistema giustizia, sappiamo cosa percepisce il cittadino più di quanto possano i magistrati. In che modo il potere esecutivo avrebbe un’ingerenza in quello giudiziario con la creazione dei due Csm? – chiede il penalista e vicepresidente dell’ordine degli avvocati di Cosenza –. Il tema non va politicizzato perché voteranno anche i cittadini che non hanno molte competenze in materia giuridica. L’articolo 104 della costituzione è già uno sbarramento a tutela del potere giudiziario».

Errori giudiziari e ingiuste detenzioni

Dopo gli altri interventi tecnici di Giovanni Garofalo (presidente del tribunale di Lamezia Terme) e Nicola Carratelli (presidente del comitato scientifico della Camera penale), ancora le ragioni del Sì con Roberto Le Pera (presidente della Camera penale di Cosenza): «Dimostratemi che i magistrati non vogliono continuare ad orientare le nomine all’interno del Csm, denunciatemi per diffamazione, l’Anm e le correnti hanno occupato un organismo costituzionale. Della separazione delle carriere non vi interessa nulla, volete solo mantenere il vostro potere nel Csm» attacca il penalista riportando il dato delle 6800 ingiuste detenzioni a fronte di appena 10 censure (lo 0,05%) per i magistrati.

Guarascio (No): «Le assoluzioni testimoniano che il sistema funziona»

Secondo il magistrato Domenico Guarascio «un giudice ciuccio o senza coraggio rimarrà tale anche da “separato”, come dice l’avvocato Coppi. Pm e giudici insieme a pranzo? A Cosenza è accaduta la stessa cosa con gli avvocati protagonisti, quindi vi prego di smetterla con queste narrazioni false. Nel caso Palamara il vero problema era l’ingerenza della politica». La separazione delle carriere? «Di fatto esiste già» ribatte il procuratore di Crotone concludendo che «se ci sono le assoluzioni significa che il sistema funziona, è fisiologico, altro che errore giudiziario». Poi un’ultima stoccata sulle carenze con cui ci si deve confrontare quotidianamente: «Su 5 ascensori ne ho avuto solo uno funzionante…».
Il tema è caldo e si rischia quasi lo scontro fisico tra Carratelli e Santese dopo la denuncia, da parte del penalista, di un caso di processo ingiusto: i toni si esasperano e lo stesso Santese rinuncia a completare l’intervento. Infine spazio agli interventi politici.

Orsomarso (Sì) e Irto (No)

Per Fausto Orsomarso «la costituzione deve essere un organismo vivente». Secondo il senatore meloniano «2mila aderenti alle correnti hanno occupato il Csm, vi siete attribuiti un ruolo che la costituzione dei Calamandrei e dei Gullo non vi ha dato».
Per il collega dem Nicola Irto «i pm non devono pranzare coi giudici, certo, ma c’è bisogno di cambiare la Costituzione per questo? Questa riforma – aggiunge – non velocizza i processi. Io sono favorevole alla separazione delle carriere ma bisognava farlo attraverso una legge ordinaria da discutere in Parlamento, una legge che basterebbe anche per fare due concorsi diversi per pm e giudici. Il testo è diventato quesito referendario senza la modifica neanche di una virgola, è la prima volta che accade nella storia repubblicana. Eppure Orsomarso sa che c’erano anche parlamentari di centrodestra che volevano cambiare qualcosa sul sorteggio. Cosa che mi trova d’accordo. Si sappia che noi eravamo disponibili a discutere ma non ci è stato concesso: il Parlamento è stato svuotato della sua funzione». (euf)  

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