La scia di sangue dei fratelli Musitano in Canada e il confine sfumato tra ’ndrangheta e Cosa nostra
Dopo gli omicidi di Angelo Musitano nel 2017 e del fratello Pasquale nel 2020, l’arresto di Tomassetti riapre il nodo degli equilibri criminali di Hamilton

LAMEZIA TERME L’arresto in Messico di Daniel Tomassetti ha riportato a galla il brutale omicidio di Angelo Musitano del maggio 2017, ma ha anche rimesso al centro una questione che per decenni è rimasta nascosta dietro ad un velo di enigma e confusione: la mappa opaca della criminalità organizzata in Canada e, in particolar modo, a Hamilton, una delle aree canadesi in cui le linee tra ’ndrangheta e Cosa nostra si sono fatte, negli anni, sempre più sfumate, restituendo un “ecosistema criminale ibrido”, fatto di origini calabresi, alleanze mobili, doppie sponde e famiglie che hanno cambiato peso e collocazione con il passare del tempo. I fatti di cronaca recenti (ma soprattutto quelli avvenuti ormai qualche anno fa) insieme alle ricostruzioni giornalistiche locali e investigative canadesi, restituiscono infatti l’immagine di un contesto criminale molto fluido e in cui ‘ndrangheta e Cosa nostra si muovono incrociandosi e, spesso, trasformandosi in qualcosa di molto diverso rispetto agli assetti criminali tipici di Sicilia e Calabria. In Canada, ad esempio, la storia recente ha mostrato come il mondo mafioso italo-canadese si sia mosso spesso in una zona grigia tra matrici calabresi, strutture tradizionali e relazioni con Cosa nostra nordamericana.
Il doppio omicidio dei fratelli Musitano
Ed è stato proprio questa ambiguità a rendere il caso Musitano un crocevia decisivo, alla luce di un altro gravissimo fatto di sangue e cioè un altro agguato mortale che è costato la vita addirittura al fratello di Angelo Musitano: Pasquale “Fat Pat” Musitano, altro “mobster” di chiare origini calabresi, simbolo della mafia in Ontario. Un killer, nel 2020, gli ha sparato dopo essere sceso dalla sua auto blindata. Il sicario non ha lasciato scampo a Musitano che aveva appuntamento con altre due persone ed ha aperto il fuoco in un parcheggio di Burlington, Canada. Un omicidio atteso dopo quello del fratello avvenuto tre anni prima. Per tutti “Fat Pat” era un bersaglio vivente dal destino segnato. I giornali canadesi, all’epoca dei fatti, avevano ben ricostruito i contorni non solo della vicenda, ma della storia di tutta la famiglia Musitano.
La storia ultradecennale dei Musitano
Sulle pagine del National Post, un poliziotto locale descrisse Pasquale Musitano con una formula rimasta celebre: «Era Tony Soprano prima che Tony Soprano finisse in tv». La famiglia, del resto, aveva radici lontane. Un suo zio era stato soprannominato la “Bestia di Delianuova” dopo un delitto d’onore avvenuto nel 1937, episodio che segnò una delle prime tappe della traiettoria dei Musitano verso il Canada. Negli anni successivi la famiglia accrebbe il proprio peso nell’area di Hamilton, sotto la guida di Dominic Musitano, fino all’ascesa dei figli Pasquale e Angelo negli anni Novanta. Nel 1997 i due fratelli furono accusati di omicidio di primo grado per l’uccisione del boss Johnny Papalia e della sua luogotenente Carmen Barillaro. Quelle accuse furono poi ritirate nel quadro di un accordo che portò i fratelli a dichiararsi colpevoli per l’omicidio Barillaro. Dopo l’assassinio di Angelo, anche Pasquale fu colpito da un agguato nel 2019, ma riuscì a sopravvivere prima di essere ucciso l’anno successivo.
I Luppino-Violi e gli interrogativi rimasti
I due omicidi a cavallo tra il 2017 e il 2020 non possono essere letti, dunque, soltanto come due fatti di sangue eccellenti. Sono anche il segnale di un riequilibrio interno alle famiglie tradizionali di Hamilton. IrpiMedia, nel raccontare gli assetti più recenti, aveva i Luppino-Violi come gli unici rimasti nel cuore storico del potere mafioso della città. Parliamo in questo caso di un’altra potente e storica dinastia nata dentro una genealogia chiaramente calabrese: Giacomo Luppino viene indicato tra i fondatori, nel 1962, della Camera di Controllo canadese, l’organismo che coordinava i locali di ’ndrangheta in Canada. Ma la storia successiva del gruppo racconta anche altro: i Luppino risultano da decenni collegati alla famiglia mafiosa di Buffalo, e i wiretap del caso Violi hanno mostrato come Domenico Violi fosse stato promosso nel 2017 a “underboss” della famiglia americana, in un passaggio che segnala plasticamente quanto il confine tra matrice ’ndranghetista e sfera di Cosa nostra nordamericana si sia progressivamente assottigliato. (g.curcio@corrierecal.it)
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