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la tragedia

Naufragio di Cutro, il consulente della Procura in aula: «C’erano le condizioni per far scattare l’operazione di ricerca e soccorso»

Durante l’udienza l’ammiraglio Salvatore Carannante: «Quando c’è una situazione d’emergenza perché aspettare l’altra nave per uscire?»

Pubblicato il: 28/04/2026 – 18:54
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Naufragio di Cutro, il consulente della Procura in aula: «C’erano le condizioni per far scattare l’operazione di ricerca e soccorso»

CROTONE Le condizioni per far scattare l’operazione di ricerca e soccorso (Sar) la notte del naufragio del caicco Summer Love a Cutro c’erano tutte. E’ quanto è stato ribadito nel corso dell’udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi, in cui sono imputati sei militari tra Guardia di finanza e Capitaneria di porto per naufragio e omicidio colposo. A sostenerlo è stato l’ammiraglio Salvatore Carannante, consulente tecnico della Procura, nel controesame rispondendo alle domande del presidente del tribunale Alfonso Scibona, delle parti civili e delle difese. Carannante ha chiarito che «non è mai stata presa in considerazione l’operazione Sar perché era stata dichiarata un’operazione di law enforcement, sulla scorta di un’ipotesi di evento di immigrazione clandestina». In questo scenario, è emersa una mancanza di coordinamento tra i corpi dello Stato, con la Guardia di finanza che non ha allertato la Capitaneria e viceversa.

La deposizione

Il consulente ha sottolineato che «le motovedette della Guardia costiera potevano essere chiamate dalla Finanza per collaborazione. La CP 326 di Roccella, che aveva mare favorevole, sarebbe arrivata per tempo». Riguardo ai malfunzionamenti di bordo, l’ammiraglio ha spiegato che «quella sera non funzionava la termocamera dei radar; non sappiamo da quando fosse fuori uso. Quando c’è un’affidabilità bassa, il radar rimanda alla termocamera per la verifica del bersaglio: se non funziona, non posso effettuare la verifica. Se l’operatore radar avesse saputo fare il suo mestiere, avrebbe potuto valutare anche i segnali bassi guardando la termocamera che, però, non funzionava. Quindi si è fatto tutto alla buona». Carannante ha inoltre contestato la rigida aderenza alla prassi della navigazione “di conserva” adottata dalla Finanza: «Quando c’è una situazione di emergenza, anche se non conosco le condizioni del mare, perché devo aspettare l’altra nave per uscire? Vero, loro non hanno chiamato né chiesto soccorso, ma fare una chiamata cosa mi costa? Chiedo se hanno difficoltà. Se la barca non mi risponde, posso pensare che anche la radio non funzioni. Allora mi preoccupo e avviso le navi che circolano in zona». (Ansa)

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