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“Pay Up”

’Ndrangheta, le estorsioni ai cantieri di Roccelletta e l’operaio minacciato: «Mastro, ve ne dovete andare da qua»

Nel mirino prima la ditta in subappalto e poi l’impresa appaltatrice. Ma le vittime hanno denunciato tutto ai carabinieri

Pubblicato il: 29/03/2026 – 10:30
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta, le estorsioni ai cantieri di Roccelletta e l’operaio minacciato: «Mastro, ve ne dovete andare da qua»

CATANZARO Prima la ditta impegnata in subappalto, poi l’impresa appaltatrice. Seguendo l’intera filiera del cantiere alcuni appartenenti alla cosca Catarisano avrebbero esercitato una «pressione estorsiva» su imprese impegnate nei lavori a Roccelletta di Borgia. È questo uno dei passaggi più significativi che emergono dall’inchiesta “Pay Up”, culminata nell’esecuzione di tre misure cautelari in carcere nei confronti di Saverio Ciambrone, Angelo Mazza e Salvatore Montesano. I tre – secondo l’accusa – sarebbero i responsabili delle richieste estorsive finalizzate «al mantenimento dei detenuti riconducibili ai Catarisano di Borgia e agli Scalise di Decollatura», annotano gli inquirenti della Distrettuale antimafia di Catanzaro.

«Parassiti sociali»

Quello ricostruito dagli inquirenti e dai Carabinieri, anche grazie alle denunce presentate dalle vittime, è un quadro inquietante che certificherebbe quanto e come – tuttora – i clan del territorio tra Gimigliano, Borgia e la frazione Roccelletta continuino ad esercitare pressioni e spendere il nome delle famiglie criminali per cercare di intimidire e piegare il tessuto imprenditoriale locale. Dall’inchiesta “Pay Up”, dunque, sarebbero emersi i cosiddetti “parassiti sociali” che, come accade spesso in tanti territori della Calabria, mettono nel mirino imprenditori, specie se aggiudicatari di appalti pubblici.

Dal lido al cantiere

Insomma, dopo le richieste al lido di Roccelletta, le pressioni del clan si sarebbero spostate su un altro tipo di business. Il primo passaggio ricostruito dagli inquirenti risale al 10 luglio 2025. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, un imprenditore del settore edile, titolare di una società con sede nel Catanzarese e attiva con un cantiere a Roccelletta, «sarebbe stato avvicinato da Saverio Ciambrone». Quest’ultimo gli avrebbe rappresentato la necessità di «sostenere economicamente due detenuti, evocando esplicitamente la loro appartenenza rispettivamente alla cosca di Borgia e agli Scalise di Decollatura».  

«…ve ne dovete andare da qua…»

Pochi giorni dopo, è il 14 luglio, la pressione si sarebbe trasferita direttamente sul cantiere di Roccelletta. Qui, secondo la ricostruzione accusatoria, Mazza e Montesano avrebbero cercato direttamente il titolare della ditta. E così uno dei due, parlando al telefono con l’imprenditore, si sarebbe qualificato come «l’amico del Ciambrone», chiedendo un incontro vis a vis. Ma, una volta scoperto che i lavori in realtà erano eseguiti in subappalto per conto di una società appaltatrice, il contatto si interruppe bruscamente e i due si sarebbero allontanati. «Mastro…, senza tante spiegazioni, oggi dovete andarvene di qua… ve ne dovete andare da qua…».
È il 29 agosto 2025 quando Angelo Mazza, a bordo di una Smart, «avrebbe raggiunto l’area del cantiere e si sarebbe rivolto a un operaio intimandogli di andar via» annotano gli inquirenti, in un’azione ritenuta idonea a costringere l’impresa a “regolarizzarsi”, cioè a versare denaro. Anche in questo caso, però, il risultato non si sarebbe verificato per cause indipendenti dalla volontà dell’indagato. (g.curcio@corrierecal.it)

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