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la verità (provvisoria)

Matacena e la madre, la maxi-perizia esclude il duplice omicidio

Niente tracce di sostanze tossiche nei corpi. L’indagine prosegue ma cambia lo scenario accusatorio

Pubblicato il: 11/04/2026 – 13:03
di Paola Suraci
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Matacena e la madre, la maxi-perizia esclude il duplice omicidio

REGGIO CALABRIA Due morti, due perizie, trecentosessanta pagine ciascuna. Alla fine, la risposta che la Procura di Reggio Calabria attendeva da quasi diciotto mesi è arrivata: Amedeo Matacena e sua madre Raffaella De Carolis sono morti per cause naturali. Nessun veleno, nessuna sostanza tossica rilevata, nessuna mano dell’uomo. Almeno sulla carta. La maxi-perizia disposta dai magistrati reggini e depositata in questi giorni nell’aprile del 2026 chiude — o prova a chiudere — il capitolo più oscuro di una vicenda che aveva alimentato per anni l’ipotesi di un duplice omicidio: l’armatore reggino ed ex parlamentare di Forza Italia morto a Dubai il 16 settembre 2022, il giorno dopo il suo cinquantanovesimo compleanno, mentre era latitante per sfuggire ad una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, e sua madre ex Miss Italia del 1962, deceduta nella stessa città tre mesi prima, il 18 giugno. Due morti ravvicinate, in terra straniera, con una sola indagata: Maria Pia Tropepi, ultima moglie di Matacena, sposata con rito islamico negli Emirati, accusata di averli uccisi entrambi per mettere le mani sul patrimonio di famiglia: conti esteri, società offshore, beni in parte dissequestrati.

La riesumazione e i dubbi sull’identità

Dopo la prima autopsia eseguita a Dubai erano emersi dubbi persino sull’identità del cadavere, dettaglio che in un giallo internazionale di questo tipo non fa che aggiungere inquietudine alla vicenda. La procura reggina e la pm reggina Sara Parezzan, che è la titolare del fascicolo, avevano chiesto la riesumazione. Entrambi i corpi erano stati trasferiti a Roma, presso l’Istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza, dove un team di esperti, nominati dalla Procura, ha eseguito gli esami autoptici. Il primo ottobre 2024 è iniziata l’autopsia. L’incarico era stato affidato al professor Aniello Maiese, specialista in medicina legale, al professor Alberto Salomone, chimico, e alla dottoressa Maria Chiara David, esperta in tossicologia forense. Il termine inizialmente previsto era di novanta giorni. Ne sono trascorsi quasi diciotto mesi. Durante le indagini infatti c’è stato anche da sciogliere il nodo dell’identità dei resti di Matacena e così nell’aprile del 2025 gli esami autoptici richiesti dalla Procura reggina ed effettuati dai carabinieri del Ris di Messina hanno posto fine ai dubbi. A confermare l’identità dei resti è stata la comparazione del Dna tra Amedeo Matacena e quello del figlio Amedeo Gennaro Raniero, avuto con la presentatrice Alessandra Canale.

Avv. Corrado Politi

«La cosa che mi ha lasciato particolarmente impressionato è il processo di decomposizione della salma. Praticamente dalle foto si intravede una salma irriconoscibile», ha riferito l’avvocato Corrado Politi al Corriere della Calabria, che nell’ambito dell’inchiesta assiste Augusta De Carolis, sorella di Raffaella. «Poter dire che quella salma, che quel corpo appartenga a Matacena Amedeo non era facile, anzi lì per lì era da escludere», aggiunge il legale, che attribuisce lo stato avanzato di decomposizione al lungo periodo trascorso in cella frigorifera: «Probabilmente è stato tenuto nella cella frigorifera per oltre un anno. Nel momento in cui è stato tirato fuori dalla cella frigorifera, è messo nel cofano e probabilmente il processo di decomposizione è cresciuto con una repentinità impressionante, per questo i periti hanno richiesto la comparazione del Dna».

Cosa dicono i periti

«La morte di Matacena, – dice l’avvocato Politi – scrivono i tre esperti, appare verosimilmente insorta nel contesto di un quadro infettivo-infiammatorio sistemico, presumibilmente a origine renale, complicato da uno stato di ipercoagulabilità con sviluppo di microtrombosi multiorgano — rene, milza, fegato — in un soggetto già affetto da cardiomiopatia dilatativa con segni di sofferenza miocardica cronica. Un’infezione grave, probabilmente partita dai reni, aveva trovato un corpo già compromesso da una malattia cardiaca cronica. Il sangue aveva cominciato a coagularsi in modo anomalo. Il cuore, già debole, non ha retto»
«Per quanto riguarda la madre, Raffaella De Carolis, i periti hanno concluso – spiega l’avvocato Politi – che la causa del decesso è riconducibile a una pancreatite, alla quale si è successivamente associata un’infezione da Covid-19 che ne ha aggravato le condizioni cliniche, seguita poi da un’ulteriore infezione che ha condotto al decesso. Dall’ispezione cadaverica, e anche dalla visione delle immagini della consulenza tecnica, emerge inoltre che, durante le procedure di verifica — come lo scollamento cranico effettuato per accertare l’eventuale presenza di traumi da corpi contundenti — non è stato riscontrato alcun segno in tal senso. Si tratta dunque di una morte riconducibile a una pluralità di concause patologiche, come indicato nelle conclusioni finali dei periti».

L’indagine resta aperta

«L’indagine è ancora in corso e gli atti rimangono segretati», conclude l’avvocato Corrado Politi. La perizia è un tassello importante, ma non necessariamente l’ultimo. L’inchiesta reggina su una delle vicende giudiziarie più intricate degli ultimi anni è ancora lontana dalla parola fine. (redazione@corrierecal.it)

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