Sanità vibonese al bivio, la fine del commissariamento e l’inizio di una nuova (e delicata) fase
Dopo 18 mesi, l’Asp prova a voltare pagina tra proteste, criticità irrisolte e le incognite che attendono la nuova gestione. All’orizzonte il nuovo ospedale

VIBO VALENTIA Il 30 settembre 2024 con un decreto su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi l’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia veniva sciolta per infiltrazioni mafiose. L’ennesimo terremoto nell’Asp vibonese, già commissariata e “accorpata” con Catanzaro sotto la guida del generale Battistini. A lui, nei giorni successivi al decreto, succede la triade formata da Vittorio Piscitelli (poi sostituito da Gianfranco Tomao), Gandolfo Miserendino e Gianluca Orlando. Da allora, la gestione della salute pubblica è passata nelle mani dello Stato, chiamato a un duplice, titanico sforzo: bonificare le zone d’ombra amministrative e, contemporaneamente, dare risposte a un territorio stremato da carenze croniche, strutture fatiscenti ed episodi tragici che alimentano uno sconforto ormai trasformatosi in rabbia. Dopo 18 mesi, la triade commissariale ha annunciato la fine del mandato convocando nei prossimi giorni una conferenza stampa in cui traccerà il bilancio di un periodo complesso e dando, di conseguenza, il via a una nuova e delicata fase per la sanità vibonese.
L’azione preventiva sulla legalità
Un periodo di gestione commissariale segnato dalle gravi criticità strutturali della sanità vibonese e da episodi drammatici. Ma, soprattutto, una fase in cui l’Azienda si è impegnata ad intervenire sulla legalità e sulla prevenzione dalle infiltrazioni mafiose, principale compito a cui era chiamata ad attemperare. D’altronde, le rivelazioni emerse dall’inchiesta Maestrale Carthago avevano delineato un quadro inquietante, con l’Azienda diventata negli anni «terreno di occupazione criminale» anche dopo lo scioglimento già avvenuto nel 2010.
Un anno e mezzo “complesso”: i momenti di crisi
Tuttavia, se la ‘bonifica‘ amministrativa ha seguito il suo corso tra delibere e protocolli, la realtà corsia dopo corsia racconta un’altra storia. Perché il ripristino della legalità, per quanto necessario, non ha ancora colmato le enormi criticità della sanità vibonese, che in questi 18 mesi ha vissuto vari momenti di crisi. Come lo scalpore causato dalla “fuga” ravvicinata di medici, stremati dalle condizioni di lavoro da “trincea”, come le dimissioni dell’urologo Alberto Ventrice a Tropea e quelle del primario di ginecologia dello Jazzolino Vincenzo Mangialavori. Queste ultime arrivate poco dopo il tragico caso di Martina Piserà, la donna di 32 anni morta insieme al bimbo che portava in grembo. Solo uno degli episodi che ha messo a nudo le fragilità una gestione che si è ritrovata spesso impotente di fronte all’emergenza e a problemi atavici, acuiti dall’assenza di programmazione degli ultimi anni.

Reparti e ospedali in crisi
Ed è proprio la mancanza di programmazione l’accusa principale arrivata dalla Conferenza dei sindaci, mai come in questo periodo attiva sul fronte sanità. Cinque commissari in cinque anni con l’ultimo discusso cambio tra Vittorio Piscitelli e Gianfranco Tomao nella scorsa estate che ha alimentato le proteste tra i primi cittadini. Dai sindaci anche un documento approvato all’unanimità sulle principali criticità della sanità vibonese per quella che avevano definito “vertenza Vibo”: reparti chiave in sofferenza e a rischio chiusura, la carenza cronica di anestesisti, medici introvabili e ospedali di “periferia” in piena crisi. Come Serra San Bruno e Tropea, motivo per cui le associazioni sono sul piede di guerra ormai da mesi e continuano la protesta ad oltranza: il comitato San Bruno con una raccolta firme per il nosocomio di Serra, il comitato Costa degli Dei con un corteo già convocato per il prossimo 28 aprile in difesa del presidio di Tropea, l’Osservatorio civico Città Attiva per lo Jazzolino. Quello tra le associazioni e la triade commissariale è un rapporto andato sempre più deteriorandosi, fino a confluire in denunce e minacce di querele, segno di una evidente insofferenza dei cittadini che – chi arriverà dopo i commissari – dovrà gestire, provando a ricucire lo “strappo” con la cittadinanza.
Programmazione e Nuovo Ospedale
Ma chi subentrerà avrà anche l’onere di guidare l’Asp in una nuova fase, che necessita di interventi coraggiosi e di una “rivoluzione” in grado di restituire la fiducia ai cittadini nella sanità vibonese, mai così bassa negli ultimi. Una sfida che passa inevitabilmente dallo sblocco definitivo del cantiere del Nuovo Ospedale. Un’opera attesa da decenni che, secondo le ultime rassicurazioni del governatore Roberto Occhiuto – in visita sul cantiere pochi giorni fa -, dovrebbe vedere una svolta concreta entro la fine dell’anno, ma che rischia di rimanere una ‘scatola vuota’ se alla bonifica della legalità non seguirà, finalmente, il ritorno dei medici e dei servizi nelle corsie. Il senso di questa sfida impossibile è racchiuso nelle parole amare del commissario uscente Gianfranco Tomao, in una delle “animate” Conferenze dei sindaci: «Sono qui da tre mesi ma ho visto cose allucinanti che non vengono fatte da 30 anni». Una dichiarazione che pesa come un macigno e che fotografa, meglio di qualunque dato, l’abisso in cui sprofonda da decenni la sanità vibonese. (ma.ru.)
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