Cosenza, finale di stagione ad alta tensione dentro e fuori dal campo: società a un bivio
Dopo il Consiglio comunale di martedì scorso, il presidente Guarascio è chiamato a decidere. Al momento tutto tace, mentre la squadra si avvicina ai playoff

COSENZA Da una parte il campo, con una squadra che si avvicina al rush finale del campionato prima dei playoff. Dall’altra, una realtà cittadina sempre più distante rispetto a un club ormai isolato dal proprio contesto.
Il Consiglio comunale aperto di martedì scorso ha segnato un passaggio tutt’altro che secondario. La possibilità, se ci saranno le condizioni tecniche e legali, di non concedere al Cosenza calcio il nulla osta per l’utilizzo dello San Vito-Marulla nella prossima stagione – e persino di revocare la convenzione per la concessione dell’impianto – ha prodotto un’eco forte, inevitabilmente arrivata anche ai vertici societari. Vertici che, ancora una volta, hanno scelto la via del silenzio, trincerandosi in una posizione ormai abituale.
Il finale di stagione si preannuncia dunque caldo su entrambi i fronti. Da un lato la squadra, chiamata a ritrovare compattezza e risultati in un clima tutt’altro che semplice, con l’obiettivo di riconquistare quel terzo posto che renderebbe meno accidentato il cammino nei playoff. Dall’altro la società, alle prese con una situazione sempre più delicata e con un’attesa che in città si protrae da tempo: quella di un possibile passaggio di proprietà, che l’intera tifoseria si augura possa arrivare entro la fine della stagione sportiva.
Il contesto indurrebbe chiunque a fare un passo indietro. Eppure, guardando al passato, il presidente Eugenio Guarascio ha già dimostrato di andare avanti per la propria strada anche nei momenti di maggiore pressione, senza accogliere le richieste provenienti dalla piazza o dalle istituzioni. Ma stavolta la domanda è inevitabile: prenderà atto dell’esito del Consiglio comunale e del sentimento della città, oppure sceglierà ancora una volta la linea dello scontro, arrivando a un possibile braccio di ferro legale con l’amministrazione comunale? Una risposta che, al momento, resta sospesa e che pesa quanto – se non più – delle questioni di campo.
Una linea che, nel tempo, ha contribuito a rendere il club sempre più solo. Lo raccontano le uscite di dirigenti di spessore professione e umano – da Giuseppe Ursino a Fabio Lupo fino a fino a Salvatore Gualtieri – e lo racconta soprattutto il distacco di un’intera provincia, mai come in questa stagione così lontana dalla propria squadra.
Lo stadio vuoto non è più un’eccezione, ma una consuetudine che pesa e che rende difficile persino immaginare un futuro diverso nel breve periodo.
In questo scenario, chi non ha responsabilità dirette ma ne paga inevitabilmente le conseguenze è la squadra. Domenica sera, contro il Trapani, scenderà in campo ancora una volta in un ambiente surreale, con spalti che raccontano più di tante parole. Eppure l’obiettivo resta chiaro: vincere e riprendersi una posizione di classifica che può fare la differenza. Il campo, almeno per novanta minuti, resta l’unico spazio in cui tutto dipende davvero da ciò che accade sul prato. Intorno, invece, le incognite restano tante. E il tempo, ormai, stringe per tutti. (f.v.)
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