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Il colpo nella Piana

’Ndrangheta, armi da guerra e pistole clandestine a disposizione dei Molè: tre arresti – FOTO E VIDEO

Le indagini della Dda di Reggio Calabria nascono dallo sviluppo di comunicazioni criptate e dal confronto con l’arsenale sequestrato a Gioia Tauro nel gennaio 2025

Pubblicato il: 28/03/2026 – 10:18
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’Ndrangheta, armi da guerra e pistole clandestine a disposizione dei Molè: tre arresti – FOTO E VIDEO

REGGIO CALABRIA Un arsenale di armi da guerra, armi comuni e armi clandestine che, secondo l’accusa, sarebbe stato nella disponibilità di tre persone raggiunte da misura cautelare nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. Il Comando provinciale della Guardia di finanza, con il supporto dello Scico e della componente aerea del Corpo, ha eseguito un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di tre indagati: due sono finiti in carcere, mentre uno è stato posto agli arresti domiciliari. Le accuse contestate, a vario titolo, sono quelle di illecita detenzione e vendita di armi da guerra, armi comuni, armi clandestine e ricettazione, reati che in alcuni casi risultano aggravati dal metodo mafioso.

L’arsenale rinvenuto

L’inchiesta, condotta dal Nucleo Pef/Gico delle Fiamme gialle e coordinata dalla Procura di Reggio Calabria, prende le mosse dallo sviluppo investigativo di comunicazioni cifrate attribuite ad alcuni degli odierni destinatari della misura. Da quelle conversazioni, secondo gli inquirenti, sarebbe emersa la disponibilità di numerose armi comuni da sparo e armi da guerra. Un passaggio decisivo dell’indagine è rappresentato dal confronto tra le immagini circolate attraverso una piattaforma criptata e quelle relative all’arsenale rinvenuto a Gioia Tauro e sequestrato nel gennaio 2025 dalla Compagnia carabinieri locale. Proprio da questo raffronto sarebbe emersa, secondo l’impostazione accusatoria, una sostanziale corrispondenza tra alcune delle armi presenti nei due contesti. Ulteriore conferma sarebbe arrivata dagli accertamenti tecnici del Ris di Messina sulle armi sequestrate a inizio 2025: gli esami avrebbero infatti consentito di individuare impronte riconducibili agli odierni arrestati.

L’aggravante mafiosa

Sulla base delle risultanze investigative, che dovranno trovare conferma nelle successive fasi processuali, a uno dei tre indagati è stata contestata anche l’aggravante mafiosa. Per gli inquirenti, infatti, la disponibilità delle armi sarebbe stata finalizzata ad agevolare, soprattutto sotto il profilo del rafforzamento militare, una cosca di ’ndrangheta egemone nel mandamento tirrenico. In questa direzione, secondo gli investigatori, andrebbero anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e altri riscontri raccolti nell’ambito di diverse operazioni di polizia, che descriverebbero il soggetto come ben inserito nel contesto della cosca. Per l’accusa, l’ingente quantitativo di armi detenute, custodite e in parte sequestrate sarebbe dunque riconducibile proprio alla compagine criminale, che ne avrebbe fatto uno strumento essenziale per il perseguimento delle finalità mafiose, rafforzandone in maniera significativa la forza intimidatoria.

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