Farmaci antitumorali, colpi milionari tra Napoli e Melito Porto Salvo: così i carabinieri calabresi hanno incastrato la banda
Mentre la base operativa era all’ombra del Vesuvio, un furto all’ospedale “Tiberio Evoli” ha dato ai Carabinieri la traccia decisiva per sgominare l’organizzazione

LAMEZIA TERME Da un lato l’inchiesta campana coordinata dalla Procura di Napoli, dall’altro quella svolta dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Melito di Porto Salvo su delega della Procura di Reggio Calabria. Nel mezzo un sistema ben organizzato e collaudato legato al furto di farmaci antitumorali salvavita. E mentre la base operativa era a Napoli, ma i furti e la successiva ricettazione dei farmaci avveniva su tutto il territorio nazionale, Calabria inclusa. I componenti della banda criminale sgominata da un’operazione dei carabinieri Napoli Vomero tra Napoli, Catania e Melito sarebbero dieci soggetti indagati per furto pluriaggravato e ricettazione di farmaci oncologici salvavita per un bottino pari a diversi milioni di euro.
L’indagine reggina
Ruolo decisivo nell’inchiesta, dunque, lo ha ricoperto la Procura di Reggio Calabria grazie ad un’indagine parallela condotta dai Carabinieri di Melito Porto Salvo. Questa attività riguardava, in particolare, un furto analogo di farmaci avvenuto presso l’Ospedale “Tiberio Evoli” della cittadina calabrese che oggi ha portato all’arresto di diversi soggetti. Ma andiamo con ordine. Come si legge nell’ordinanza firmata dal gip Enrico Contieri, infatti, mentre la pg di Napoli avrebbe raccolto elementi indiziari, ciò che emergeva dall’attività investigativa dei Carabinieri del Nucleo Operativo di Melito di Porto Salvo risultava, invece, fortemente rilevante, incentrandosi in particolare sulle attività di Alessio Donnarumma (cl. ’90), Cristofaro Sacchettino (cl. ’67), Danilo De Angelis (cl. ’84), tutti e tre finiti incarcere, e Pasqualino Spadaro, quest’ultimo finito ai domiciliari. Attraverso l’analisi del traffico telefonico, inoltre, gli inquirenti sono risaliti ad un’altra figura, una donna che si sarebbe trovata «in compagnia di Donnarumma Alessio durante le fasi del furto».
La guardia giurata infedele
A proposito di furti, c’è un primo episodio risalente al 31 maggio 2024. Danilo De Angelis secondo l’accusa avrebbe ricoperto un ruolo «fondamentale nella fase organizzativa ed esecutiva del furto in qualità di dipendente della società “Team Security”» ovvero la società di vigilanza operante all’interno del complesso ospedaliero “Federico II” di Napoli. Secondo gli inquirenti, infatti, De Angelis «gestiva la tempistica, impartiva le disposizioni e controllava che tutto sì svolgesse in piena sicurezza evitando anche eventuali interferenze con i propri colleghi di lavoro in servizio, interfacciandosi direttamente con uno dei promotori, Alessio Donnarumma». Quest’ultimo, inoltre, risultava essere «colui che dava ordini ai suoi “collaboratori” diretti in qualità di esecutori materiali del furto».
Da Melito il “motore investigativo”
Come è emerso dalle carte dell’inchiesta, molti dei gravi indizi di colpevolezza derivano dal procedimento penale della Procura della Repubblica di Reggio Calabria. In questo caso, infatti, i magistrati reggini hanno fornito i tracciati GPS e le intercettazioni telematiche che documentano come la banda stesse pianificando i colpi successivi negli ospedali di Napoli (come il Monaldi o il Cardarelli). La Calabria, inoltre, non era solo un bersaglio, ma il luogo dove gli indagati sono stati “agganciati” la prima volta. Da qui è partito il monitoraggio delle utenze telefoniche effettuato dai militari calabresi grazie al quale sarebbe stato svelato il loro “modus operandi” ovvero sopralluoghi rapidi, furti notturni mirati a farmaci costosi e rientro immediato in Campania per la ricettazione.
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