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l’ennesima invenzione penale

“Arresteranno” anche le canzoni di malavita

Cosa dice la relazione al ddl sul nuovo reato di incitamento alla mafia

Pubblicato il: 17/03/2026 – 11:09
di Lucia Serino
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“Arresteranno” anche le canzoni di malavita

Se il Parlamento italiano avesse avuto questo zelo legislativo negli anni Settanta, oggi metà del repertorio napoletano sarebbe clandestino, come una cassetta pirata. La nuova creatività normativa riguarda l’ennesima invenzione penale: l’apologia della mafia, versione estesa e aggiornata, quella che potrebbe colpire non solo i comportamenti ma anche le narrazioni, dalle canzoni ai video virali, dalle sceneggiate alle serie tv. Potrebbe essere vietato persino indossare il montone modello Messina Denaro quando è stato arrestato (è tutto vero, lo si può  leggere nei lavori preparatori al Ddl di cui vi stiamo per parlare). La notizia non è nuova. Il disegno di legge, promosso dal senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin, è in circolazione da mesi e prevede di introdurre un nuovo articolo nel codice penale, il 416 bis 2, per punire chi esalta pubblicamente “principi, fatti o metodi” delle organizzazioni mafiose.
Abbastanza singolare, per non dire esilarante, è la lettura delle elazioni parlamentari del Ddl, dove si elencano i comportamenti che potrebbero rientrare nella fattispecie: gli inchini ai boss durante le processioni, i murales celebrativi, i post sui social che glorificano la criminalità organizzata. E poi, dicevamo, le canzoni. Se si comincia con i testi delle canzoni, allora bisogna avvisare subito mezzo secolo di autori di musica napoletana. Prendiamo “Bambenella ’ncopp ’o quartier”, classico della sceneggiata: storia di quartiere, pistole, amori sbagliati e guappi. Ma anche la Calabria non scherza, pensiamo ai canti della malavita di Freddy Scotti di Cosenza. Zanettin è un avvocato vicentino, parlamentare di lungo corso e oggi anche presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario. La sua carriera politica è lunga e piena di iniziative legislative: dalla disciplina delle intercettazioni alle norme sulla giustizia, passando persino per proposte sull’ineleggibilità dei magistrati e sulla soppressione delle regioni a statuto speciale. Non è chiaro se in Commissione Giustizia abbiano mai attraversato Napoli in taxi con la radio accesa. Perché, se il criterio è quello suggerito dalle relazioni, metà del patrimonio musicale popolare rischia di finire sotto sequestro insieme alle pistole sceniche della vecchia sceneggiata. Dunque lo scenario possibile sarebbe questo: accanto all’associazione mafiosa potrebbe diventare reato anche il racconto di quella associazione.
Ora noi sappiamo che la storia italiana della mafia è passata attraverso il cinema, la musica, la narrativa. Con annessa vecchia discussione: i film tipo Gomorra hanno un’influenza sulla condotta di chi guarda ed emula o l’arte è arte e non va mai censurata? Il nuovo legislatore propende evidentemente per la prima ipotesi e così di questo passo arriveremo a chiederci quali sono i veri effetti di canzoni come quella di Sal Da Vinci. Se è una canzone – cosa di cui è convinto Aldo Cazzullo – che si canta ai matrimoni di camorra, allora il vincitore di Sanremo sta indirettamente promovendo una cultura mafiosa? A un matrimonio potremmo trovarci davanti a un menù che prevede prima l’antipasto, poi primo e secondo, quindi il ballo e infine l’identificazione dei presenti per concorso morale in serenata sospetta. Magari chiederemo una playlist potenzialmente criminosaa Nordio o Gratteri. Anzi, a entrambi, par condicio in campagna referendaria. La vera ironia amara di tutta questa vicenda è che mentre il Parlamento discute se punire i versi delle canzoni, la mafia reale, che non ha mai avuto bisogno di una colonna sonora, si evolve in una contemporaneità criminale sfuggente, lasciando alle nostre suggestioni un’oleografia solo da set. La sostanza è altrove, nella finanza, nel dark web, nelle istituzioni internazionali. Altro che canti della malavita. Ma il rischio simbolico esiste: confondendo la rappresentazione con l’apologia e iper-normando i comportamenti si potrebbe produrrebbe un risultato involontariamente comico: la nascita della prima polizia della metafora. (redazione@corrierecal.it)

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