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Pool di eccellenza e nuove tecnologie: così la Dda di Catanzaro ha acceso i fari sui “cold case” di ‘ndrangheta

Il procuratore Curcio: «Nessun fatto impunito, a maggior ragione se riguarda una vittima innocente, sarà mai sottratto alla nostra attenzione investigativa»

Pubblicato il: 16/04/2026 – 8:11
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Pool di eccellenza e nuove tecnologie: così la Dda di Catanzaro ha acceso i fari sui “cold case” di ‘ndrangheta

CATANZARO Sui “cold case” di ’ndrangheta, fatti di sangue rimasti ancora impuniti, la Dda di Catanzaro ha attivato una precisa “strategia” investigativa. A riferirlo il procuratore di Catanzaro, Salvatore Curcio, commentando l’operazione che ha portato all’esecuzione di 15 misure cautelari e alla ricostruzione della cruenta “guerra” tra ’ndrine nelle Preserre Vibonesi e soprattutto del contesto nel quale è maturato, 13 anni fa, l’omicidio del giovane Filippo Ceravolo, vittima innocente di mafia, forse il “cold case” più noto nella recente storia criminale della Calabria.

Le parole di Curcio

«L’operazione – ha detto Curcio – è stata il frutto di un lavoro paziente, sviluppato nel tempo, che ha consentito di arrivare a questo risultato e di eseguire una misura cautelare in carcere che rappresenta la cima di un monte che è stato difficile scalare ma che abbiamo affrontato con pazienza, in silenzio e senza mai mollare la presa. E noi continuiamo a lavorare. Per quanto riguarda la famiglia Ceravolo – ha evidenziato il procuratore capo della Dda di Catanzaro – io credo che non esista disgrazia peggiore per un essere umano che sopravvivere a un figlio, e perderlo in queste circostanze, senza essere in grado di darsi una spiegazione su quanto accaduto. È un dolore ulteriore, un peso che rischia di condurre alla disperazione più profonda. Ho ricevuto qualche mese fa la visita del signor Ceravolo: ero già a conoscenza di determinati elementi che non potevo evidentemente rendere noti. Tuttavia, l’ho sollecitato ad avere fiducia nella giustizia, pur con tutti i limiti del sistema. Posso però assicurare – ha sostenuto Curcio – che nessuno resta indietro: nessun fatto impunito, a maggior ragione se riguarda una vittima innocente di mafia, sarà mai sottratto alla nostra attenzione investigativa». Curcio ha quindi illustrato quello che la Dda di Catanzaro ha messo in campo sul piano inquirente: «Stiamo riprendendo anche fascicoli, se vogliamo, dimenticati, oltremodo risalenti nel tempo, attraverso l’ausilio di un organismo investigativo di eccellenza, per cercare di riattualizzarli. Anche alla luce delle conoscenze attuali, di tipo investigativo, come il sopravvenire di nuovi collaboratori di giustizia o nuove fonti di prova, ma anche alla luce del progresso tecnologico e scientifico, stiamo andando a riprendere molti “cold case“, vecchi fascicoli di mafia, perché purtroppo in questa terra l’omicidio non è un fatto episodico, ma ha segnato profondamente la storia criminale di questa nostra terra». (c. a.)

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