In Calabria piogge eccezionali, ma resta lo spettro dell’emergenza idrica
Le precipitazioni invernali hanno favorito la ricarica delle riserve, ma le carenze idriche rappresentano un problema strutturale. Lo certificano i dati Istat tra il 2023-2025

In Calabria, dopo un periodo di tregua, è pronto a ripresentarsi l’atavico problema della carenza idrica. A parlarne ora, quando è da poco passato uno degli inverni più piovosi degli ultimi anni, sembra un paradosso: in poco tempo è caduto il quantitativo d’acqua pari a circa metà anno di pioggia, come ha certificato l’Arpacal nell’analisi di un periodo definito eccezionale ed estremo da un punto di vista meteorologico. Ma l’arrivo delle stagioni del “bel tempo”, tra primavera e soprattutto estate, riaccende i fari sull’emergenza idrica che investe non solo i centri urbani e i capoluoghi, ma influisce anche sull’economia di una regione che si fonda su agricoltura e turismo. Le settimane di piogge intense hanno, da una parte, contribuito alla ricarica degli acquiferi e all’incremento delle riserve idriche, come evidenziato dall’Osservatorio Anbi, ma si tratta comunque di un beneficio temporaneo che non risolve un problema strutturale.

Il report Istat: la Calabria tra le regioni in difficoltà
A certificarlo sono gli ultimi dati Istat riguardo la carenza idrica tra il 2023 e il 2025. Nel report pubblicato venerdì 20 marzo, l’Istituto segnala come l’Italia resti tra i paesi europei che ricorrono più all’uso di acqua potabile, ma che al tempo stesso almeno il 5,8% della popolazione nel 2024, ovvero oltre un milione di persone, è stata coinvolta da misure di razionamento dell’erogazione dell’acqua. Un dato in aumento rispetto all’anno prima e che riguarda soprattutto Calabria e Sicilia. In tutti i capoluoghi calabresi, eccetto Crotone, sono state adottate misure di razionamento. In particolare a Vibo Valentia, unica insieme ad Agrigento ad attuare tutti i giorni (per il capoluogo vibonese solo le ore notturne) limiti all’utilizzo dell’acqua.

Un terzo dei calabresi segnala criticità
Ancora più allarmante il dato relativo alle carenze idriche segnalate dalle famiglie: la Calabria nel 2025 «si conferma la regione più esposta ai problemi di erogazione dell’acqua nelle abitazioni», con il 37,4% che segnala irregolarità, ben oltre la media nazionale del 10% e in aumento rispetto al 7,4% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà dei calabresi, il 44,6%, non si fida a bere acqua dal rubinetto, meno solo di Sicilia e Sardegna. Un dato che si lega a quello riguardo l’insoddisfazione per il servizio idrico con la Calabria che è la quota minore di famiglie che si dichiarano soddisfatte (il 64% rispetto a una media nazionale dell’84,6% nel 2025). Disagi che si riversano anche nel settore agricolo, la cui disponibilità di riserve idriche è già condizionata – in maniera negativa – «dagli effetti del cambiamento climatico e la crescente pressione sugli ecosistemi». In Calabria la difficoltà nella gestione delle risorse idriche incide sul 96,4% delle aziende agricole, un dato ancora superiore rispetto a quello nazionale, ma leggermente più basso rispetto alle altre regioni del Sud che vivono le stesse difficoltà. Anche il turismo, l’altro settore cardine dell’economia calabrese, riflette queste difficoltà: non a caso i periodi più complessi coincidono con il boom di turisti, con un carico eccessivo su un sistema idrico già fragile di suo. Dati, quelli dell’Istat, che inquadrano un’emergenza strutturale della Calabria tra sistemi vetusti e perdite, siccità ed eventi estremi che incidono sulla gestione delle risorse. (ma.ru.)

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