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Il verdetto

Lamezia, tutto ribaltato in Appello: assolti gli imputati del presunto clan Greco

La Terza sezione penale di Catanzaro riforma integralmente la sentenza di primo grado e assolve gli imputati con la formula «perché il fatto non sussiste»

Pubblicato il: 08/04/2026 – 18:38
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Lamezia, tutto ribaltato in Appello: assolti gli imputati del presunto clan Greco

LAMEZIA TERME La Terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro, in totale riforma della sentenza emessa dal gup di Catanzaro, ha assolto tutti gli imputati dall’accusa di associazione mafiosa legata a un gruppo ritenuto radicato a Lamezia Terme e dedito, secondo l’impostazione accusatoria originaria, a reati contro il patrimonio, usura, detenzione di armi e spaccio di stupefacenti.
Secondo l’accusa, il clan Greco avrebbe operato nel quartiere San Teodoro, dove sarebbe stato attivo in danneggiamenti, estorsioni, usura e ricettazione. In primo grado era stato condannato a 8 anni di reclusione Sergio Ugo Roberto Greco, ritenuto dalla procura il capo, promotore e organizzatore del sodalizio mafioso. Condannato anche il figlio Cristian Greco, indicato dall’accusa come soggetto attivo nello spaccio di droga, nella detenzione di ordigni e munizioni e nell’esazione delle estorsioni.
La Corte d’Appello di Catanzaro ha però ribaltato completamente il verdetto di primo grado, assolvendo Sergio Ugo Roberto Greco con la formula più ampia, «perché il fatto non sussiste», dall’accusa di essere il capo e promotore dell’associazione mafiosa. La decisione, si legge nella nota, è arrivata in totale accoglimento delle argomentazioni difensive sostenute dagli avvocati Antonio Larussa e Lucio Canzoniere, del foro di Lamezia Terme. Assolto con la stessa formula anche Cristian Greco, condannato in primo grado a 6 anni di reclusione e accusato di avere avuto un ruolo attivo nelle estorsioni e nello spaccio. Anche in questo caso, viene evidenziato il totale accoglimento delle deduzioni difensive dell’avvocato Antonio Larussa. Assolto infine anche P.L., collaboratore di giustizia, pure lui condannato in primo grado per il reato di associazione mafiosa. (Gi.Cu.)

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