Sanità, l’approdo dell’uscita dal commissariamento tra accordi politici e ostacoli tecnici
Per il presidente Occhiuto il via libera di esponenti di spicco del governo Meloni ma anche il “braccio di ferro” con i funzionari dei ministeri Mef e Salute

CATANZARO La strada sul piano politico è ormai tracciata, e anche da diverso tempo, con il suggello più importante apposto direttamente dalla premier Giorgia Meloni a settembre a Lamezia nel corso della campagna elettorale per le Regionali a sostegno del ricandidato presidente – poi riconfermato governatore – Roberto Occhiuto. L’uscita della sanità calabrese dal commissariamento è un approdo che mette d’accordo tutti, nel rapporto tra il governo nazionale di centrodestra e il presidente Occhiuto, commissario in carica, nel senso che sul piano politico non c’è più alcun ostacolo, come del resto lo stesso Occhiuto ha più volte spiegato ricordando l’avvenuto via libera anche dei due ministri che guidano i dicasteri vigilanti sulla Calabria, Giancarlo Giorgetti per il Mef e Orazio Schillaci per la Salute. Il “nodo” da sbrogliare resta ancora il piano eminentemente tecnico. Come si sa per l’uscita dal commissariamento serve una rinegoziazione del piano di rientro al quale la Calabria è sottoposta addirittura dal 2009, dall’anno prima del commissariamento, decretato dal governo nel 2010. Ed è proprio sul piano di rientro che ancora si registrerebbe un forte “braccio di ferro” tra il livello calabrese e il livello tecnico dei ministeri. Lo ha confermato, in una dichiarazione riportata alcuni giorni fa dall’Ansa a margine di un’iniziativa a Crotone, lo stesso Occhiuto: «Desidero un piano che – ha detto Occhiuto – non sia un “capestro” per la Calabria. Il mio obiettivo è uscire dal commissariamento e, successivamente, anche dal piano di rientro. Se per uscire dal commissariamento mi chiedessero di firmare un accordo che porterebbe a un nuovo commissariamento immediato, non sarebbe una buona soluzione. Peraltro, stiamo cercando di resistere a varie pressioni, dimostrando forza anche nei confronti dei tecnici del Mef e della Salute».

Le “pressioni” romane, la “resistenza” calabrese
Una dichiarazione che la dice lunga sulla “tensione” che corre con i tecnici dei ministeri: sul tavolo delle trattative in corso da diversi mesi e in questi giorni sempre più nel vivo tra Catanzaro e Roma, la sanità calabrese può squadernare alcuni risultati come il “verde” raggiunto in due delle tre aree dei Lea, i livelli essenziali di assistenza, e passi avanti anche sul piano contabile e della ricognizione del debito. Ma – si fa intendere da fonti della Cittadella – i funzionari del Mef (Ragioneria dello Stato) e della Salute – soprattutto i primi per la verità – pretenderebbero di far sottoscrivere alla Calabria un piano di rientro “lacrime e sangue”. Da qui la “resistenza” strenua di Occhiuto e dei suoi più stretti collaboratori della sanità, per nulla intenzionati a consentire ulteriori tagli draconiani alla sanità calabrese (soprattutto tagli che possano riflettersi sulla qualità dell’assistenza). Si vedrà nei prossimi giorni quale sviluppo avranno le permanenti interlocuzioni tra le parti. Resta il dato di fatto di un rapporto sempre molto complicato tra i tecnici ministeriali e Occhiuto, che già in passato più volte – e per la verità comprensibilmente – ha lamentato un approccio eccessivamente ragionieristico e burocratico degli uffici di Roma rispetto alle esigenze della Calabria. (redazione@corrierecal.it)
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