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L’insediamento

Reggio Calabria, Campagna nuovo presidente del Tribunale: «Non servono promesse, ma fatti»

Il magistrato reggino, emozionato all’insediamento, richiama efficienza, lavoro di squadra e ruolo centrale del cittadino nel sistema giustizia

Pubblicato il: 05/05/2026 – 17:44
di Paola Suraci
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Reggio Calabria, Campagna nuovo presidente del Tribunale: «Non servono promesse, ma fatti»

REGGIO CALABRIA Lo chiamano Pino. Non “presidente”, non “dottor Campagna”. Pino. Ed è forse in questo dettaglio — piccolo, umano, inevitabile — che si misura meglio di qualunque discorso ufficiale il senso della cerimonia di insediamento di Giuseppe Campagna alla guida del Tribunale di Reggio Calabria. Nell’aula 13 del Palazzo CE.DIR, la più grande a disposizione dell’ufficio giudiziario, c’è qualcosa che va oltre il protocollo. C’è un’emozione autentica, quella che si respira quando si celebra insieme non solo una carriera ma anche un’amicizia, una storia condivisa, un pezzo di città. Nato a Reggio Calabria il 22 novembre 1963, magistrato di settima valutazione di professionalità, Campagna ha costruito tutta la sua carriera nel distretto reggino: dal Tribunale di Locri, dove ha iniziato nel 1997, fino al ritorno definitivo a Reggio nel 2004, con la parentesi da presidente di sezione civile fino al 2023. Oggi raccoglie il testimone più importante: la presidenza del Tribunale della sua città.

Arena apre la cerimonia: “Un collega, prima ancora che un successore”

È la presidente uscente Maria Grazia Arena ad aprire ufficialmente la cerimonia, e lo fa con parole che mescolano la stima istituzionale al ricordo personale. Arena, che ha guidato il Tribunale con grande equilibrio e autorevolezza affrontando con pragmatismo le criticità che si sono via via presentate, non consegna semplicemente le chiavi di un ufficio: descrive un collega che ha conosciuto nel tempo, di cui ha osservato la crescita professionale e umana. Nella sala si intuisce che tra i due esiste qualcosa di più di un rapporto gerarchico — c’è rispetto vero, coltivato negli anni. Campagna stesso, poche settimane prima dell’insediamento, aveva affidato al Corriere della Calabria questo debito di gratitudine: «Devo molto alla presidente Arena — aveva detto — perché mi ha insegnato tanto in questi anni. Spero di ereditare tante sue buone qualità».

Borrelli: “Un territorio sconosciuto, e Pino era lì”

Tocca poi al procuratore capo Borrelli, e il suo intervento è tra i più attesi. Il magistrato sceglie di cominciare non dalle competenze, ma da un ricordo: quando è arrivato a Reggio Calabria, in un territorio che non conosceva, in cerca di qualche riferimento umano, ha trovato Pino Campagna. «È stato una delle persone che più hanno favorito il mio arrivo», ha detto, con una semplicità che vale più di mille attestazioni formali. Ma Borrelli sa anche essere preciso nelle valutazioni professionali. «Mi sono confrontato con vari colleghi — ha dichiarato — e non ho sentito una voce dissonante rispetto alle grandi aspettative che si nutrono nei suoi confronti». Poi una riflessione onesta, quasi un avvertimento affettuoso: succedere a chi ha fatto bene è più difficile che arrivare dove tutto era da ricostruire. «È molto più semplice arrivare dove ci sono situazioni disastrate — ha osservato — che non in situazioni dove si parte da un livello che occorre mantenere e, in qualche maniera, anche arricchire con nuove esperienze e nuove idee».

Infantino, Chiravalloti, Gerardis: tutti parlano dell’uomo

Uno dopo l’altro, i relatori si succedono al microfono: Rosario Infantino, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria; la presidente della Corte d’Appello Caterina Chiravalloti; il sindaco facente funzioni Mimmo Battaglia; il magistrato Luciano Gerardis. Ognuno porta la propria voce, ma tutti — nessuno escluso — convergono sullo stesso ritratto. Non è il curriculum di Campagna a dominare i discorsi. È la sua capacità di ascolto, la disponibilità al dialogo, il tratto umano che non si è mai perso dietro i gradi in toga. Si ricordano momenti di condivisione che risalgono ai tempi degli studi, quando il sogno della magistratura era ancora qualcosa da costruire. Si ricorda la passione per il calcio, quella capace di attraversare gli anni e le distanze. In sala c’è chi lo conosce da decenni, e si vede.

Campagna: “Non amo le promesse. Rispondo con i fatti”

Quando prende la parola, il magistrato Giuseppe Campagna è visibilmente emozionato. Lo dice lui stesso, e non c’è bisogno di dirglielo: «Penso che lo capiate anche voi». Poi nomina ad uno ad uno i magistrati che lo hanno accompagnato fin qui, e li ringrazia, però entra nel merito con una chiarezza che rivela il metodo con cui intende governare l’ufficio.
Il punto di partenza è la legittimità che viene dalle radici: «Sono reggino autentico — dice — e la possibilità di presiedere il mio Tribunale per me è un motivo di orgoglio». Ma non si ferma all’identità. L’emozione si traduce subito in responsabilità, e la responsabilità in priorità concrete. La prima è l’efficienza: «Il problema che i cittadini avvertono è che si sa quando si entra in Tribunale, ma non quanto si esce. Dobbiamo tutti un po’ de-burocratizzarci». La seconda è il riavvicinamento tra giustizia e cittadini, che Campagna legge come una necessità quasi morale: «Non possiamo tollerare forme alternative di giustizia. Ma per convincere i cittadini a venire in Tribunale dobbiamo sforzarci di dare risposte rapide e certe». «Dobbiamo riavvicinare il cittadino, che è il protagonista principale del servizio giustizia», dice. La risposta alla disaffezione non può essere retorica: deve essere pratica, quotidiana, fatta di tempi certi e di un Tribunale percepito come luogo accessibile. Sul fronte della criminalità organizzata, il neo presidente non usa giri di parole: «Non si può consentire alla criminalità organizzata di risolvere qualsiasi tipo di conflitto a discapito del Tribunale». La giustizia civile, in questo quadro, non è meno importante di quella penale: è il presidio che impedisce ai singoli di rivolgersi ad altri soggetti per la tutela dei propri diritti.

“Il Tribunale non è di Campagna, è di tutti”

Nel suo discorso programmatico, Campagna tocca anche il tema del metodo di governo: il lavoro di squadra è per lui un principio irrinunciabile. «Da soli non si va da nessuna parte», dice. «Bisogna collaborare in maniera coordinata, unendo competenze, risorse ed energie diverse per il raggiungimento di un obiettivo comune». E poi, con una frase che vale come dichiarazione di stile: «Il Tribunale non è di Campagna, come non lo era di Arena. È di tutti noi, e soprattutto dei cittadini».
Parole di rispetto anche per il personale amministrativo, spesso dimenticato nei discorsi pubblici: «Svolgete un lavoro straordinario e insostituibile, spesso in condizioni precarie e con sacrifici personali e familiari notevoli. A tutti voi la mia personale gratitudine».

Un mazzo di fiori per chi lascia, e per chi resta

C’è anche il tempo, nella cerimonia, per fermarsi e guardare indietro. Maria Grazia Arena, presidente uscente che lascia l’incarico per raggiunti limiti di età, riceve un mazzo di fiori a nome di tutti i presenti — un gesto semplice, carico di affetto, che restituisce il peso di anni di lavoro in un territorio non facile. La presidente della Corte d’Appello Chiravalloti annuncia però che il saluto ufficiale ad Arena avrà un momento dedicato nei prossimi giorni: questa mattina c’è spazio per l’emozione, ma il congedo istituzionale è ancora da celebrare come si deve.

L’aula troppo piccola, come un promemoria

L’aula 13 è la più grande che il Tribunale abbia a disposizione, eppure a malapena è bastata. «Abbiamo dovuto fare salti mortali per consentire a più persone possibili di essere qui presenti», dice Campagna ai microfoni dei giornalisti. Un dettaglio apparentemente logistico che fotografa però un problema strutturale noto e irrisolto: le sedi del Tribunale di Reggio sono inadeguate, e il nuovo presidente lo certifica già nel giorno del suo insediamento. La questione del nuovo palazzo di giustizia resta aperta, sullo sfondo di tutto il resto. Alla fine, quando i saluti si moltiplicano e la sala si scioglie lentamente, Pino Campagna stringe mani, risponde a sorrisi, scambia parole con chi lo conosce da sempre. È ancora emozionato. Ma è soprattutto a casa. (redazione@corrierecal.it)

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