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oltre le sbarre

Antimafia penitenziaria. «Per sconfiggere i boss servono tecnologia e rieducazione, non solo repressione»

La Garante regionale Russo porta il dossier carceri in Commissione Anti-‘ndrangheta. La difesa della Polizia Penitenziaria: «Non lasciamo sola l’Amministrazione penitenziaria. Lavoro e welfare in car…

Pubblicato il: 13/03/2026 – 17:38
di Giovanna Russo
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Antimafia penitenziaria. «Per sconfiggere i boss servono tecnologia e rieducazione, non solo repressione»

REGGIO CALABRIA Se il carcere è lo specchio della società, la lotta alla criminalità organizzata non può fermarsi davanti al cancello di un istituto penitenziario. È da questo assunto che prende forma il concetto di “Antimafia penitenziaria”, una strategia invocata già da qualche anno per arginare lo strapotere dei boss all’interno delle carceri custodendo i diritti costituzionalmente garantiti. Nel dibattito pubblico, specialmente dopo inchieste scottanti come quella di Cosenza su droga e cellulari in cella, la tentazione è spesso quella di scaricare le colpe esclusivamente sulle falle interne al sistema. Sarebbe un errore grossolano. Gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria svolgono un lavoro complesso, spesso silenzioso, operando in contesti difficili e segnati da pesanti criticità strutturali. Per proteggere il sistema e i detenuti più fragili dall’assoggettamento mafioso, la risposta deve essere istituzionale, tecnologica e culturale. Da un lato, la sicurezza. Servono tecnologie più competitive per schermare e contrastare l’uso dei telefoni, un rafforzamento delle tecniche di osservazione e una cooperazione interistituzionale più solida. Dall’altro, il trattamento. La vera sconfitta della mafia in carcere non passa solo dalla repressione, ma dal “welfare penitenziario”. Il carcere deve essere un luogo di cambiamento. Dove esistono percorsi seri di lavoro, formazione e reinserimento, il potere e gli interessi delle organizzazioni mafiose si indeboliscono e perdono terreno. Difendere i diritti non significa urlare proteste, ma avere la competenza per offrire vere alternative di riscatto e l’umiltà di lavorare tutti insieme. La questione è ora pronta per ritornare sui tavoli politici regionali. Prossimamente presenteremo una relazione dettagliata sulle criticità del sistema. Ho chiesto un’audizione alla Commissione Anti-‘ndrangheta a prosecuzione delle due già effettuate all’inizio del mio insediamento e sono già in contatto con il Presidente della commissione. La Calabria ha l’opportunità di dimostrare che la mafia, da dentro, può essere sconfitta, garantendo una reale seconda chance. Questa è cultura del cambiamento, questa è l’antimafia penitenziaria, ovviamente servono mezzi e risorse adeguate per ottemperare ai sensi di legge. (redazione@corrierecal.it)

*Garante regionale dei diritti dei detenuti e Coordinatrice nazionale dei Garanti

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