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Umori contrapposti

Giustizia, il voto divide Lamezia: Lo Moro esulta, Murone parla di occasione persa

Il sindaco, sul fronte del Sì, parla di «grande confusione sulla riforma». L’ex magistrato e leader dell’opposizione legge nel voto «una difesa corale della Costituzione»

Pubblicato il: 23/03/2026 – 20:46
di Giorgio Curcio
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Giustizia, il voto divide Lamezia: Lo Moro esulta, Murone parla di occasione persa

LAMEZIA TERME Umori e giudizi opposti, qualche interrogativo sullo sfondo. L’esito del referendum sulla riforma della giustizia e la vittoria del “No” lasciano strascichi anche a Lamezia Terme dove negli ultimi mesi il peso della campagna referendaria è stato sorretto dal sindaco, Mario Murone, per il “Sì” e la leader dell’opposizione in Consiglio, Doris Lo Moro, per il “No”. Avvocato contro ex magistrato, una sfida singolare e che va oltre lo scontro ideologico e politico. E lo ha subito sottolineato al Corriere della Calabria proprio Lo Moro. «L’ho vissuta in maniera particolare questa battaglia, anche perché sono un politico, però sono stata magistrato: è il mio ambiente», ci dice.
«L’importanza di questa battaglia non poteva sfuggire a me, ma la cosa straordinaria è che non è sfuggita neppure ai magistrati in servizio o in pensione, e soprattutto non è sfuggita ai cittadini, perché è stato un voto corale da Nord a Sud. Quindi sono particolarmente soddisfatta della reazione del voto popolare».

Giovani e partecipazione

Per Doris Lo Moro «la cosa meno attesa era la partecipazione. Ricordiamo che non abbiamo mai avuto il voto dei fuorisede e avevamo sempre pensato che i votanti potessero essere di più, mentre in realtà non si faceva nulla per farli votare. E invece poi la partecipazione è stata enorme e il risultato è stato sicuramente molto condizionato da questo: dal fatto che hanno votato i giovani, dal fatto che anche il Sud ha dato la stessa risposta, così come la stessa città di Lamezia».
Ma cosa emerge di più da questo voto? Secondo l’ex sindaco di Lamezia «viene fuori la forza della popolazione quando si tratta di fronteggiare difficoltà enormi, e non è la prima volta. La stessa forza, anzi maggiore, l’hanno avuta sicuramente i Costituenti, però le cose si ripetono poi nella storia perché quando c’è da fronteggiare situazioni difficili, da difendere valori importanti — in questo caso la giustizia, la giustizia di tutti, la giustizia uguale per tutti — i cittadini lo avvertono. Per questo hanno votato No dappertutto: a Lamezia, in Calabria, ma in tutta Italia». «Credo – ha sottolineato ancora Lo Moro – che questo valga per destra e sinistra: la Costituzione non si riforma così, non si riforma senza ascoltare. In questo caso, che non si sia ascoltato lo dice la storia della riforma, lo dice il fatto che il governo ha portato in Aula questo provvedimento e non ha accettato neanche un emendamento. È andata peggio della riforma di Renzi, perché lì almeno c’era stata discussione. Il governo l’ha imposta e ha perso e questo fa la differenza. Secondo me, ora, cambieranno molte cose».

Le ripercussioni

E l’ex magistrato sottolinea le possibili ripercussioni a cascata: «Questa sconfitta è talmente forte che sicuramente neutralizzerà altri rischi come il premierato: siamo a un anno dalla fine della legislatura, non c’è spazio per ipotesi di questo genere. E poi sarà depotenziata anche la stessa battaglia sull’Autonomia differenziata, perché per come si erano costruite le cose — autonomia differenziata per la Lega, giustizia per Forza Italia, premierato per Fratelli d’Italia — caduto uno dei pilastri, cadranno tutti. E questo è molto importante».

Il fronte opposto. Murone: «Persa una grande occasione»

Sul fronte opposto la delusione è tanta. E non la nasconde il sindaco di Lamezia, Mario Murone. «Un risultato deludente, anche alla luce della bontà della scelta di dare finalmente attuazione all’articolo 111 della Costituzione. Una scelta di coraggio che ha avuto il governo e che era, peraltro, un percorso obbligato, perché quella della terzietà del giudice è già una norma prevista in Costituzione», spiega subito il sindaco, che rimarca un concetto cruciale: «si è fatta grande confusione nel corso della campagna referendaria, è stata fatta passare l’idea che questa fosse una riforma contro i magistrati. Invece no: è una riforma attuativa della Costituzione, di princìpi che già sono contenuti nella stessa. La terzietà non poteva essere affermata se non ci fosse stata una separazione di quello che è l’organo di alta amministrazione dei magistrati, che appunto è il Csm. Non avrebbe avuto senso tenere in piedi un unico Csm quando il magistrato del pubblico ministero e il magistrato giudicante appartenevano a due organi diversi e quindi necessitavano di una diversa regolamentazione».

«Ha vinto la sinistra o l’Anm?»

Per Murone dunque «evidentemente, la parte politica ha preso il sopravvento sulla parte tecnica e mi rendo conto che sia di difficile comprensione, per i più, quella che è effettivamente la portata della riforma costituzionale. Ma, d’altro canto, di questi risultati dobbiamo prendere atto: abbiamo perso una grandissima occasione». Ma chi ha vinto? Si chiede ancora l’avvocato e sindaco Murone. «La sinistra o la destra? Perché, se la poniamo in termini politici, allora dobbiamo dare atto che, avendo avuto magna pars in questa campagna referendaria l’Anm, dobbiamo dire che l’Anm è una compagine di centrosinistra? Qui c’è un dato politico che adesso va valutato, bisogna considerare effettivamente se il peso lo abbia avuto il centrosinistra o lo abbiano avuto magari anche altri cartelli. Perché quando Conte dichiara, come ha fatto oggi, “abbiamo dato lo sfratto a Meloni”, “è un preavviso di sfratto per Meloni”, questo preavviso di sfratto chi lo ha dato? Io credo che qui ci sia un problema veramente serio. Ci dobbiamo porre il problema se questa separazione dei poteri in Italia ormai sia effettiva oppure no, perché non vorrei che, attraverso questa logica della contrapposizione dei poteri, alla fine si imputi alla politica qualcosa che evidentemente non è diverso da ciò che bisognerebbe imputare anche all’altro potere, che è quello giudiziario». (g.curcio@corrierecal.it)

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