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La sanità territoriale: dalla riforma alla responsabilità

Il sistema cambia volto, ma serve rafforzare organizzazione e personale per garantire continuità delle cure

Pubblicato il: 28/04/2026 – 9:43
di Candida Tucci*
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La sanità territoriale: dalla riforma alla responsabilità

C’è una riforma che per anni è rimasta sospesa tra annunci e attese e che oggi, finalmente, può misurarsi con la realtà. È la riorganizzazione della sanità territoriale, ridisegnata dal Decreto Ministeriale 77/2022 nell’ambito della Missione Salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e rilanciata con determinazione dal ministro Orazio Schillaci. Non si tratta semplicemente di un intervento organizzativo. È un cambio di prospettiva: spostare il baricentro della sanità dall’ospedale al territorio, avvicinando i servizi ai cittadini e rendendoli più accessibili, continui, umani. Le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità, il rafforzamento dell’assistenza domiciliare rappresentano l’architettura di questo nuovo modello. Ma ogni architettura, per reggere, ha bisogno di fondamenta solide. E le fondamenta sono, prima di tutto, le persone e l’organizzazione. Il medico di medicina generale resta il primo presidio del sistema. Il suo ruolo, costruito nel tempo su un rapporto diretto e fiduciario con il paziente, non può essere indebolito. Può e deve, però, evolvere: uscire dall’isolamento professionale, integrarsi stabilmente nei percorsi territoriali, partecipare a un sistema che non sia più fatto di singole prestazioni, ma di presa in carico complessiva. La riforma, tuttavia, non si esaurisce nella norma. Come già previsto dal Decreto Legislativo 502/1992, è nei territori che si gioca la partita decisiva. Le Regioni hanno oggi una responsabilità piena: trasformare un disegno normativo in servizi concreti, accessibili, funzionanti. In questo quadro emerge con forza una necessità che non è più rinviabile: l’integrazione reale tra sanità e assistenza. In Calabria, questo tema si confronta con un impianto normativo regionale che, a partire dalla DGR 503/2019, sta mostrando criticità diffuse sui territori. Frammentazione dei servizi, difficoltà attuative, incertezze nei modelli organizzativi e nelle coperture economiche stanno producendo un sistema che fatica a rispondere in modo uniforme ai bisogni delle persone. Eppure, proprio la riforma della sanità territoriale rende evidente quanto questa integrazione sia essenziale. Non può esistere una presa in carico efficace dei pazienti cronici, degli anziani o delle persone non autosufficienti senza un collegamento strutturato tra prestazioni sanitarie e servizi socio-assistenziali. Allo stesso modo, il rapporto tra pubblico e privato accreditato va collocato dentro questa logica di integrazione. In realtà come la Calabria, dove la presenza del privato accreditato è già rilevante, la questione non è aumentare l’offerta, ma qualificarla. Il punto è costruire un sistema in cui ogni componente operi in modo coerente e coordinato, superando definitivamente logiche parallele e frammentate. Il rischio, altrimenti, è evidente: strutture nuove, ma modelli organizzativi vecchi. La sfida della sanità territoriale non è più rinviabile. Non riguarda solo l’efficienza del sistema, ma la qualità della vita delle persone, in particolare dei più fragili. Oggi gli strumenti normativi ci sono. Le risorse, almeno in parte, anche. Ciò che serve è la capacità di tradurre tutto questo in un sistema realmente funzionante. È questo il vero passaggio: dalla riforma alla responsabilità.

*Presidente Filiera Salute Confapi Calabria

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