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Catanzaro, dal controllo al caos. Cosenza: forza, testa e vuoto. Crotone, freno e acceleratore

Il doppio volto delle Aquile impone qualche riflessione. I Lupi sono vivi, sugli spalti invece regna la desolazione. Squali solidi, ma ora migliorare il sesto posto non è facile

Pubblicato il: 23/03/2026 – 7:34
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Catanzaro, dal controllo al caos. Cosenza: forza, testa e vuoto. Crotone, freno e acceleratore

Un weekend di emozioni contrastanti per le squadre calabresi. Il Cosenza conferma la sua forza casalinga e si impone contro il Latina, centrando la sesta vittoria consecutiva al “Marulla”. Il Crotone reagisce senza Gomez e strappa un pareggio esterno con il Sorrento: morale alto, ma rimpianto per qualche occasione sprecata. Il Catanzaro, invece, cade a Cesena e paga caro gli errori difensivi.

Catanzaro, dal controllo al caos

Ci sono sconfitte che somigliano a un inciampo e altre che, pur senza fare rumore, lasciano un’eco lunga. Quella del Catanzaro a Cesena appartiene alla seconda categoria: non incrina il percorso, ma lo interroga. Perché il punto di partenza resta granitico: otto risultati utili consecutivi, una produzione offensiva abbondante, un’identità di gioco finalmente adulta. Una squadra che sa cosa vuole essere, e spesso lo è. Ed è proprio per questo che il passo falso del “Manuzzi” sorprende più per la forma che per la sostanza. Il Catanzaro del primo tempo è stato, ancora una volta, un manifesto calcistico: linee pulite, ritmo alto, pensiero veloce. Una squadra capace di occupare gli spazi con naturalezza e di accendersi con talento. Il gol di Liberali – che ormai non è più una suggestione ma una conferma – è stato il sigillo estetico e tecnico di una superiorità netta. Poi, l’intervallo. E con esso, una trasformazione che non trova spiegazioni immediate.
Nella ripresa, le Aquile hanno smarrito sé stesse prima ancora che il controllo della partita. Il Cesena ha alzato i giri, sì, ma è stata soprattutto la squadra di Aquilani a perdere lucidità, misure, persino coraggio. Una regressione improvvisa, già intravista a tratti contro l’Empoli, ma stavolta al contrario e senza appello: da squadra padrona a squadra subalterna, quasi estranea alla propria idea di calcio. Il finale, tra nervosismo, episodi sfavorevoli e frenesia, è stato più una conseguenza che una causa.
Insomma, il Catanzaro ha lasciato qualcosa negli spogliatoi, e capire cosa sia è l’unico vero tema di questa sconfitta. Senza drammi, però. Perché una squadra che costruisce così bene non può essere giudicata solo per una crepa, per quanto evidente. Piuttosto, deve imparare a riconoscerla prima che diventi abitudine.
Il quinto posto resta un presidio da difendere, mentre il quarto si allontana e impone realismo. Ma è proprio in questo equilibrio tra ambizione e consapevolezza che si giocherà il finale di stagione.

Crema: Liberali è stato luce pura nel pomeriggio romagnolo: qualità, personalità, un gol che ha il sapore delle cose destinate a restare. La sua crescita è la notizia più preziosa, perché nei playoff servono proprio giocatori che sappiano spostare l’inerzia con una giocata.
Amarezza: il secondo tempo è una domanda aperta. Non tanto per la reazione del Cesena, quanto per l’assenza di contromisure. E se Liberali ha acceso, il resto dell’attacco è rimasto al buio: Iemmello, Pittarello e Alesi, questa volta, non hanno accompagnato la musica.

Cosenza: forza, testa e vuoto

Il Cosenza visto ieri al “San Vito-Marulla” ha confermato quanto si era intuito nelle ultime settimane: la squadra di Buscè è viva, determinata e capace di reinventarsi. Dopo il piccolo inciampo di Casarano, che può essere considerato un episodio isolato in un percorso di crescita che nelle sei partite precedenti aveva fruttato 16 punti, i lupi hanno saputo rialzarsi con carattere e convinzione.
La partita contro il Latina ha mostrato una squadra pronta a reagire anche quando le cose si mettono male: sotto nel punteggio, ha ribaltato la situazione conquistando una vittoria netta, la sesta consecutiva tra le mura amiche.
Buscè ha dato fiducia a Contiliano, Garritano e Perlingieri, recuperando energie e inserendo elementi che recentemente, per vari motivi, erano stati poco utilizzati. Le risposte ottenute, soprattutto a gara in corso, confermano che il percorso intrapreso verso i playoff è quello giusto. L’attacco è florido (53 gol, secondo solo alla capolista Benevento), Cannavò si conferma jolly prezioso, mentre la difesa con Moretti, Dametto e Caporale, vero perno carismatico della squadra andato anche in gol, ha trovato alchimia e solidità. Il centrocampo, pur senza il faro Langella, dimostra equilibrio e lucidità, e lascia intravedere come la squadra possa continuare a crescere anche con assenze importanti. In attesa del pieno recupero fisico e mentale di Baez e del ritorno di Mazzocchi, il Cosenza può costruire un finale di stagione in crescendo.

Crema: numeri e prestazioni parlano chiaro: il Cosenza ha ritrovato fiducia e identità, riconquistando, almeno momentaneamente, il terzo posto e mostrando che può affrontare i playoff con ambizione.
Amarezza: lo stadio, e non è una novità, resta desolatamente vuoto. Nonostante promozioni e ingressi gratuiti per Under 16 e scuole, la piazza continua a esprimere una contestazione netta e coerente verso la proprietà. Il silenzio sugli spalti è la testimonianza più chiara di come la passione non si compri né si promuova con strategie di facciata: la squadra lotta con identità, ci crede e vince. Il club no. Il presidente Guarascio prima o poi deciderà di fare i conti con questa realtà?

Crotone, freno e acceleratore

Il pareggio conquistato ieri a Potenza porta con sé un misto di soddisfazione e rimpianto. Guardando la classifica, a cinque gare dal termine della fase regolare, e considerando i risultati degli altri (Cosenza e Casertana in attesa della gara della Salernitana), il punto conquistato rischia di allontanare definitivamente la possibilità per il Crotone di agganciare un piazzamento migliore, quarto o quinto, in vista dei playoff. E non è tutto: alle spalle incombe l’Audace Cerignola, settimo a un solo punto di distanza, pronta a sfruttare ogni inciampo.
Ma c’è un ma. Il ma riguarda la capacità di reazione dei ragazzi di Emilio Longo, che pur senza il loro capitano e uomo guida Gomez, squalificato, hanno dimostrato caparbietà e determinazione, conquistando un pareggio esterno che vale più del semplice punto. Una risposta concreta che restituisce morale e in parte fa dimenticare il ko casalingo contro la Salernitana: il Crotone con la testa c’è, e lo dimostra nei momenti più difficili. Ovvio che da qui in avanti bisognerà lavorare sodo per limitare al massimo le lacune mostrate fin qui. Ai playoff il Crotone non partirà da favorito, ma spesso, in passato, in quel mese cruciale di gare all’ultimo respiro, è capitato che chi non aveva le luci dei riflettori puntate addosso, alla fine ha fatto festa.

Crema: quando Gomez manca, emerge Antonino Musso, arrivato a gennaio e già diventato uomo della provvidenza. Il suo rigore trasformato al 14′ minuto di recupero, insieme al ritorno al gol di Maggio, conferma che l’attacco pitagorico ha frecce importanti al proprio arco, terzo reparto più prolifico del torneo con 50 gol all’attivo.
Amarezza: il vantaggio iniziale non è bastato, e le marcature di D’Ursi e Ricci hanno trasformato in rimpianto quello che poteva essere un successo pieno. Una gara che dimostra come i momenti di buio siano sempre dietro l’angolo. (f.v.)

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