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Paure e strategie criminali

’Ndrangheta, la notte inquieta degli Emanuele-Idà: a letto dopo le 3, caserme sotto controllo e il piano di fuga tra gli ulivi

Quando il timore del blitz diventa un’ossessione. Controlli notturni davanti ai presidi delle forze dell’ordine e piani improvvisati per scappare in caso di arresto. Tutto inutile

Pubblicato il: 11/04/2026 – 18:36
di Giorgio Curcio
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’Ndrangheta, la notte inquieta degli Emanuele-Idà: a letto dopo le 3, caserme sotto controllo e il piano di fuga tra gli ulivi

VIBO VALENTIA «Comunque, prima che andiamo a coricarci andiamo a vedere… non la Dda, passiamo là fuori… vediamo se c’è movimento…». La paura di essere arrestati può trasformarsi in un’ossessione? In alcuni casi sì. È quanto emerge, ad esempio, dall’inchiesta “Jerakarni” della Distrettuale antimafia di Catanzaro contro la ‘ndrina Emanuele-Idà delle Preserre vibonesi.
Ad attirare l’attenzione degli inquirenti è stata, in particolare, una conversazione captata all’interno dell’abitazione adibita a covo criminale degli Emanuele. I protagonisti sono Antonio Campisi, Filippo Mazzotta, Michele e Marco Idà e Domenico Zannino. Su un punto erano tutti d’accordo i presenti: darsi alla fuga in caso di blitz e, nel frattempo, tenere d’occhio le caserme di Carabinieri e Polizia nel circondario. E per qualche giorno, effettivamente, proprio Zannino e Michele Idà ci stavano riuscendo, prima di costituirsi nel carcere di Catanzaro. (QUI LA NOTIZIA)

Il chiodo fisso della Polizia

Sarebbe stato proprio Michele Idà a fornire ai sodali “l’input” al controllo delle caserme, invitandoli a dare un’occhiata prima di andare a dormire. «(…) un’altra volta?» è stata la replica di Mazzotta che, secondo gli inquirenti, lascia ampiamente intuire come «il controllo dei vari presidi di Polizia fosse diventato un chiodo fisso». Il dialogo, poi, si sarebbe spostato sull’altro tema anticipato ovvero il piano di fuga in caso di blitz. Mazzotta e Zannino ammettono con una certa amarezza che, in ragione delle caratteristiche delle rispettive abitazioni, darsela a gambe in caso sarebbe stato impossibile.

La fuga tra gli ulivi

«(…) se dovessi scendere… di buttarmi dal balcone di dietro per rompermi qualche gamba… mi butto…». Una prospettiva poco realistica, dunque, ma non per Marco Idà. Lui, invece, avrebbe potuto dileguarsi e far perdere le proprie tracce facilmente tra gli uliveti adiacenti alla sua abitazione. O almeno ne erano convinti i suoi sodali: «Tu puoi scappare di là» gli dice Zannino a cui fa eco Michele Idà: «Davvero guarda che è facile sai…» e insiste quasi come a voler convincere Marco Idà: «Mordi e fuggi ulivi, ulivi… se vorresti (volessi ndr) tu lo sai dove saresti arrivato… a piedi!».

«Prima delle 3 non prendo sonno»

Poi il ritorno “all’ossessione” per i possibili blitz delle forze dell’ordine e, in questo frangente, Marco Idà, dialogando con i sodali, avrebbe mostrato una certa conoscenza del tema e delle procedure che sarebbero state utilizzate in caso di operazioni. «(…) e se non prima vengono le tre… non prendo sonno», affermando quindi di stare sveglio almeno fino alle 3 di notte per essere certo che nessun poliziotto o carabiniere venisse a bussargli alla porta. «(…) entrano si prendono il caffè e poi lo attaccano…» gli fa eco Michele Idà mentre, a chiudere il dialogo, è Zannino a spiegargli che forse prima di tutto era meglio aggiustare il cancello esterno. «Un cancello sai che ci vuole… duecentocinquanta euro per i due braccetti… glielo monti che ha solo i braccetti… e le saldature…».
I progetti e i piani dei sodali degli Emanuele-Idà sono naufragati all’alba di qualche giorno fa, proprio durante l’ultimo blitz condotto dagli agenti della Squadra mobile di Vibo. (g.curcio@corrierecal.it)

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