Nomine inadeguate, figuracce in tv e la bocciatura della Consulta. I 16 anni di un commissariamento disastroso
Le tappe della gestione straordinaria della sanità calabrese. Un fallimento sancito (anche) dalla Corte Costituzionale

CATANZARO Generali, prefetti e ingegneri, figure rispettabili ma del tutto inadeguate alla bisogna, e poi un mare di polemiche, anche figuracce su scala nazionale, e soprattutto la sostanziale inutilità dell’istituto, rivelatosi disastroso al punto da peggiorare una situazione già pesantemente compromessa e al punto che persino uno degli organi più autorevoli sul piano istituzionale, la Corte Costituzionale, l’ha aspramente censurato e bocciato. Questo è stato in 16 anni il commissariamento della sanità calabrese la cui fine è stata decisa ieri dal governo. Partito ufficialmente nel luglio del 2010 quando l’allora governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi nominò commissario il neo governatore del tempo Peppe Scopelliti – il commissariamento della sanità calabrese alla fine si è rivelato un fallimento, anzitutto di “visione”, fondato anche su un larvato pregiudizio nei confronti della nostra regione, perché evidentemente lo Stato ha inteso la Calabria solo e soltanto come la classica regione “canaglia” e l’emergenza della sanità in Calabria come un’emergenza solo criminale, contabile e burocratica, puntando quindi su “sceriffi” sicuramente bravi sul piano del contrasto al malaffare ma del tutto inadeguati sul piano prettamente sanitario.
Perché il commissariamento
Teoricamente, il commissariamento doveva servire a rimettere ordine nel disordine gestionale e contabile, a migliorare la qualità delle prestazioni negli ospedali pubblici della Calabria, a porre un freno al pagamento delle doppie e delle triple fatture e all’insinuarsi della ‘ndrangheta e della corruzione, nemmeno tanto nascoste nelle pieghe delle aziende calabresi. Teoricamente, appunto, perché in realtà, a parte gli ultimi quattro anni, il tempo è passato senza inversioni di tendenza, anzi addirittura con un peggioramento di tutti gli indicatori, e con una mobilità passiva che ha finito con il galoppare drenando mediamente oltre 250 milioni dalle tasche dei calabresi. A disporre e/o perpetuare il commissariamento – va precisato – governi di tutti i colori politici, con una certa prevalenza del centrosinistra.

Le tappe
Il commissariamento della sanità calabrese da parte del governo nazionale è una lunga e controversa storia, che prende le mosse nel 2009, quando emerge in tutta la sua gravità lo stato di profondissima crisi del settore, schiacciato dai debiti, quantificati in via approssimativa nell’ordine di 1,6 miliardi di euro, dai buchi di bilancio delle aziende sanitarie, dagli sprechi, dalla bassa qualità delle prestazioni (in tanti si ricordano le drammatiche morti in corsia nell’annus horribilis del 2007), e anche dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. L’allora presidente della Giunta regionale, Agazio Loiero (Margherita e poi Pd), minacciando le dimissioni davanti all’allora premier Berlusconi riesce tenacemente e orogogliosamente ad evitare il commissariamento da parte del governo nazionale, che tuttavia impone alla Calabria l’adozione di un piano di rientro da “lacrime e sangue”, fatto di pesanti tagli alle strutture ospedaliere e alle incontrollate voci di spesa. Il commissariamento però scatterà con il successore di Loiero alla guida della Regione, Scopelliti (Pdl), nominato commissario ad acta dal governo nazionale il 30 luglio del 2010, con l’affiancamento di due sub commissari, tra cui un generale della Guardia di Finanza, Luciano Pezzi, che a sua volta diventerà commissario nel settembre 2014 dopo le dimissioni da governatore dello stesso Scopelliti. Tra i primi atti che Scopelliti aveva attuato quale commissario della sanità calabrese, la chiusura e la riconversione di oltre una quindicina di ospedali, ritenuti insicuri e inutilmente costosi.
Sulle montagne russe con Scura e Cotticelli
Dopo Scopelliti si aprirà la fase dei commissari che non sono presidenti di Regione: nel 2015 il governo nazionale a trazione centrosinistra nomina come commissario ad acta della sanità calabrese l’ingegnere Massimo Scura, di area Pd, che tuttavia entrerà subito in conflitto con il governatore dell’epoca, Mario Oliverio, anch’egli democrat (i due nella foto in alto). Dopo Scura, comunque molto apprezzato per il suo impegno e la sua tigna, sarà la volta del generale dei carabinieri Saverio Cotticelli, nominato dal primo governo di Giuseppe Conte, quello a trazione M5S-Lega (ma la sua nomina è in quota pentastellata) a dicembre 2018. Sono i mesi in cui l’allora ministro della Sanità Giulia Grillo, del Movimento 5 Stelle, concepisce e vara il “Decreto Calabria” che di fatto potenzia la figura e i poteri del commissario di designazione governativa. La gestione Cotticelli, che si avvarrà comunque del rapporto di leale collaborazione della presidente della Regione Jole Santelli, intreccia la fase dell’emergenza Covid-19, alla quale miracolosamente la sanità calabrese “resiste” anche per un’esplosione più contenuta dei contagi rispetto al Nord del Paese e per alcune stringenti misure adottate dalla governatrice, che purtroppo sarebbe scomparsa di lì a poco. La parentesi di Cotticelli però si conclude, piuttosto ingloriosamente, nell’autunno del 2020, all’indomani di una balbettante intervista televisiva nella quale il generale ammette di non aver compreso che tra le sue competenze rientrava anche la stesura del piano anti Covid della Regione Calabria (nella foto qui sotto). E Cotticelli in un’altra imbarazzante intervista lancerà persino il sospetto di essere stato “drogato”…

Il “balletto” romano e l’arrivo di Longo
Si apre forse il momento più buio perché dopo le dimissioni di Cotticelli si assisterà a un incredibile “balletto” sulla figura del suo successore, con una lunga serie di nomi “bruciati” tra rinunce o rifiuti, un “balletto” che andrà avanti per settimane, fino a fine novembre 2020, quando il secondo governo Conte, quello a guida M5S-Pd, nomina commissario il prefetto Guido Longo. Nel frattempo, il governo a fine 2020 vara una seconda versione del “Decreto Calabria”, che rafforza ancora di più l’istituto del commissariamento, nonostante lo strumento si sia già ampiamente rivelato fallimentare, non avendo risolto i problemi della sanità calabrese, vale a dire livelli essenziali di assistenza sotto la media nazionale, disordine e confusione gestionale e amministrativa, un debito commerciale “monstre” e continui disavanzi di bilancio.
La censura della Corte costituzionale
Su tutto questo contesto si abbatterà poi a fine luglio 2021 una sentenza della Corte Costituzionale che censura, sia pure parzialmente, alcune norme che presiedono il commissariamento della sanità calabrese. «…Il potere sostitutivo dello Stato, tuttavia, deve essere “utile” e quindi si giustifica solo se garantisce effettivamente le esigenze unitarie della Repubblica invece compromesse dalla Regione. Si “rischia altrimenti di produrre, a causa dell’impotenza cui si destina il commissario, un effetto moltiplicatore di diseguaglianze e privazioni in una Regione che già sconta condizioni di sanità diseguale…», scrive la Consulta, impietosamente. Un’altra tegola per la sanità calabrese, che non riesce a scrollarsi di dosso nessuna delle emergenze vecchie e nuove: anche la guida del prefetto Longo infatti si caratterizza per scarsa incisività, condizionata anche dal confusionario sostegno della Regione guidata dal reggente Nino Spirlì. Male anche la gestione del Covid-19, con una serie di ritardi nello start della campagna vaccinale e con la mancata spesa di consistenti risorse provenienti dal governo nazionale.

La nomina di Occhiuto
Ma i tempi sono maturi per una “virata”, che arriva a novembre 2021 quando il Consiglio dei ministri nomina come commissario il neoeletto presidente della Regione Roberto Occhiuto, e lo nomina su sua richiesta: è il governo di unità nazionale, quello di Mario Draghi. Un mese dopo il suo insediamento alla guida della Cittadella, Occhiuto dunque si accolla il peso di una sanità a brandelli: anche lui sperimenterà le difficoltà dell’interlocuzione con il livello ministeriale e con il suo approccio quasi esclusivamente e ottusamente tecnico e burocratico, e gli intoppi e gli inghippi romani, come quelli che bloccheranno l’arrivo in Calabria del sub commissario Maurizio Bortoletti, alto ufficiale dei carabinieri famoso per aver evitato il crac dell’Asl di Salerno sommersa da un debito mostruoso, mai insediatosi per una questione tutta interna all’Arma. Alla fine Occhiuto riuscirà a ricomporre la filiera della struttura commissariale con i sub Ernesto Esposito e Iole Fantozzi e inizierà a scavare nelle macerie, portando a casa diversi risultati. Come la ricognizione del debito sanitario, la normalizzazione della contabilità, l’avanzamento sui Lea. La fine del commissariamento sembra prendere quota con il passare dei mesi, anche perché a Roma c’è un governo “amico, quello di Giorgia Meloni, che infatti a settembre a Lamezia (nella foto sopra), nella campagna elettorale per l’Occhiuto bis, annuncia l’avvio dell’iter per far uscire la Calabria dalla gabbia dell’inutile commissariamento. È il via libera politico decisivo, concretizzato ieri dal Consiglio dei ministri. (redazione@corrierecal.it)
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato