Dall’abbraccio ai colpi bassi, la campagna di Reggio si infiamma
Comizi, repliche e contro-narrazioni accendono la corsa al Comune e il confronto si trasforma in battaglia politica

REGGIO CALABRIA Doveva essere una campagna elettorale diversa. Lo aveva suggerito il gesto iniziale tra i due candidati, Francesco Cannizzaro che passa dalla segreteria politica di Mimmo Battaglia per salutarlo, tra abbracci e parole di rispetto. Ma nel giro di poche settimane, la corsa al Comune di Reggio Calabria ha già cambiato registro, passando dalla correttezza formale a uno scontro politico sempre più esplicito. E ad animarlo sono solo due dei quattro candidati a sindaco.
Due piazze, due impostazioni
A Piazza De Nava, il candidato del centrodestra Francesco Cannizzaro ha aperto la campagna con un comizio partecipato e fortemente identitario. Accanto a lui il presidente della Regione Roberto Occhiuto, a rafforzare l’idea di un asse istituzionale. Cannizzaro ha insistito sulla discontinuità e sul coinvolgimento emotivo, arrivando anche a invocare la Madonna della Consolazione. Pochi giorni dopo, nel quartiere Arghillà, ha lanciato un messaggio più politico: voti “puliti” e rifiuto di qualsiasi ambiguità, con un chiaro riferimento al tema della legalità. A distanza di una settimana, a Piazza Duomo, Mimmo Battaglia ha scelto un tono diverso. Il suo comizio è stato centrato sui risultati amministrativi: bilancio, partecipate, progetti in corso. Più continuità che rottura. Non sono mancate però le stoccate: critiche indirette all’uso della religione in campagna elettorale e una risposta allo slogan avversario — “Adesso Reggio” — trasformato in “Per noi è sempre Reggio”. Da lì, il primo scambio a distanza, amplificato sui social.
Poi sale sul palco Giuseppe Falcomatà. E il registro cambia di colpo.
Presenta Battaglia come “un gentiluomo” a cui affidare un patto con la città lungo dodici anni, ma subito dopo sposta il discorso sullo scontro. Cannizzaro diventa “candidato di centrodestra, anzi di destra”. Parte l’ironia — sulle sue ricostruzioni del passato — e poi l’attacco politico. Falcomatà respinge l’idea che i dodici anni di governo siano “fuffa” e li traduce in immagini concrete: creditori pagati, servizi riattivati, partecipate rimesse in piedi. Sul tema della legalità ribalta il ragionamento: dire di non volere i voti della ’ndrangheta è ovvio, la differenza sta in ciò che si fa. E rivendica di aver messo il Comune al riparo dalle infiltrazioni. L’affondo continua sulle liste del centrodestra: dentro — sostiene — ci sono pezzi della vecchia stagione politica e anche volti usciti dal centrosinistra. Altro che discontinuità. E poi la stoccata finale: Cannizzaro si dimetta da parlamentare subito, perché Reggio “non è un piano B”.
Interviene anche Nicola Irto, segretario regionale del Pd e senatore. Poche parole, ma mirate: se dall’altra parte ci sono candidati che fino a ieri governavano con il centrosinistra, dov’è l’alternativa? Il bersaglio non è lo slogan, è la credibilità.
Da Sempre Reggio e Sempre Peggio
Ma Francesco Cannizzaro replica immediatamente e su Instagram ecco che posta un video. per replicare all’attacco sull’emendamento “fuffa” (come ha detto Falcomatà) che porta il suo nome: “Hanno anche il coraggio di dire, direttamente dalla città, da piazza Duomo, mentre stanno facendo comizi insieme a tutta la struttura del Partito democratico, che le circoscrizioni le hanno volute loro. Ma chi le ha volute davvero? Le ha volute il centrodestra. Le ha volute e ottenute il centrodestra attraverso un emendamento, il mio, che interviene su una norma dello Stato ripristinando le circoscrizioni. Cari amiche e amici di Reggio, giovani e meno giovani, se volete realmente cambiare la città dovete, anche alle circoscrizioni, votare per questo simbolo. Chi vota per questo simbolo vota contestualmente per Cannizzaro e per tutto il centrodestra. Se volete veramente dare un futuro a questa città, votare centrodestra con questo simbolo significa votare Cannizzaro e il centrodestra”. Ed ancora arriva da parte di Cannizzaro anche la risposta allo slogan del centrosinistra che diventa immediatamente contro-narrazione, con “Sempre Reggio” trasformato in “Sempre peggio”. Un segnale chiaro: la campagna si gioca ormai anche — e soprattutto — sulla rapidità della replica e sulla capacità di ribaltare i messaggi in tempo reale. L’abbraccio iniziale tra i candidati resta, per ora, un’immagine. La campagna, nel frattempo, è già diventata altro. (redazione@corrierecal.it)
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