Lamezia, la mappa dello spaccio di eroina e cocaina: il “tesoro” nascosto nel terreno e i rifornimenti dalla Locride – NOMI
L’asse dello stupefacente collegava Africo e Bovalino alla piana lametina, con ramificazioni fino a Gizzeria e Curinga. L’inchiesta svela i segreti del deposito in località Pullo gestito da Buffone

LAMEZIA TERME Una piazza di spaccio dinamica e pervasiva, nonostante i controlli da parte delle forze dell’ordine negli ultimi anni siano diventati più asfissianti e capillari. È quello che emerge dell’ultima inchiesta della Procura di Lamezia Terme che ha portato alla conclusione delle indagini nei confronti di 21 indagati. Si tratta di soggetti coinvolti tutti a vario titolo in un’articolata attività di spaccio di sostanze stupefacenti ricostruita dagli agenti del Commissariato di Lamezia Terme, della Polizia Ferroviaria di Lamezia Terme – Compartimento Polizia Ferroviaria di Reggio Calabria, della Squadra Mobile di Catanzaro, delle Unità Cinofile antidroga di Vibo Valentia, Reggio Calabria e Palermo, con il supporto delle pattuglie del R.P.C.C. di Vibo Valentia, Cosenza e Siderno e il Commissariato PS di Bovalino.
L’inchiesta
Si tratta di una inchiesta nata dai monitoraggi degli agenti di polizia che ha coperto un arco temporale significativo, riuscendo a documentare come il mercato dello spaccio di droga a Lamezia sia tuttora un settore florido, capace di muovere ingenti flussi di denaro e sostanze pesanti come cocaina ed eroina, oltre alla marijuana, toccando anche le piazze di spaccio limitrofe: Gizzeria, Curinga e Nocera Terinese. L’attività ha preso avvio anche grazie ad attività info-investigativa che ha consentito di individuare i principali canali di approvvigionamento, distribuzione e spaccio, successivamente verificati tramite mirati servizi di appostamento condotti con modalità discrete. Le investigazioni si sono svolte in un contesto criminale particolarmente complesso, caratterizzato da una radicata presenza di attività illecite e di soggetti ben noti per le loro negative personalità.

Il terreno in località Pullo
Elemento cruciale dell’inchiesta è poi un terreno situato in località Pullo a Lamezia Terme. Per come ricostruito dagli inquirenti la zona agricola non era un semplice luogo di passaggio, ma veniva utilizzato come una vera e propria base logistica e deposito sicuro per la droga, lontano da occhi indiscreti. Non a caso uno degli episodi più rilevanti riportati nella chiusura indagini riguarda proprio la scoperta di un ingente quantitativo di eroina il cui valore d’acquisto era stimato intorno ai 20.000 euro, sapientemente occultata all’interno di un bidone interrato e nascosto nella fitta vegetazione del terreno. Questo metodo serviva a proteggere il “capitale” sia dalle intemperie che da eventuali controlli improvvisi delle forze dell’ordine presso le abitazioni degli indagati. A “controllare” il terreno – secondo quanto emerso – sarebbe stato Giuseppe “Peppe” Buffone sebbene non agisse da solo perché a frequentare l’area c’erano anche altri indagati, come Pietro Antonio Pascuzzo, che collaboravano nella gestione dei carichi.
Località Pullo fungeva da “magazzino all’ingrosso”: qui la droga veniva stoccata appena arrivata dai fornitori (spesso provenienti dall’area reggina o dai fratelli Mollica) prima di essere frazionata e distribuita agli spacciatori di livello inferiore.
Il cuore dell’inchiesta: il ruolo dei “broker” e i nascondigli
Le indagini della Procura lametina hanno consentito di risalire alle figure “chiave” dell’attività di spaccio. Fra loro emerge la figura di Giuseppe “Peppe” Buffone, sul quale pesano numerosi capi d’imputazione. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Buffone non si sarebbe limitato alla vendita al dettaglio, ma avrebbe gestito canali di approvvigionamento di rilievo. Tra gli episodi più significativi sottolineati dagli inquirenti, spicca la detenzione di 450 grammi di cocaina, presumibilmente acquistata dai fratelli Bruno e Leo Mollica per essere immessa sul mercato locale. Secondo l’impianto accusatorio, al suo fianco, con compiti di stretta fiducia e custodia logistica, emergono i profili di Pietro Antonio Pascuzzo e Pietro Buffone, figure chiave per la movimentazione dei carichi e la gestione dei depositi strategici, come quello individuato in località Pullo. Il “livello superiore” dell’approvvigionamento dall’area reggina sarebbe garantito da soggetti come i fratelli Mollica e Sebastiano Strangio, che rifornivano il gruppo di ingenti partite di cocaina ed eroina. La struttura si completava infine con una rete di collaboratori operativi e pusher — tra cui Roberto Cavanna, Giuseppe Capone e Giuseppe Dastoli — incaricati di presidiare il territorio e mantenere costante il flusso delle cessioni verso i consumatori finali.
La Procura di Lamezia Terme ha chiuso le indagini nei confronti di 21 persone:
- Giuseppe Buffone (1977) di Lamezia Terme
- Pietro Buffone (1984) di Gizzeria
- Roberto Cavanna (1973) di Lamezia Terme
- Pietro Antonio Pascuzzo (1978) di Lamezia Terme
- Giuseppe Dastoli (1971) di Lamezia Terme
- Fernando Gamberale (1971) di Lamezia Terme
- Francesco Galluzzi (1995) di Lamezia Terme
- Giuseppe Barbera (1975) di Lamezia Terme
- Eros Dino Falvo (1989) di Lamezia Terme
- Antonio Mendicino (1976) di Lamezia Terme
- Bruno Mollica (1982) di Melito di Porto Salvo
- Leo Mollica (1962) di Africo
- Antonio Romeo (1971) di Bovalino
- Sebastiano Strangio (1983) di Bovalino
- Franco Raso (1975) di Lamezia Terme
- Giovanni Cerra (1962) di Lamezia Terme
- Giuseppe Capone (1966) di Lamezia Terme
- Carla Zanellati (1973) di Lamezia Terme
- Antonio Davide Domenicano (1996) di Lamezia Terme
- Giovanni Torcasio (1964) di Lamezia Terme
- Mauro Stranges (1988) di Lamezia Terme