Occhiuto: «Elezioni anticipate? Fossi nella Meloni andrei avanti. E a Forza Italia non servono i congressi»
Sempre clima di incertezza nel centrodestra. Il presidente della Regione ribadisce: «In Fi no a una lotta per la leadership, sì al rinnovamento e alle battaglie liberali»

LAMEZIA TERME «In un anno di legislatura si può fare moltissimo, non perderei questa occasione. Giorgia Meloni è bravissima e non ha bisogno dei miei consigli ma fossi in lei andrei avanti, anche per raccogliere quello che si è seminato finora». Così in un’intervista a “La Stampa” il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, vicesegretario di Forza Italia.
Fibrillazioni romane
Alla domanda se “l’idea di andare alle elezioni anticipate l’alletta”, Occhiuto dunque risponde “frenando”. Certo è che a livello nazionale, e in particolare nel centrodestra, dopo il flop del referendum sulla riforma della giustizia si respira un clima al tempo stesso confuso e teso. Del resto, le tensioni sprigionate dalle dimissioni di importanti esponenti di governo targati Fratelli d’Italia ma anche le “fibrillazioni” interne a Forza Italia con la spinta al rinnovamento sollecitata da Marina Berlusconi sono ormai temi fissi sulle pagine dei maggiori quotidiani e organi di informazione nazionale, rivelando un quadro complessivo di incertezza che si avverte anche in Calabria e tra i maggiori esponenti della politica regionale.
Il retroscena su Cannizzaro
Per dire, sul “Giornale” nei giorni scorsi Augusto Minzolini ha riportato come retroscena uno “sfogo” nei corridoi del Transatlantico del coordinatore regionale azzurro, Francesco Cannizzaro, fresco di candidatura a sindaco di Reggio Calabria per il centrodestra. «Giorgia – avrebbe detto Cannizzaro secondo il racconto di Minzolini – sta sbagliando tutto. Non capisco perché non faccia un rimpasto visto che il referendum è stata una sconfitta politica. Se andiamo avanti così perdiamo le prossime elezioni. Tant’è che penso di candidarmi come sindaco a Reggio Calabria. Ho 43 anni e non vedo futuro. Non stiamo gestendo la sconfitta né come governo, né come Forza Italia. Fanno fuori Gasparri per mettere la Craxi ma d’impulso, senza un disegno» (Cannizzaro ha ufficializzato la sua candidatura a Reggio qualche ore dopo la pubblicazone di questo retroscena, ndr) .
Le tensioni in Forza Itala
Al di là dei retroscena, comunque “spie” di una situazione politica molto delicata, nel centrodestra e dentro Forza Italia è l’ora delle “grandi manovre”. Nell’intervista a “La Stampa” Occhiuto, ritenuto dagli analisti politici nazionali come un possibile “competitor” del leader di Fi Antonio Tajani, ribadisce la posizione già espressa ieri, osservando che «non serve una lotta per la leadership» – «Tajani non è in discussione, ha fatto un lavoro straordinario tenendo a galla il partito dopo la scomparsa di Berlusconi e se non si è raggiunto l’obiettivo del 20% che aveva fissato è responsabilità di tutti noi» – ma osservando anche che «Forza Italia deve aprire le porte: serve aria nuova, si devono affrontare temi liberali e riformisti che oggi non vengono rappresentati da nessuno». E Occhiuto su un altro punto preciso appare disallineato da Tajani, che – rimarca “La Stampa” – spinge su congressi e nuovi tesseramenti in Forza Italia come risposta alla sconfitta referendaria: «Serve il coraggio di aprire il partito lasciando perdere congressi e tesseramenti… Sono strumenti novecenteschi, vecchi. Già allora – rileva Occhiuto – i congressi erano fonte di patologie. Con il tesseramento si costruivano potentati e questi portavano a degenerazioni… Dobbiamo ripensarci come partito smart, moderno, anche nella comunicazione politica». Quanto al ruolo della famiglia Berlusconi, per Occhiuto è «naturale che i figli di Berlusconi siano interessati al futuro del partito, la creatura alla quale il loro padre teneva di più, che diano qualche stimolo sui temi liberali: ogni tanto credo che sia una cosa positiva» ma «la famiglia non c’entra niente» con le dinamiche che hanno portato al cambio di guida del gruppo di Fi al Senato e a quello possibile anche alla Camera. Quanto alla risposta della premier Meloni alla debacle del referendum, quella di chiedere e ottenere alcune dimissioni nel governo, per Occhiuto «se siamo al governo è per merito di Giorgia e le sue scelte vanno rispettate. Ha guidato la coalizione anche sopperendo alle mancanze di alcuni ministri… Un avviso di garanzia non comporta automaticamente dimissioni ma è giusto che ciascuno autonomamente decida come vuole e nell’interesse della stabilità del governo».
Le dinamiche territoriali
Sul piano territoriale si guarda, nel centrodestra anzitutto, con una certa apprensione agli effetti di queste fibrillazioni romane e alla possibilità di un voto anticipato per le Politiche. Ma ci sono anche questioni più “domestiche”, come quella relativa all’allargamento della Giunta regionale da parte dello stesso Occhiuto, con l’ingresso di un assessore in quota Lega e un assessore in quota Noi Moderati. Ieri in Consiglio regionale è stata approvata dalla maggioranza di centrodestra la legge – contestatissima dal centrosinistra – che regolamenta la figura dei sottosegretari, passaggio ritenuto propedeutico al “ritocco” dell’esecutivo della Cittadella, dai “bene informati” in via di definizione da parte del governatore a cavallo di Pasqua. (a. c.)
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