L’eroina fornita dagli albanesi ai clan crotonesi: sul bus da Milano il carico nascosto con il caffè: «Copriamo tutto»
Un espediente utilizzato per coprire gli odori in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine con i cani antidroga. Tutto studiato nei minimi dettagli

CROTONE Eroina trasportata su un autobus partito da Milano e diretto in Calabria, occultata in un bagaglio all’interno di confezioni di caffè. Un espediente utilizzato per coprire gli odori in caso di controlli da parte delle forze dell’ordine con i cani antidroga. Tutto studiato nei minimi dettagli. L’episodio è contenuto nelle pagine dell’ordinanza dell’inchiesta “Libeccio” della Dda di Catanzaro contro i clan crotonesi Arena, Manfredi e Nicoscia. Le indagini hanno svelato come i vertici delle consorterie di Isola Capo Rizzuto riuscissero a riorganizzarsi e a impartire direttive strategiche anche dal regime di carcere duro. Al centro dell’episodio in questione, il traffico di stupefacenti sull’asse Milano-Calabria, culminato nel sequestro di oltre un chilo di eroina purissima.
Il piano per l’acquisto e il trasporto dell’eroina
L’indagine ha permesso di ricostruire minuziosamente l’acquisto di 1,088 kg di eroina, trattata a Milano con fornitori albanesi. Nelle intercettazioni gli indagati delineano ogni fase dell’affare: dalla trattativa alla raccolta dei capitali necessari. Fino all’invio di un sodale nel capoluogo lombardo per verificare la «bontà» del prodotto e chiudere l’accordo.
I dialoghi catturati nelle intercettazioni restituiscono uno spaccato delle dinamiche tra la ‘ndrangheta e i fornitori stranieri. Il boss Pasquale Manfredi “Scarface”, parlando con Giuseppe Passalacqua il 13 settembre 2024, chiarisce senza giri di parole le condizioni poste dagli albanesi, pronti a fornire anche hashish e cocaina con purezza fino al 95%, ma inflessibili sui pagamenti. «Ehi quanti… quanti soldi abbiamo noi? Ventimila parliamo di mezzo chilo, ne abbiamo trenta parliamo per un chilo», spiegava Manfredi, aggiungendo: «Qua credito non ce n’è! Mi ha detto: “Compà! Parlate chiaro e andate con i soldi. Che non voglio sottorifugi!”».
L’obiettivo era un investimento da 30mila euro per un chilo di stupefacente, un affare basato sulla reputazione costruita da Manfredi dietro le sbarre grazie a contatti con detenuti salernitani. L’entusiasmo per il potenziale profitto era evidente nei calcoli del boss: un guadagno stimato tra i 40mila e i 50mila euro a fronte dell’investimento iniziale.
Il trucco del caffè e il sequestro sul bus
Per il trasporto della droga verso la Calabria, l’organizzazione aveva pianificato la spedizione tramite un autobus di linea. Il carico, partito da Milano-Lampugnano e diretto a Cosenza, era stato occultato sapientemente nel tentativo di eludere i controlli cinofili. «Possono essere i cani ok? Possiamo eludere questa cosa noi? Sì! Copro tutto io». Nella confezione c’erano quattro pacchi di caffè, di cui uno aperto e versato per coprire l’odore dell’eroina. Lo stratagemma non ha però funzionato: la polizia ha intercettato il bus nei pressi di Firenze, rinvenendo due tavolette di polvere per un peso totale di oltre un chilo.
«L’abbiamo persa…», è l’amara constatazione di Scarface dal carcere. Il fallimento del carico ha scatenato nervosismo tra gli affiliati. Manfredi, interrogandosi sull’anomalia di un sequestro senza arresti immediati, dimostrava sospetti: «Se stavano seguendo il pacco… facevano scaricare il pacco e lo pizzicavano con le mani dentro il sacco!». Il bilancio finale per il capoclan è stato pesante, come confessato alla moglie: «Brutte notizie… abbiamo perso 80.000 euro di debito tra Milano e hashish di scarsa qualità». (m.ripolo@corrierecal.it)
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