Salvini apre al petrolio russo, è scontro con Tajani
Per il governo la posizione non cambia. Opposizioni: vanno in ordine sparso

ROMA Valutare scelte “pragmatiche” come quella americana di attenuare le sanzioni sul petrolio russo. Perché per ora a rimetterci “siamo solo noi”. Nel giorno in un cui il suo amico Viktor Orban lancia l’ennesimo avvertimento a Bruxelles, Matteo Salvini torna a fare la voce fuori dal coro e, unico tra gli alleati di centrodestra, chiede di riflettere sull’opportunità di allentare la morsa su Mosca per frenare la corsa dei prezzi, innescata dalla nuova guerra nel Golfo. Ricevendo un immediato altolà di Antonio Tajani, che ribadisce la linea di Forza Italia, che poi è anche quella ufficiale del governo: la pressione sulla Russia va “assolutamente mantenuta”. Giorgia Meloni, come ha fatto quasi sempre in tre anni e mezzo di governo, sceglie di non esporsi di fronte a uno scontro non nuovo tra i suoi due vicepremier. In un fine settimana senza appuntamenti ufficiali rimane concentrata sulla crisi internazionale, a tenere le fila dei contatti diplomatici (il suo staff è a Palazzo Chigi anche nel weekend) e a preparare il prossimo Consiglio europeo terremotato dalla guerra all’Iran. Nemmeno dal suo partito si commentano le uscite dei leader di Lega e Forza Italia, perché la posizione del governo, è il refrain tra i suoi, è quella che la premier ha espresso in Parlamento appena tre giorni fa. E non cambia. “L’Italia continuerà a promuovere, in sede G7 e UE, la pressione economica sulla Russia”, ha ripetuto Meloni alle Camere e ripeterà anche giovedì a Bruxelles. Dove cercherà di aprire la strada a una “soluzione politica” per superare i veti di Orban (e della Slovacchia). “Non c’è niente di nuovo”, minimizza chi le ha parlato. Ma la nuova plastica divisione tra azzurri e leghisti offre gioco facile alle opposizioni – che rimangono a loro volta divise sulla proposta di Meloni di un tavolo di confronto sulla crisi – per criticare una maggioranza. Il governo è “allo sbando” dice il dem Piero De Luca e ciascuno “si muove per conto suo”, osserva da Italia Viva il vicepresidente Davide Faraone, mentre la premier “sceglie il silenzio” così da “poter rivendicare ogni posizione e smentirne contemporaneamente ogni conseguenza”. Salvini, aggiunge Osvaldo Napoli di Azione, “si conferma una spalla per Putin” e “un problema insolubile per Meloni” – o piuttosto “un problema consolidato”, come scherza, sotto stretto anonimato, un big di FdI. A sinistra nessuno, in sostanza, sposa la linea del leader leghista: pure per Angelo Bonelli (Avs), “chi chiede di riaprire” anche al gas russo “sbaglia”. E la posizione del M5s rimane “granitica”, come ha ripetuto Giuseppe Conte, sul no agli acquisti dalla Russia fino a che ci sarà il conflitto, nonostante l’uscita più aperturista di Chiara Appendino, che chiede di essere “pragmatici”. Proprio come fa Salvini. Gli Stati Uniti “hanno fatto una scelta pragmatica e io ritengo che l’Italia e l’Europa debbano prendere in considerazione la stessa scelta pragmatica” dice il capo del partito di via Bellerio, spiegando che “non si tratta di essere pro o anti Putin” ma essere “sciocchi” perché “non significa difendere l’Ucraina”. Come non lo si fa, per il vicepremier leghista, non volendo “atleti paralimpici russi alle Paralimpiadi o artisti russi alla Biennale di Venezia”. La sua è una posizione “non in scia a Putin”, ci tiene a sottolineare, ma “agli Stati Uniti d’America alla guida della Nato”. Lui “dice la sua” e “io rispetto tutte le opinioni”, taglia corto Tajani. Fermo restando però che sulle sanzioni non si retrocede. L’Italia, ricorda peraltro il titolare della Farnesina, “è stata tra i Paesi promotori” delle misure restrittive nei confronti di Vladimir Putin “per spingere Mosca ad arrivare a un cessate il fuoco”. Confronto tra alleati sul punto, ammette lo stesso Salvini, non c’è stato. Ma la politica estera, ricordano sempre ai piani alti dell’esecutivo, “la fanno Palazzo Chigi e la Farnesina”. (Ansa)
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