«Questa notizia mi rincuora», Sacchetti dopo il sequestro delle 143 opere false
Il direttore dell’Accademia commenta sul Corriere l’inchiesta sulla mostra truffa e il coinvolgimento di tre cittadini belgi

REGGIO CALABRIA 143 opere sequestrate, tre cittadini belgi nel registro degli indagati e un danno da 50mila euro per l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. La mostra “Pop to Street Art: Influences”, che aveva portato in città i presunti capolavori di Andy Warhol, Keith Haring e Banksy, era una truffa.
A stabilirlo, anche con metodo scientifico, i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, nel corso di un’articolata indagine diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Il sequestro probatorio ha riguardato 133 opere falsamente attribuite ad Andy Warhol e Keith Haring. Successivamente, su delega della stessa Procura, sono stati sequestrati ulteriori 10 esemplari con evidenti caratteristiche di contraffazione, attribuiti a Banksy, rinvenuti a Liegi, in Belgio, nell’ambito della procedura di assistenza giudiziaria avviata con le autorità belghe. Contestualmente sono state rinvenute altre 11 opere per le quali sono in corso accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria belga, poiché presentano i medesimi elementi di contraffazione riscontrati nelle opere confluite nel procedimento penale incardinato presso la Procura di Reggio Calabria.
La Mostra sospesa e l’inchiesta Cariatide
Le 143 opere sequestrate erano state esposte alla mostra “Pop to Street Art: Influences”, che doveva restare aperta dal 20 luglio 2024 al 5 gennaio 2025 nei luoghi della cultura del centro cittadino reggino: l’Accademia di Belle Arti, la Casa della Cultura “P. Crupi”e il Museo nazionale ma a novembre 2024 e’ stata subito sospesa . L’Accademia di Belle Arti aveva infatti tempestivamente sospeso la mostra in via cautelare prima della chiusura definitiva, segno che i dubbi sull’autenticità delle opere erano emersi nel corso dell’evento stesso, dopo la maxi inchiesta partita dalla Procura di Pisa ‘Cariatide‘, che ha visto indagate 38 persone per i reati di concorso in ricettazione, falsificazione e commercializzazione di beni d’arte. L’inchiesta ha portato al sequestro di oltre 2.100 opere di arte contemporanea che, se immesse sul mercato, avrebbero comportato un danno economico superiore ai 200 milioni di euro.
Le opere — pitture, grafiche e alcune sculture — erano state concesse in prestito come beni autentici da una società belga all’Accademia di Belle Arti reggina, ente organizzatore dell’evento, a fronte di un corrispettivo di 50mila euro. Il contratto prevedeva anche la possibilità di ricavare ulteriori guadagni dagli incassi della biglietteria e dalla vendita di oggettistica promozionale. Gli approfondimenti eseguiti dal Nucleo TPC di Cosenza hanno permesso di stabilire, anche con metodo scientifico, l’assoluta falsità delle opere sequestrate, la cui contraffazione appare nella maggior parte dei casi addirittura grossolana.
Le indagini
Le recenti perquisizioni condotte all’estero, nei confronti di tre cittadini belgi e delle tre società a loro riconducibili, hanno consentito di acquisire ulteriori elementi probatori utili a delineare il quadro accusatorio a carico di due di loro – immediatamente indagati dopo il sequestro eseguito a Reggio Calabria, di cui uno titolare della società che aveva concesso in prestito le opere – e di appurare il coinvolgimento di una terza persona, sempre di nazionalità belga. L’indagine ha permesso di disvelare l’esistenza di un complesso sistema criminale specializzato nella produzione seriale di falsi riconducibili ai principali esponenti della Pop Art internazionale, con lo scopo di organizzare mostre ed eventi espositivi in tutta Europa, Italia compresa, traendone profitto e ingannando il pubblico sull’autenticità delle opere.
Le parole del direttore Sacchetti
Il direttore dell’Accademia di Belle Arti, Piero Sacchetti, raggiunto telefonicamente dal Corriere della Calabria, ha dichiarato di non essere ancora stato informato ufficialmente: «Io ancora non sono stato informato dalla procura, le dico la verità. Noi non abbiamo ricevuto niente né dai carabinieri né dalla procura su questo caso, tanto che avevamo chiesto informazioni tempo fa, ma non abbiamo ricevuto».
Sacchetti ha poi ammesso di aver quasi perso le speranze: «Ormai era passato un anno. Non ci hanno mai comunicato niente. In questo tempo ci sono state tantissime mostre fatte proprio su questo, anche da parte dello stesso curatore in altri posti, e non è mai successo nulla di particolare. Avevamo perso ogni speranza, le dico la verità». E alla notizia del sequestro ha aggiunto: «Questo un po’ mi rincuora».
Sul fronte dei danni economici, il direttore ha precisato che la tutela legale è affidata all’avvocatura dello Stato: «Abbiamo l’avvocatura di Stato per quanto riguarda queste problematiche, quindi è l’avvocatura che si occupa di questo caso». (redazione@corrierecal.it)
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