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Referendum: magistrati in tv, Forza Italia propone sanzioni

L’emendamento al decreto Pnrr di Cannizzaro, Gentile e D’Attis

Pubblicato il: 15/03/2026 – 13:07
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Referendum: magistrati in tv, Forza Italia propone sanzioni

ROMA In vista del referendum sulla giustizia, si accende sempre di più il confronto politico sul ruolo pubblico dei magistrati. Un emendamento presentato da Mauro D’Attis, Francesco Cannizzaro e Andrea Gentile, parlamentari di Forza Italia, punta a introdurre sanzioni disciplinari per i magistrati che, anche fuori dall’esercizio delle proprie funzioni, assumano comportamenti ritenuti lesivi dell’immagine di imparzialità della magistratura.
La proposta è stata presentata come emendamento al decreto legato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, attualmente all’esame della Commissione Bilancio della Camera. Tuttavia è stata dichiarata inammissibile perché estranea alla materia del provvedimento. Gli stessi promotori hanno comunque già fatto sapere di volerla ripresentare in un’altra occasione legislativa.
Nel merito, il testo interviene sul Decreto legislativo 23 febbraio 2006 n. 109, che regola gli illeciti disciplinari dei magistrati. L’obiettivo è estendere i doveri di riserbo e imparzialità anche alle attività svolte al di fuori delle aule giudiziarie, come partecipazioni a convegni, dibattiti pubblici o trasmissioni televisive.
La norma proposta stabilisce infatti che un magistrato non debba tenere comportamenti – anche se formalmente legittimi – che possano compromettere «la credibilità personale, il prestigio e il decoro del magistrato o il prestigio dell’istituzione giudiziaria». Una formulazione che, secondo i promotori, servirebbe a garantire l’immagine di indipendenza e terzietà della magistratura anche nella sfera pubblica.Il tema è particolarmente sensibile in questa fase di forte dibattito sulla riforma della giustizia, rispetto alla quale diversi magistrati, in primis il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, hanno espresso critiche intervenendo in incontri pubblici o partecipando a trasmissioni televisive.
Proprio questa circostanza ha alimentato il confronto politico
: da un lato chi ritiene necessario rafforzare il principio di neutralità della magistratura anche fuori dal lavoro giudiziario, dall’altro chi teme che norme di questo tipo possano limitare la libertà di espressione dei magistrati su temi di interesse pubblico.Per ora l’emendamento resta fermo al palo, ma il tema è destinato a tornare presto nel dibattito parlamentare.

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