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LA RICOSTRUZIONE

Curva Inter e ’ndrangheta, la parabola di Marco Ferdico: da ultrà a «pusher di riferimento» degli Emanuele-Idà a Milano

La storia del 41enne di Vimercate, già coinvolto nell’inchiesta «Doppia Curva» e nel filone sull’omicidio di Vittorio Boiocchi

Pubblicato il: 08/04/2026 – 16:22
di Giorgio Curcio
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Curva Inter e ’ndrangheta, la parabola di Marco Ferdico: da ultrà a «pusher di riferimento» degli Emanuele-Idà a Milano

VIBO VALENTIA Il mondo degli ultrà milanesi, la ‘ndrangheta calabrese e il traffico di droga tornano a intrecciarsi nella nuova inchiesta della Distrettuale antimafia di Catanzaro, l’operazione che ha portato all’arresto di 55 persone. A riemergere è il nome di Marco Ferdico, ex ultrà dell’Inter in Curva Nord, già coinvolto nell’inchiesta “Doppia Curva” ma, soprattutto, nell’indagine della Dda milanese che avrebbe fatto luce sul cold case legato all’omicidio di Vittorio Boiocchi, storico capo del tifo nerazzurro, ucciso il 29 ottobre 2022 sotto casa, nel quartiere Figino, periferia ovest di Milano. Quello di Ferdico, in questa nuova inchiesta, non è un nome di secondo piano ma, per gli inquirenti, sarebbe un soggetto ben inserito nella filiera del traffico di droga del gruppo Emanuele-Idà, proiettata fino a Milano, un «pusher di riferimento» dell’organizzazione criminale nel Nord Italia.

Bellocco, Beretta e Ferdico

Il “crollo” della vecchia Curva Nord dell’Inter

Il nome di Marco Ferdico, dunque, torna di nuovo attuale. Il 41enne di Vimercate era nel direttivo della Curva Nord assieme ad Andrea Beretta, ora collaboratore di giustizia, e ad Antonio Bellocco, rampollo dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta, ucciso il 4 settembre 2024 proprio da Beretta. La Curva Nord interista è stata definita un «mero contesto materiale di copertura» per affari illeciti protetti da un rapporto di matrice mafiosa, con il coinvolgimento diretto della ‘ndrangheta attraverso il clan Bellocco. Lo ha scritto nero su bianco il gup Rossana Mongiardo nelle motivazioni del processo nato dall’inchiesta “Doppia Curva”, celebrato con rito abbreviato. Dalle risultanze istruttorie, spiegava la gup, è emerso che «la direzione del gruppo era riconducibile alle figure apicali di Antonio Bellocco, Andrea Beretta e Marco Ferdico, i quali perseguivano le proprie finalità di lucro attraverso lo sfruttamento sistematico delle attività riconducibili alla Curva, tra cui la vendita dei biglietti, il merchandising, la gestione delle iniziative celebrative e le raccolte di fondi».

Marco Ferdico

Le mani di Ferdico sul business della droga

Ma il business di Ferdico, come emerge dall’inchiesta della Dda del capoluogo calabrese, toccava evidentemente anche altri campi remunerativi. Quello di Ferdico è un nome ricorrente nell’ordinanza, legato ai reati-fine che attesterebbero la movimentazione, nell’interesse del gruppo, di ingentissimi quantitativi di stupefacente. All’ex ultrà dell’Inter vengono contestati tre capi di imputazione legati a cessioni di ingenti quantitativi di marijuana. La droga, secondo quanto emerso dalle indagini, parte dai canali calabresi, viene ritirata anche a Bologna, viaggia verso il Nord e trova a Milano il proprio terminale operativo, con Ferdico indicato come riferimento per lo smercio. «Dobbiamo andare a Bologna a prendercela… poi arriva Nino con il camion e se la carica e si sale a Milano e si vende là…». Questa è solo una parte di una serie di intercettazioni riportate dal gip nell’ordinanza. E ancora: «Sono mar. Ma spiegami una cosa, abbiamo 39+23 kg in mano non contando quelli del calciatore sennò erano 72 kg d’erba in mano il prodotto è ottimo», dove il riferimento al “calciatore”, secondo quanto emerso dall’inchiesta, è proprio a Marco Ferdico. In questo blocco Ferdico viene indicato in modo netto come «pusher di riferimento della organizzazione criminale a Milano», mentre Parisi è il fornitore della Locride e Grillo il corriere-custode in Brianza.

Il «fumo in garage»

E poi si parla di un altro carico, questa volta di 8 chili di hashish. «(…) l’altro giorno aveva 8 kg di fumo in garage… la mattina li ha venduti…». Secondo il gip, si legge nelle carte, dalle conversazioni tra Franco Idà e Marco Idà «emerge l’attività di spaccio riconducibile a Ferdico, identificato anche con il soprannome “il calciatore”», anche in questo caso, oltre a vari riferimenti alla fidanzata di Ferdico, considerata dal gruppo «una che parla troppo al telefono e che è solita raccontare tutto ai genitori» e perciò ritenuta pericolosa. Dalle intercettazioni riportate dal gip emerge, all’interno del gruppo criminale, una certa considerazione nei confronti di Ferdico, quasi un’ammirazione per la capacità di gestire i propri affari. «(…) utilizzava i soldi di “una” per coprire il debito “dell’altra”, ma che per rientrare rientra… Il problema che lavora anche con bianca e fumo… E secondo noi mischia i lavori i soldi li gira da una parte all’altra… Sicuramente compra altro…». L’ex capo ultrà nerazzurro, dunque, viene indicato come «un soggetto dedito allo spaccio di cocaina e hashish, che effettua continui investimenti nello stupefacente, riuscendo comunque a non indebitarsi».

Collocare la “lemon indoor” a Ferdico “Juventus”

Anche dove non compare come diretto destinatario della contestazione, il nome di Ferdico torna a galla. Accade quando gli inquirenti ricostruiscono una trattativa per 10 chili di marijuana in Lombardia e registrano un passaggio in cui Pietro Parisi invita a contattare pure “Juventus”, soprannome che gli investigatori attribuiscono proprio a Ferdico, come possibile canale per collocare la “lemon indoor”, una tipologia di marijuana ritenuta particolarmente competitiva perché poco presente sul mercato, all’interno del gruppo composto da Marco e Franco Idà, Filippo Mazzotta e Pietro Parisi. «(…) lemon indoor in giro nn ce n’è…», dice infatti Parisi in un’intercettazione. «Se parte il lavoro dell’erba comp è molto più bello… Perché con tre mila euro guadagnate mille… Li ci vogliono 35 mila per mille…», riferendosi alla maggiore remuneratività del commercio di marijuana rispetto a quello della cocaina, che richiede investimenti più alti. Con il nome di Marco Ferdico, nell’inchiesta “Jerakarni”, riaffiora ancora una volta un crocevia delicatissimo: quello tra il mondo del tifo organizzato già finito sotto la lente della magistratura milanese e il narcotraffico che dalle articolazioni della ‘ndrangheta calabrese punta ai grandi mercati del Nord. In questa ricostruzione Milano non è solo uno sfondo, ma il terminale di una rotta criminale ritenuta redditizia per le cosche, comprese quelle delle Preserre vibonesi. (g.curcio@corrierecal.it)

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