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‘Ndrangheta a Vibo, la «trappola» e il cruento omicidio di Lo Giudice e Soriano. Ma per i giudici non c’era premeditazione

In Appello inflitti 30 anni per Saverio Razionale e Giuseppe Antonio Accorinti. Le dichiarazioni dei pentiti: «Soriano torturato per giorni e ucciso»

Pubblicato il: 02/05/2026 – 16:38
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‘Ndrangheta a Vibo, la «trappola» e il cruento omicidio di Lo Giudice e Soriano. Ma per i giudici non c’era premeditazione

VIBO VALENTIA Il 6 agosto 1996 nei pressi di Filandari viene ritrovata un’auto bruciata: al suo interno il corpo carbonizzato di un uomo e i segni di fori di proiettile sulla vettura. L’autopsia confermerà: la vittima, Antonio Lo Giudice, era stata uccisa da colpi di arma da fuoco. È l’inizio delle indagini che porteranno alla scoperta di uno dei più cruenti fatti di sangue della storia criminale vibonese: il duplice omicidio di Lo Giudice e Roberto Soriano, quest’ultimo «torturato e ucciso» e il corpo distrutto da un mezzo agricolo. Ci sono voluti oltre 20 anni per arrivare ad una prima verità giudiziaria, confermata dalla Corte d’Appello lo scorso ottobre: 30 anni di carcere per Saverio Razionale e Giuseppe Antonio Accorinti, con pena “riformulata” dall’ergastolo comminato in primo grado. A cadere è stata l’aggravante della premeditazione, con le motivazioni depositate dalla Corte nei giorni scorsi.

Le dichiarazioni dei pentiti

Come per il duplice omicidio Cracolici-Furlano, indispensabili per il quadro accusatorio sono state le dichiarazioni dei pentiti. La prima quella di Angiolino Servello, già emersa nel 2005 ma «non sufficiente» per procedere ad un’accusa, seguita da quelle di Andrea Mantella, Bartolomeo Arena, Emanuele Mancuso e Raffaele Moscato che hanno rappresentato una svolta nelle indagini. Per comprendere il movente dell’omicidio bisogna “scavare” nella storia criminale vibonese, in particolare alla «caddara» il gruppo di fuoco legato ai Mancuso di cui avrebbero fatto parte anche Saverio Razionale e Giuseppe Antonio Accorinti. In seguito, però, sarebbero nati attriti portando ai reciproci tentati agguati: uno di questi nei confronti di Saverio Razionale di cui – secondo la ricostruzione dei pentiti – sarebbe stato responsabile Roberto Soriano e per questo preso di mira da Accorinti e Razionale.

La «trappola» per Soriano

Soriano e Lo Giudice sarebbero caduti in una «trappola», una volta essersi recati da Accorinti per risolvere una questione legata da un’auto rubata. Quest’ultimo avrebbe invece subito avvisato Saverio Razionale per mettere in atto l’agguato. A raccontarlo è Andrea Mantella, che lo avrebbe saputo direttamente dagli interessati. Una volta arrivati «Lo Giudice era stato invitato ad allontanarsi poiché l’obiettivo dell’agguato era lo stesso Soriano». Una proposta a cui si sarebbe opposto, motivo per cui sarebbe stato ucciso. Soriano invece «veniva catturato, legato e sospeso a un verricello all’interno di una masseria di proprietà di Accorinti, dove rimaneva in vita per due tre giorni, torturato e mutilato con una tenaglia utilizzata per tagliare le unghie delle vacche al fine di costringerlo a confessare la propria responsabilità in merito al tentato omicidio di Saverio Razionale». Una volta confessato il corpo sarebbe stato distrutto tramite un mezzo agricolo, come successivamente aggiunto anche dal collaboratore di giustizia Bartolomeo Arena.

Per i giudici d’appello credibili le dichiarazioni dei pentiti

Oltre alle dichiarazioni, nel quadro probatorio rientra anche un’intercettazione tra Salvatore e Rocco Ascone che, commentando un articolo del Corriere della Calabria, avrebbero ripercorso i dettagli dell’omicidio di lupara bianca di Roberto Soriano. Per i giudici d’appello reggono tutte le dichiarazioni dei collaboratori a carico di Razionale e Accorinti, nonostante le imprecisioni ritenute naturali anche a causa del tanto tempo trascorso dal duplice omicidio. La Corte ha rigettato anche le “incongruenze” proposte dalla difesa: tra queste il fatto che Soriano e Lo Giudice non si potessero presentare da Accorinti dati gli attriti già esistenti. A questo i giudici contrappongono diverse motivazioni: la prima relativa al fatto che i rapporti, pur in presenza di dissidi, «erano comunque fluidi e intervallati da periodi in cui vi erano interessi comuni da spartire». Inoltre, Soriano «si reca dall’Accorinti per accompagnare un “uomo d’onore” di Piscopo (Lo Giudice, ndr)», un dettaglio che avrebbe garantito tranquillità alla vittima, oltre al fatto che lo stesso non poteva sapere della vicinanza in quel periodo tra Razionale e Accorinti.

Cade l’aggravante della premeditazione

La Corte, tuttavia, ha riformulato la pena dall’ergastolo ai 30 anni di carcere, escludendo l’aggravante della premeditazione. Per quanto riguarda Lo Giudice, secondo le dichiarazioni dei collaboratori a lui sarebbe stata data la possibilità di andare via, «circostanza che cozza con evidenza con la premeditazione dell’uccisione». Per Soriano invece non ci sono elementi a sufficienza per stabilire il tempo trascorso tra l’incontro e l’omicidio, né per stabilire che vi fosse la pianificazione di una tortura e per quanto, né quando sia intervenuto realmente il proposito omicidiario. Per questo la Corte ha escluso l’aggravante della premeditazione. (ma.ru.)

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